Il sogno d'amore: fenomenologia di una lunga presa in giro

Come nasce il sogno d’amore? Secoli di letteratura, di musica, di filosofia, di arte figurativa, ci hanno portato a pensare che un uomo e una donna siano destinati a stare insieme. Lo stare insieme, ovviamente, non ha una genesi fluida e armonica, bensì tragica.

Una piaga tragico-sociale

Vi è sempre uno stato di mancanza da colmare oppure una difficoltà insormontabile da superare, contro tutti e tutto per affermare la propria esistenza amorosa e renderla riconoscibile agli altri. Vi è un sistema sociale che vuole unire uomo e donna affinché essi si moltiplichino e perpetuino quello stesso sistema sociale. Ma è proprio il sistema sociale, talvolta, a creare delle difficoltà a quella unione, se esso non la ritiene utile e conveniente per se stesso.

E più l’amore e la relazione uomo- donna diventa complessa e più diventa attraente, perché si ha qualcosa per cui combattere. Si sa, se noi occidentali non abbiamo nulla per cui combattere ci sentiamo completamente inutili e in un mondo governato dall’utile sentirsi inutili diventa un altro bel problema.

L’unica tragedia reale, però, nei confronti della quale ci ritroviamo ogni volta, è quella di non riuscire a coniugare due mondi, due culture.

Insomma, quello del maschile e quello del femminile sono due mondi che rivelano la propria incompatibilità, ma che trovano sempre la nostra ostinazione nel cercare un punto di incontro.

È perché siamo stati abituati male, perché ci hanno indotto a credere che nell’amore ognuno debba rinunciare a una parte di sé per far quadrare i conti e per creare un incastro perfetto. Ma gli incastri perfetti sono possibili solo a letto.

Il risultato? Uomini esasperati, vessati dalle continue richieste femminili, che vorrebbero nel compagno, marito o fidanzato un sostituto del proprio padre e donne nevrotiche, alle quali viene data tutta la responsabilità di una gestione famigliare, come se quello di madre e moglie fosse un connotato biologico e non un ruolo sociale.

Però ci ostiniamo a stare insieme, perché è giusto così. Anche se litighiamo, ci tradiamo, ci siamo antipatici, non ci sopportiamo, ci snaturiamo e cerchiamo di cambiarci reciprocamente, la “coppia” e l’ideale di relazione che la governa, ci controlla, ci riempie di sensi di colpa e ci fa perdere di vita la nostra vera natura.

Eppure nasciamo tutti quanti liberi, ma puntualmente ci ritroviamo a passare la vita con una persona perfettamente estranea che, invece di elevarci spiritualmente, ci imbastardisce.


Frida-Kahlo- Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri

Scenari laterali

Ma, proviamo per un momento a cambiare lo scenario, a vedere cosa succederebbe se, invece di sentirci obbligati a stare con qualcuno, scegliessimo per istinto e libero arbitrio.

Alcuni capirebbero che è fantastico vivere in un monolocale e che non c’è nulla di male a svegliarsi ogni mattina da soli, altri invece vorrebbero una famiglia numerosissima e vivrebbero in una comune, altri ancora comprenderebbero di desiderare due o più partner senza una regola specifica, altri ancora si scoprirebbero naturalmente monogami e completamente disinteressati alle relazioni extraconiugali non perché “non si fa”, ma perché sorprendentemente va bene così.

Soluzioni?

La prima in assoluto sarebbe capire subito che si è delle persone libere. La seconda sarebbe accettare che, nonostante la propria libertà, si è soggetti in relazione, ma relazioni sane e costruttive, non tragiche e distruttive.

In relazione nessuno deve rinunciare a se stesso, ma semplicemente costruire nuovi possibili scenari.

Dopotutto un essere umano cerca solo accoglienza, apertura e crescita e cerca l’evoluzione.

Ridurre tutte le relazioni al mantenimento di un ordine sociale o al mantenimento della specie è un atteggiamento violento.

“…ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà…”

Se invece cerchiamo una relazione di coppia in cui vi è la condivisione costruttiva di due personalità, questo può dare luogo a nuovi irresistibili orizzonti.

La misura dell’amore

La misura dell’amore e della relazione dovrebbe essere quella in cui ogni soggetto, avverte da parte dell’altro una totale apertura nei suoi confronti e un totale accoglimento e se ciò non è possibile per limiti caratteriali e non per turbe sociali, l’unica cosa da fare è lasciare andare pacificamente l’altro verso lidi ed esperienze diverse.

Salvador Dalì e Gala

L’amore, in realtà, conosce solo una forma di realizzazione, che è quella della libertà e quando essa manca, l’amore manca e si perde.

Antonella D'Eri Viesti
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