Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red) di Mark Rothko: una cascata di colore

Una cascata di colore che da un viola livido passa al giallo, diviso nel mezzo da una linea nera netta e violenta. L’opera del 1949 Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red) è uno dei punti di arrivo della maturità di Mark Rothko, formata principalmente da ispirazioni di tipo mistico e religioso. I colori del dipinto raccontano un’intera vicenda, svelano interi mondi.

Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red) di Rothko: analisi dell’opera

Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red), come tutti i dipinti di Mark Rothko, all’apparenza sembra semplice: pochi colori sovrapposti orizzontalmente, che qui sembrano non avere alcuna relazione tra loro. In realtà la poetica artistica del pittore statunitense era totalmente incentrata sul valore assoluto dei colori e delle loro relazioni. Sulle tele di Rothko si combattono violente battaglie, si consumano grandi amori e si omaggia l’arte antica. Con pochi colori, come con poche note musicali, si possono mettere in scena vicende ricchissime.

Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red) di Mark Rothko

In Untitled (Violet, Black, Orange, Yellow on White and Red) Rothko indaga la vita e la morte attraverso i colori caldi e freddi. Partendo da questo dipinto negli anni successivi l’artista si concentrerà sul rapporto tra la contrapposizione orizzontale delle campiture di colore e il grezzo verticale della tela non finita, sulla quale si inseriscono bande di colore. Come gli artisti della sua epoca, nella New York degli anni Quaranta e Cinquanta, le opere di Rothko raccontano attraverso opere astratte lo spettro delle emozioni umane, in questo caso il rapporto tra luce e oscurità, tra Cielo e Terra intesi in senso religioso.

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La riga nera che ferisce la tela in orizzontale secondo la critica rappresenta lo scisma tra mondo dei vivi e molto ultraterreno, fatto di luce dopo il buio della tomba. Anche la scelta di far galleggiare le bande di colore all’interno dei contorni non finiti della tela rappresenta un collegamento con il mondo della morte e la fragilità delle nostre vite. Le stesure di colore sempre più leggere, che trasformano il colore quasi in un velo semitrasparente, contribuiscono a dare all’opera un senso di malinconia, nonostante i colori accesi e squillanti.

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Le ultime opere di Rothko, fino al suo suicidio nel 1970, diventano sempre più cupe e colme di messaggi di morte. La banda nera, che qui vediamo piccola e quasi innocua diventa una ferita sempre più grande, che inghiotte tutta la gioia dei colori, fino a divorare l’intera composizione in The Black Paintings, realizzato l’anno prima di morire.

A proposito di Mark Rothko

Figlio di una famiglia ebrea della Lettonia, scappò dall’Europa poco prima della Prima Guerra Mondiale. A soli 10 anni si trasferì con la famiglia a Portland, per poi stabilirsi a New York una volta terminati gli studi.

Le sue prime opere si ispiravano agli artisti primitivi, con grandi campiture di colore, fondi bidimensionali e figure piatte. Affinando la sua tecnica i dipinti iniziarono a diventare sempre meno figurativi, trasformandosi nel tempo in opere essenziali, formate da stesure uniformi di colore.

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Fino al 1960, nonostante diverse mostre personali a New York, Rothko era ancora un professore d’arte semisconosciuto. La sua fama iniziò a crescere quando finalmente riuscì a inserirsi nel circuito degli artisti e delle gallerie newyorkesi, che gli fruttarono importanti commissioni e gli aprirono le porte dei grandi musei statunitensi. Morì suicida nel 1970, logorato da una profonda depressione. La vera fama dell’artista e il grande successo commerciale arrivarono soltanto dopo la sua morte, con la vendita all’asta delle sue opere per centinaia di milioni di dollari, arrivando alla cifra record di 186 milioni di dollari nel 2014.

 


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Beatrice Curti

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