Ilaria Cucchi è il nostro personaggio del 2019

Fare un bilancio o una classifica di fine anno non è facile. Come Frammenti Rivista per salutare questo 2019 abbiamo cercato di mettere nero su bianco le nostre top ten in diverse categorie (mostre, film, serie tv, libri ecc). È qualche anno che lo facciamo, perché questo ci permette di riflettere in modo collettivo sull’anno appena passato, estrapolando alcune piccole meraviglie degne di essere raccontate. Non ci siamo fermati qui questa volta: ci siamo interrogati su quale fosse, a nostro parere, il personaggio dell’anno. Non è stato facile: tante sono le storie degne di essere ricordate, tanti i personaggi che con le loro battaglie hanno stimolato in noi reazioni. Non sempre condivise, ma degne di scaturire un dibattito dentro e fuori dalla nostra redazione. Senza girarci ancora intorno, il nostro nome per questo 2019 è Ilaria Cucchi. Perché ci ha insegnato qualcosa sull’Italia e su noi stessi. La nostra riflessione.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ilaria Cucchi è il nostro personaggio dell’anno 2019

Forte, determinata, implacabile. Sono solo alcune parole per definire Ilaria Cucchi, romana, classe 1974. Ilaria è la sorella di Stefano Cucchi, il giovane morto in circostanze sospette il 22 ottobre 2009 mentre era sottoposto a custodia cautelare. Dopo un decennio fatto di depistaggi, accuse, insulti, sbeffeggiamenti, quest’anno è terminata una lunga e controversa vicenda processuale, grazie (anche) alla dedizione della famiglia Cucchi, che non si è mai arresa. Il volto di questa famiglia, che è presto diventata un simbolo ed è entrata nel dibattito pubblico e politico italiano, è stato proprio quello di Ilaria, la sorella maggiore di Stefano.

Cosa ci insegna la vicenda di Stefano Cucchi?

Ci sarebbero tante – troppe – tappe da ripercorrere in questa lunga vicenda giudiziaria. Non è questa la sede per farlo, eppure la storia di Stefano e di Ilaria, anche se solo accennata, può dirci tanto sull’Italia di oggi e su noi stessi. Ci dice in modo forte, quasi come un pugno nello stomaco, quanto sia difficile avere giustizia, ci dice che esiste una parte del nostro Paese che è corrotta, complice, disonesta. Ci dice che a volte la politica ci tradisce, ci gira le spalle, si copre il volto o – peggio – alimenta i nostri peggiori istinti. Ci dice che esistono situazioni in cui non siamo al sicuro, anche nei luoghi in cui dovremmo sentirci protetti. La storia di Stefano è pesante e brutale. Tuttavia c’è un lieto fine. Amaro, ma pur sempre lieto, perché dieci anni e non pochi sacrifici (in termini economici, psicologici e personali) hanno portato alla verità. Ad una sentenza agghiacciante, eppure liberatoria: due carabinieri condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale. A cui si somma la caduta di quel sistema di omertà che per dieci anni ha protetto i carnefici di Stefano.

Perché proprio Ilaria Cucchi?

Pensiamo che sia Ilaria Cucchi il personaggio dell’anno per tanti motivi. Ha trasformato il dolore personale in una battaglia politica, sociale e mediatica. E lo ha fatto con sofferenza, dignità e tenacia, a partire da quelle famose fotografie dell’autopsia del fratello, concesse alla testata giornalistica CNRMedia, che hanno fatto scoppiare ufficialmente il “caso Cucchi”. Ilaria è il nostro personaggio dell’anno in questo 2019, ma la sua battaglia ha portato dei piccoli, spesso invisibili, cambiamenti nel nostro paese ormai da qualche tempo. La storia di Stefano ha avuto un impatto sulla nostra cultura e ha aumentato la nostra sensibilità, facendo emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata (26 casi nel solo 2009). La storia di Stefano è arrivata nelle sale dei cinema di mezzo mondo grazie a Sulla mia pelle, il film di Alessandro Cremonini che racconta gli ultimi giorni di Stefano Cucchi. Una congiura sul silenzio portata sul piccolo (e poi grande) schermo, che è diventato il caso cinematografico del 2018.

Ilaria Cucchi è il nostro personaggio dell’anno perché ci ha mostrato per anni un amore fuori dal comune. Ha dato la vita per un uomo che ormai non esisteva più. Lo ha difeso dalla cattiveria umana, dai giudizi superficiali e dalla brutalità di un sistema corrotto con il solo obiettivo di avere – forse, chissà, un giorno – giustizia. E la giustizia è arrivata. E noi ci sentiamo di dirle grazie dal profondo del cuore.

Buon 2020 a tutti voi.

Scritto da Agnese Zappalà

La Redazione Attualità di Frammenti Rivista è composta da: Andrea Potossi, Giuseppe Vito Ales, Pietro Regazzoni, Jennifer Marie Collavo, Fausta Riva, Lorenzo Pampanini, Mattia Brambilla.

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