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Il day after di «Potere al Popolo», secondo Viola Carofalo

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7 minuti di lettura

Il giorno dopo le elezioni, all’ExOpg – Je’ so pazzo di Materdei, centro operativo di Potere a Popolo ubicato nel cuore pulsante di Napoli, si respira un clima sereno. Gli attivisti impegnati nella campagna elettorale si sono concessi una giornata di meritato riposo, dopo i fragorosi festeggiamenti romani, testimoniati anche da un collegamento in diretta durante la “maratona Mentana” su La7, ma le attività che hanno reso l’ex ospedale Giudiziario un punto di riferimento importante nella lotta per l’inclusione non conoscono tregua.

Così, mentre alcuni immigrati consumano il pranzo nel chiostro, altri sono in attesa di rivolgersi alla Camera Popolare del Lavoro. Non si può prescindere dalla profonda conoscenza di questo luogo e del clima che si respira all’interno di questa officina e centro propulsore del partito nato solo qualche mese fa, per comprenderne a pieno le idee e i programmi. La struttura mastodontica di Via Imbriani col graffito dello street artist Blu sulla facciata, è stata tante cose: prima un convento, poi un Ospedale Giuridico Giudiziario chiuso nel 2008, infine uno spazio restituito alla città da una serie di collettivi, mediante l’occupazione del 2015 e la partecipazione popolare.

Potere al Popolo
Fonte: Il Mattino

Oggi l’ex Opg rientra nella delibera 446 del giugno 2016 che regolamenta quegli spazi ritenuti capaci di generare capitale sociale, di promuovere comportamenti di cittadinanza attiva allo slogan di Dov’era prigione abbiamo fatto libertà. Le attività che si svolgono al suo interno sono le più variegate, dalle visite e attività di informazione e prevenzione dello sportello Medico Popolare, alla Camera popolare del Lavoro a supporto delle vertenze di lavoratori italiani e stranieri. Ci sono, inoltre, uno sportello di assistenza legale per immigrati, un doposcuola sociale, una palestra ed un teatro popolare.

Potere al Popolo nasce tra queste mura, restituite a nuova vita, nel dicembre del 2017. S’ispira apertamente al Partito laburista di Jeremy Corbyn, alla Francia di Jean-Luc Mèlenchon e agli spagnoli di Podemos. Tra i punti forti del programma, la cancellazione del Jobs Act, della legge Fornero e del 41 bis, cioè il carcere duro per i mafiosi.

Il programma elettorale

Nelle sue fila si rivendicano a gran voce la lotta di classe e le battaglie dei lavoratori di ogni specie, denunciando l’esclusione delle donne e dei giovani dalla leadership politica italiana. Non a caso, la portavoce scelta è giovane e donna e porta il nome di Viola Carofalo, nata a Napoli e laureata in Filosofia, con due dottorati: uno in Filosofia Moderna e Contemporanea, l’altro in Filosofia e Politica.

La pasionaria rossa che buca lo schermo, non nasconde di essere ancora poco soddisfatta per il risultato ottenuto, di poco oltre l’1%, che comunque di questi tempi accende una fiammella di speranza nella débâcle generalizzata della sinistra italiana. I ragazzi dell’Ex Opg ci sono ed hanno fame e Viola è pronta a giurare che questo è solo l’inizio.

Ciao Viola, raccontaci il vostro day after..

«Abbiamo riposato, eravamo stanchissimi, e non solo ubriachi, come ha scritto qualcuno (ride). Sono stati quattro mesi sfiancanti, complicati per noi tutti. Oggi stiamo analizzando i risultati, per fare un’analisi del voto e prepararci alla prossima Assemblea».

Il vostro è stato, tutto sommato, un buon risultato, considerando che la vostra discesa in campo è avvenuta da pochi mesi. L’esito del voto, però, racconta di risultati strabilianti per l’estrema destra. Come pensate, dati i tempi, di contrastare l’ondata xenofoba e di veicolare un messaggio di inclusione?

«Il nostro non è stato un risultato del tutto soddisfacente, ma non lo è stato in toto per la sinistra italiana. Penso a Liberi e Uguali, che forse, date le aspettative, è andato anche peggio di noi, ed ovviamente al PD. L’ondata europea a destra c’è, è innegabile, e lo hanno capito anche quelli del Movimento 5 stelle, che hanno totalmente cambiato la loro posizione sull’immigrazione.

Noi invece, rivendichiamo con forza la diversità delle nostre idee. Oggi riflettevo, ad esempio, sull’episodio di Firenze, (l’omicidio di Diene, ndr) e all’attenzione che è stata data dalla stampa e dai media alla protesta dei senegalesi, e non all’episodio in sé, l’ennesimo, dopo quello di Macerata».

Qual è la vostra ricetta per guarire la sinistra italiana?

«Della sinistra è rimasto veramente poco. Bisogna avere il coraggio di radere al suolo e ripartire dal basso, dai territori. C’è bisogno di tornare a parlare con la gente, di promuovere attività di base sul piano dei bisogni delle persone. Penso ad attività concrete per i lavoratori, alla lotta alla povertà. Ma è un processo lungo e difficile».

I punti di contatto col Movimento 5 stelle sono il reddito di cittadinanza, punto di forza della loro campagna elettorale, presente anche nel vostro programma, ed il fatto che non hai fatto mistero di voler replicare il loro percorso, che li ha portati a quadruplicare i voti nel giro di qualche anno. Esistono altri punti di contatto?

«No, assolutamente. Credo che i 5stelle siano responsabili di un’ondata di antipolitica. Se provi ad ascoltare le ragioni del voto, capisci che si tratta sostanzialmente di un voto di protesta, che non funziona sul piano programmatico, ma solo su quello numerico. Questo non serve ad un Paese che ha problemi reali, come la disoccupazione e la povertà».

Che clima respiri a Napoli, centro propulsore della vostra attività?

«Oggi ho chiamato il mio compagno per dirgli che sarei tornata a casa nel giro di qualche minuto. Invece, sono rientrata dopo un’ora. C’erano persone che mi fermavano ovunque. È un bel segnale».

 

Serena Guarino

Giurista di formazione, giornalista per vocazione.
Napoli è la mia città natale e la mia fonte d'ispirazione.
Per questo ne scrivo tanto e ne parlo spesso.

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