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Giò Stajano, la prima transessuale d’Italia (e non solo)

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7 minuti di lettura

Il Novecento è stato uno dei secoli più complessi e pieni di trasformazioni della storia dell’umanità. Pochi personaggi hanno saputo incarnarne il fascino, le tante anime le rivoluzioni, ma tra queste c’è sicuramente Giò Stajano, contessa, simbolo della dolce vita, nipote di Achille Starace, prima in Italia a dichiararsi omosessuale, prima a cambiare sesso. Chi era?

Giò Stajano: un’infanzia in camicia nera

A Giò Stajano piaceva dire di essere nata due volte. La prima è stata l’11 dicembre del 1931, in un paesino di neppure seimila anime, in Puglia: Sannicola. Al neonato venne affibbiato il nome di “Conte Gioacchino Stajano Starace Briganti di Panico”. Il padre era nobile (Conte Riccardo Stajano Briganti di Panico, Giò ne erediterà il titolo), al contrario della madre (Fanny Starace) che, tuttavia, si poteva fregiare di un titolo allora ben più importante, quello di unica figlia femmina di Achille Starace, diventato segretario del PNF proprio un giorno dopo essere diventato nonno.

L'intervista/ "Quella volta che scandalizzai Andreotti...". Giò Stajano,  antesignano dei trans di oggi, ad Affari - Affaritaliani.it

Questa parentela gli consentì anche di incontrare Mussolini a Villa Borghese, ma la visita finì con un episodio clamoroso: il piccolo Giò, un po’ per l’emozione e un po’ perché aveva beffa e scandalo nel sangue, urinò addosso al duce. E, mentre alle finestre del palazzo giungeva soffocato il canto dei coetanei «…Una maschia gioventù/con romana volontà…», Giò diventava sempre più diverso dagli altri bambini. I suoi modi femminei insospettirono i genitori che, pensando di poter “rimediare” in tempo, lo spedirono a Frascati, al collegio dei gesuiti.

La dolce vita

Nel frattempo cadde il fascismo, i genitori si separarono, il nonno, celebre per aver abolito la stretta di mano e il lei, fu fucilato e Giò, dopo qualche anno, terminò gli studi liceali. Il rigore gesuita non aveva “rimediato” proprio a un bel nulla, e Giò era oramai risaputamente omosessuale (cosa all’epoca più che tollerata, soprattutto nell’alta società, sopportata di mala voglia). Si trasferì quindi a Firenze per frequentare l’accademia di Belle Arti, passando infine alla facoltà di architettura de La Sapienza, a Roma.

Giò Stajano
Il bagno di Giò Stajano (a destra) nella Barcaccia

25enne, espose i suoi quadri ed entrò nel jet set della dolce vita romana. Pubblicò tre libri, subito sequestrati dalle autorità, incentrati sulla vita sessuale (e omosessuale) dell’alta società capitolina: Roma Capovolta, Meglio l’uovo oggi e Roma erotica. Nacque così lo “scandalo Stajano”, che portò sulle prime pagine dei giornaletti scandalistici le cronache più scottanti del bel mondo romano.

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Tra i tentativi di suicidio e le notti passate nei club di Via Veneto, un episodio è forse il più emblematico: il bagno che Giò Stajano fece nella fontana della Barcaccia, cui si ispirò Fellini per la tanto celebre scena de La dolce vita.

Giò Stajano e le inchieste giudiziarie

E proprio ne La dolce vita Stajano interpreterà un piccolo ruolo, che gli aprirà le porte verso una ricca filmografia. Un anno dopo in Italia scoppiò lo scandalo dei “balletti verdi”, in poche parole grandissimi party a tema sessuale, ritrovo di omosessuali più o meno celebri. Neanche a dirlo, fu aperta un’inchiesta (favoreggiata dall’MSI, dalla DC e dal PCI, che all’epoca considerava l’omosessualità un vizio borghese) e, neanche a dirlo, Stajano fu interrogato.

Scena del film "La dolce vita" - Regia Federico Fellini, 1960 - Piano medio di Gioacchino Stajano e Leontine van Strein, seduti. Lui applaude sorridente. Lei, tiene in mano un bicchiere mezzo pieno, e appoggia il gomito sul ginocchio.
Giò Stajano ne “La dolce vita”

Di tutta risposta, si presentò al commissariato vestito come una vedova a lutto, con tanto di gomitolo di lana per sferruzzare durante l’interrogatorio. Poi, altri guai con la giustizia nel 1975 per “pubblicazioni oscene”, in quanto direttore di una rivista pornografica omosessuale.

La transizione

La “seconda nascita” fu nel 1982, a 52 anni, quando Giò Stajano partì per Casablanca, dove si sottopose a un’operazione di riattribuzione chirurgica del genere sessuale (diventò cioè biologicamente donna).

giò stajano
Giò Stajano dopo la transizione insieme a Giulio Andreotti

Nonostante l’età, continuò ad esibirsi, anche in giornaletti pornografici, nel suo nuovo corpo. Da sempre attiva per i diritti omosessuali, Giò Stajano non aderì mai pienamente alle battaglie delle associazioni gay e, proprio perché non si era mai fatta mancare nulla, negli ultimi anni si convertì al cattolicesimo.

Gli ultimi anni di Giò Stajano

È caratteristica comune delle persone che vissero ardentemente la propria gioventù quella di passare gli ultimi anni in una spenta pace, forse vivendo già altrove con lo spirito. Da D’Annunzio a Casanova passando per Marinetti, anche Giò Stajano fu tra loro.

giò stajano

Divenne suora laica di un piccolo monastero del Piemonte (a Vische). Finì i suoi giorni nella Puglia dove era nata, in una casa di riposo, morendo il 26 Luglio 2011. Di lei, apripista, ci rimane il solco che ha tracciato, con coraggio e la giusta dose di scandalo, nella società. Un solco che va di giorno in giorno allargandosi grazie alle battaglie di tanti altri che continuano la sua opera, rivoluzionando la nostra società e il nostro Paese. Un solco che apre le porte all’inclusione degli emarginati, dei discriminati, degli ultimi.

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Fonti
Stajano, Vaira, Pubblici scandali e private virtù, Manni editore, 2007
Giò Stajano, La mia vita scandalosa, Sperling&Kaupfer, 1992

Andrea Potossi

Classe 2004 ma non fatevi ingannare: il mio più grande difetto (e pregio) è quello di essere vecchio dentro. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

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