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Impressionismi ed Espressionismi

26 minuti di lettura

William Turner

Pioggia, vapore, velocità, 1844

Londra, National Gallery

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Esponente del Romanticismo inglese, Turner precorre i tempi, anticipa l’Impressionismo, catturando gli effetti della luce, trasmettendo la sensazione di movimento della locomotiva, creando la dissolvenza del paesaggio tra la nebbia e la pioggia con pennellate di colore puro.

Francisco Goya

Fucilazioni del 3 maggio, 1808

Madrid, Museo del Prado

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E’ uno dei dipinti più drammatici mai realizzati: raffigura l’invasione delle truppe Napoleoniche a Madrid, i rastrellamenti e le esecuzioni sommarie degli insorti spagnoli. I cadaveri ammassati coperti di sangue in primo piano, il terrore negli occhi dei condannati in contrasto con la freddezza e l’immobilità dei soldati ritratti di schiena nell’atto di sparare, il tutto va al di là della rappresentazione di un fatto storico: questo quadro diventa un simbolo della rivolta dei popoli contro i popoli oppressori.

Francisco Goya

Il sonno della ragione genera mostri, 1797

Madrid, Biblioteca Nazionale di Spagna

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«La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie.» F. Goya, manoscritto conservato al Museo del Prado.

Incisione allegorica, in cui sinistre figure e animali inquietanti prendono forma durante il riposo di un uomo, forse Goya stesso. La ragione dorme, prevale l’inconscio. Un monito di restare desti contro le superstizioni e i soprusi del potere a discapito della popolazione.

Francisco Goya

Il cane, 1820

Madrid, Museo del Prado

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L’artista diventa sordo e si ritira in una casa in campagna di cui dipinge le pareti di casa con questo e altre pitture murali ad olio.

Il muso di un cane emerge da quella che sembra una duna di sabbia, cercando di sopravvivere e non sprofondare. E’ la raffigurazione dell’uomo, solo e perduto, di fronte alla morte.

Gustave Courbet

Atelier dell’Artista, 1854

Parigi, Museo d’Orsay

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«Un ebreo, un prete, un repubblicano del 1793, un cacciatore, un falciatore, un ercole, un buffone, un mercante di abiti galloni, una moglie di un operaio e un operaio, un becchino, un teschio di un irlandese… E’ la storia fisica e morale del mio atelier, sono le persone che vivono della vita e che vivono della morte. E’ la società raccontata nella sua parte alta, intermedia e bassa. In poche parole è il mio modo di vederla nei suoi interessi e nelle sue passioni. E’ il mondo che viene a farsi dipingere da me». G. Courbet.

In estrema antitesi contro l’Esposizione Universale del 1855 per il rifiuto delle sue tele da parte del Salon dell’Accademia reale parigina, Courbet organizzò una propria mostra all’interno di quello che chiamò il Pavillon du Réalism.

Capofila del realismo francese, Courbet sovverte la gerarchia dei soggetti, realizza un’arte viva adatta ai suoi tempi con le urgenze del presente, libera dalle catene della pittura accademica di temi storici, mitologici e religiosi.

In questo che è considerato il manifesto del realismo, Courbet dipinge idealmente il proprio atelier, autoritraendosi al centro del quadro mentre completa un paesaggio. Nello studio, una moltitudine di personaggi, che realmente fanno parte della sua vita, assistono e vivono la scena.

Gustave Courbet

L’origine del mondo, 1866

Parigi, Museo d’Orsay

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Scioccante e scandaloso questo dipinto di realistico erotismo, è esposto a Parigi solo da poco tempo. Il punto di vista provocatorio nella raffigurazione del nudo femminile è mitigato dalla scelta del titolo, di una poesia disarmante.

Jean-Léon Gérôme

Pigmalione e Galatea, 1890

New York, Metropolitan Museum

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Secondo la mitologia, Pigmalione, re di Cipro e scultore, scolpì il corpo di una donna in scala reale dalle fattezze della dea Afrodite. Finita la statua, Pigmalione se ne innamorò desiderando che prendesse vita. Afrodite lo accontentò e nacque Galatea.

Gérôme dipinge il momento esatto in cui la statua si trasforma in donna reale, e mentre i due protagonisti si baciano, le gambe di Galatea sono ancora in marmo ben fissate al piedistallo.

Honoré Daumier

Ecce Homo, 1850

Essen, Museum Folkwang

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Pilato presenta il Cristo alla folla. Quasi monocromatico, è una composizione di luci ed ombre con cui descrive la situazione e i personaggi. Le figure sono quasi abbozzate ma il tutto è riconoscibile. Inconfondibile Gesù, la cui immobilità si contrappone al gesto teatrale di Pilato che lo indica e all’agitazione della folla intorno.

