Il paradosso leghista: aumentare i prezzi per salvare le librerie indipendenti

Il deputato Daniele Belotti, capogruppo della Lega in Commissione cultura e istruzione della Camera, propone di ridurre al 5% lo sconto sui libri venduti attraverso la grande distribuzione e l’e-commerce (Amazon e tutte le piattaforme di vendita on-line). Lo scopo è ridurre la concorrenza con le librerie indipendenti che, a causa del mercato in espansione dell’e-commerce, soffrono una crisi ormai decennale.

La legge Anti-Amazon

L’idea arriva dall’esempio francese. Nel 2013 era stata approvata la legge anti-Amazon, a tutela delle piccole librerie indipendenti. La legge, votata alla quasi unanimità, prevede che l’editore fissi il prezzo di un libro nuovo e che i librai possano venderlo con uno sconto massimo del 5 per cento. Sul piano concorrenziale, Amazon batte la concorrenza delle librerie fisiche, anche grazie alla consegna gratuita dei beni acquistati online. Il Parlamento francese ha così deciso di negare la possibilità di sommare lo sconto del 5% alla consegna gratuita. O l’una o l’altra. Obiettivo è diminuire la concorrenza fra le piccole librerie e le grandi multinazionali.

I dati ISTAT

Secondo i dati ISTAT relativi ai precedenti anni (2016), in Italia la maggior vendita di libri deriva proprio dalle Librerie Indipendenti.

Librerie

I dati Istat, infatti, sottolineano che, in Italia, i maggiori canali di distribuzione sono le librerie indipendenti (in grado di carpire la domanda del compratore e offrire ciò di cui è alla ricerca), e i grandi canali di vendita online, a prezzi più bassi rispetto a quanto viene venduto nel mercato al dettaglio.

Secondo l’ISTAT, infatti, nel 2017 le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione su cui puntare per espandere domanda e pubblico dei lettori.

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La proposta del governo giallo-verde

La proposta del governo è ridurre dal 15% al 5% il tetto massimo di sconti sulla copertina, cercando di evitare al contempo il cosiddetto ‘rigonfiamento’ dei prezzi di vendita. Scopo è ridurre la differenza di prezzo di vendita tra la grande distribuzione, online e non, e quella di piccola impresa.

Se ridurre i prezzi sia davvero la soluzione al problema 

Il dato realmente problematico è la continua diminuzione del numero di lettori rispetto agli anni precedenti, la minor tutela delle piccole imprese a scapito dei colossi della grande distribuzione, l’assenza di finanziamenti e incentivi al fine di incrementare la spesa del singolo cittadino verso un bene di inestimabile valore quale può essere un libro, simbolo di cultura, di espansione, di apertura mentale.

Al di là dei calcoli meramente economici, dove rimane sempre presente una nicchia ristretta di lettori affiliati alle piccole librerie indipendenti, in cui l’acquisto di un libro continua ad essere spesa necessaria, è di vitale importanza rivalutare il mercato dell’editoria, permettere al libro (come oggetto e simbolo di sapere) di tornare ad essere bene indispensabile.

Le leggi anti-Trust risultano essenziali, se la concorrenza non è tutelata sul libero mercato, ma nel mercato dell’editoria rientrano altri fattori che non si riducono solo al prezzo di vendita, oneroso o meno che sia. La crisi dell’editoria, come quella delle piccole librerie indipendenti, va di pari passo con una crisi ben maggiore, quella della cultura.

La cultura non si compra

I dati ISTAT riportano che i lettori, dal 2015 al 2016, sono calati dal 42 al 40,5%. Il governo dovrebbe puntare a incentivare una maggiore consapevolezza, una maggiore fruibilità, un maggiore interesse per ciò che è il senso della lettura, della conoscenza, della cultura a sé stante. Lo scopo deve essere ritrovare il piacere della conoscenza, per questo motivo devono essere incentivate e finanziate le associazioni culturali e tutto ciò che ne consegue. Non basta fissare un prezzo, per incrementare un mercato che, a causa della tecnologia dilagante, barcamena quotidianamente per sopravvivere.

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