Il «Clisbee», il prezioso violino di Stradivari

Difficile negarlo, la città di Cremona rappresenta un unicum nel suo genere. Da secoli custode dell’arte della liuteria cremonese di tutti i tempi, il Museo del Violino è un’eccellenza museale da non perdere, soprattutto per la sua preziosa collezione di strumenti musicali. Tra questi, il violino Antonio Stradivari 1669 «Clisbee» è uno dei pezzi più preziosi della collezione.  

Tutto comincia nel 1893 quando Giovanni Battista Cerani dona al comune di Cremona diversi strumenti musicali e modelli di proprietà di liutai cremonesi, fra cui Antonio Stradivari. Dopo anni di spostamenti e di restauri del Palazzo dell’Arte, l’intera collezione viene trasferita nel nuovo Museo del Violino inaugurato ufficialmente il 14 settembre 2013, ad un anno dall’iscrizione della Liuteria tradizionale cremonese all’interno del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

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Il «Clisbee» è uno dei primi violini costruiti dal maestro cremonese, realizzato negli stessi anni in cui Antonio Stradivari sposa Francesca Ferraboschi e si trasferisce nella casa del Pescaroli, nella Parrocchia di Sant’Agata, ancora oggi esistente.

Le caratteristiche del «Clisbee» di Stradivari

La cassa del «Clisbee» è stretta, il bordo e le punte trasmettono leggerezza, segno dell’evidente influsso di Nicolò Amati, di cui, secondo la tradizione, il liutaio fu allievo, pur mettendo già in evidenza i tratti di una forte personalità. Come per altri strumenti risalenti allo stesso periodo, il legno utilizzato non è dei più pregiati, si tratta di un acero di provenienza locale, riccio a marezzatura media irregolare e discontinua, in due pezzi incollati a spina di pesce con apice in alto. Tale strumento, rivestito da una vernice bruna-dorata, è testimone dell’evoluzione stilistica di Stradivari, dal piccolo formato alle grandi dimensioni del Settecento. La cassa armonica più ampia e i fori armonici più distanti fra loro trasmettono una maggiore forza e robustezza.

Clisbee

 Il «Clisbee» deve il suo nome a Mrs. Clisbee, allieva di Andreas Moser, secondo violino del quartetto Joachim, che lo acquistò nel 1899. Dopo alcuni passaggi di proprietà, sul finire del secolo scorso il violino entrò far parte della collezione dei coniugi Evelyn ed Herbert Axelrod, che lo donarono alla città di Cremona nel 2003.

Una delle ultime volte in cui lo strumento è tornato “in vita” risale a circa due anni fa, quando il Museo del Violino invitò la giovanissima musicista Clarissa Bevilacqua ad esibirsi in un’emozionante performance a porte chiuse, nella suggestione dell’Auditorium Giovanni Arvedi.


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Valentina Cognini
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