«Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori»: la Wünderkammer di Wes Anderson

Entrando nell’unica, immensa sala della mostra Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, aperta a Milano dal 20 settembre 2019 al 13 gennaio 2020 alla Fondazione Prada, il senso di déjà-vu è forte, se si è visto almeno uno dei film girati dall’illustre curatore: il regista Wes Anderson, nome noto alla Fondazione dell’omonima casa di moda, avendo egli realizzato il Bar Luce, la caffetteria in stile Anni Cinquanta della sede espositiva di Largo Isarco.

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Una mostra che è insieme installazione artistica e Wünderkammer; una sala delle meraviglie progettata per affascinare lo spettatore sia attraverso i reperti accuratamente selezionati, sia attraverso scelte allestitive peculiari; come il posizionamento di alcune opere all’altezza di pochi centimetri da terra o inserendole in teche visibili esclusivamente dall’alto verso il basso. Scelte registiche che guidano lo sguardo dell’osservatore ai 537 oggetti esposti, scelti da Wes Anderson e dalla moglie, la designer Juman Malouf, dalle collezioni dei musei gemelli di Vienna: il Kunsthistorisches Museum e il Naturhistorisches Museum. Le due importanti collezioni asburgiche raccolgono meraviglie e curiosità acquisite nel corso dei secoli dalla famiglia imperiale austriaca: minerali, animali sotto formaldeide, ritratti di nani, giganti, bambini e reperti archeologici romani ed egizi, tra i quali il sarcofago contenente la mummia di toporagno da cui la mostra prende il nome.

wes anderson fondazione prada Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori
Uno dei padiglioni della mostra. Copyright Fondazione Prada

Ognuno di questi oggetti, piccolo o grande che sia, viene restituito al pubblico con enorme attenzione, isolando il manufatto in teche incassate nei numerosi pannelli che creano la struttura della mostra Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori. Un gioco di pieni e vuoti ispirato ai giardini all’italiana, omaggio alla sede milanese della seconda tappa della mostra, presentata per la prima volta a Vienna nel novembre 2018.  L’allestimento di Wes Anderson e Juman Malouf stimola lo spettatore alla scoperta, all’analisi diretta dell’opera, presentata senza fronzoli, con un’illuminazione puntuale e priva di didascalia, una scelta allestitiva visivamente d’effetto ma non priva di problematiche pratiche, compresa la difficoltà degli spettatori nel leggere la brochure consegnata all’ingresso, dove sono elencate le principali caratteristiche di ogni opera. Forse anche lo spettacolo dei visitatori che cercano disperatamente una fonte di luce nella suggestiva penombra della mostra, tentando di decifrare i minuscoli caratteri dell’opuscolo è parte della regia andersoniana.

Wes Anderson con la moglie Juman Malouf

La scelta di affidare la mostra Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori a curatori non professionisti può sembrare una trovata pubblicitaria dettata dalla celebrità dei personaggi coinvolti, ma genera spesso l’interessante conseguenza di vedere sovvertite le regole curatoriali, eliminando i supporti didattici e posizionando le opere ad altezze e distanze “sconvenienti”, forse con l’ingenuità del principiante o la malizia del regista famoso per la sua precisione maniacale per la simmetria e il rispetto delle scale cromatiche, che qui riscontriamo nella scelta di riunire sulle stesse pareti opere di colori complementari ai pannelli, o suddividendo per tematiche le diverse aree della mostra.

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Ogni oggetto è valorizzato nella sua unicità, così come i famosi fotogrammi di Wes Anderson introducono nei suoi film i diversi elementi della scena: uno per uno, inquadrati su uno sfondo di colore pastello che ne risalta i dettagli, permettendo di comunicare allo spettatore l’importanza del reperto presentato. In questo consiste la familiarità ricreata dal regista nella sua mostra: regalarci ognuna delle 537 meraviglie esposte come gli oggetti dei suoi film, permettendo all’occhio di indugiarvi come una telecamera.

Beatrice Curti

Laureata in Beni Culturali, ama l'arte sin da quando ne ha ricordo. Ha bisogno come l'aria di viaggiare, leggere e guardare film. Mai darle da mangiare dopo mezzanotte.
Beatrice Curti
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