Honoré Daumier

Il vagone di terza classe, 1862

Ottawa, National Gallery of Canada

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Siamo all’interno del vagone di un treno, dove persone anonime sono ritratte nella loro quotidianità.

Daumier non tira il colore, lasciandolo opaco. Il segno carica di stanchezza le figure che non sono idealizzate.

Un quadro che è esempio di realismo e di denuncia delle condizioni sociali delle classi più povere.

Édouard Manet

Colazione sull’erba, 1863

Parigi, Museo d’Orsay

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«I pittori, e specialmente Édouard Manet, che è un pittore analitico, non condividono l’ossessione delle masse per il soggetto: per loro il soggetto è solo un pretesto per dipingere, mentre per le masse esiste solo il soggetto». É. Zola

giudizio_di_parideManet ha cercato di attualizzare un tema classico quale il mito di Afrodite, con chiara citazione a Raffaello e al suo “Giudizio di Paride”, ma i due nudi femminili in pose disinvolte con due giovani borghesi in abiti moderni, scandalizza la critica dell’epoca che lo taccia di volgarità.

Il colore è dato con ampie pennellate e la luce diretta riduce al minimo l’effetto di rilievo delle figure.

Édouard Manet

Olympia, 1863

Parigi, Museo d’Orsay

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Anche l’Olympia viene considerata volgare. Una donna spavalda e provocante, con un atteggiamento che ricorda una prostituta, è distesa su un letto sfatto. Una Venere classica ma in un ambiente domestico,  in cui una donna di colore le porge un omaggio floreale di un probabile corteggiatore. Un gatto nero, che quasi si confonde sullo sfondo a destra, si inarca sorpreso guardandoci.

Manet si rifà chiaramente a Tiziano e alla sua Venere di Urbino (1538).

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Alexandre Cabanel

La nascita di Venere, 1863

Parigi, Museo d’Orsay

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«La dea annegata in un fiume di latte ha l’aria di una deliziosa cortigiana, nemmeno in carne e ossa – sarebbe indecente – ma in una sorta di pasta di mandorle bianca e rosa».  É. Zola.

Il quadro è il più famoso di Cabanel, e fu acquistato da Napoleone III per la sua collezione privata. La posa è lasciva, ma rispetta i canoni classici e non scandalizza, tanto che lo stesso anno l’artista diventerà membro dell’Accademia di Belle Arti.

Pierre-Auguste Renoir

La Grenouillère, 1869

Stoccolma, Museo Nazionale

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La Grenouillère è un ritrovo parigino sulle rive della Senna, frequentato dalla borghesia del tempo. Renoir dipinge en plein air, catturando gli effetti di luce dell’attimo fuggente, usa colori vivaci che danno al dipinto un senso di allegria. I personaggi ritratti risaltano sullo sfondo ma al tempo stesso sono fusi ad esso. Le ombre non sono macchie di colore nero e piatto ma sono realizzate creando una tonalità più scura di quella del soggetto che crea l’ombra stessa.

Claude Monet

Bagnanti alla Grenouillère, 1869

Londra, National Gallery

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Stesso soggetto di Renoir, ma le differenze degli stili saltano subito all’occhio. Le pennellate sono più corpose e rapide, e le figure umane sono appena accennate, dando più importanza alle barche e ai riflessi dell’acqua in primo piano.

Claude Monet

Impressione: levar del sole, 1872

Parigi, Museo Marmottan

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Esposto in una mostra nell’atelier di un fotografo, fu di ispirazione per un critico d’arte che coniò il termine “impressionismo” in senso dispregiativo, per definire la pittura di “impressione” come pittura superficiale. Da allora gli artisti che seguono il movimento, cominciano ad autodefinirsi “impressionisti” proprio per dileggio verso la critica.

Un’alba sul porto di Le Havre dove la sensazione di luce parte dal sole e si propaga nel mare conferendo al dipinto un’atmosfera surreale.

Il protagonista non è il paesaggio, ma le sensazioni e le impressioni  dell’artista nel momento in cui lo ha osservato e lo ha fissato sulla tela con il proprio stile. E’ per questo motivo che è stato scelto come manifesto dell’Impressionismo.

Claude Monet

Stagno con ninfee, 1899

Parigi, Museo d’Orsay

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Colpito da una malattia alla vista, negli ultimi anni di vita, Monet realizza centinaia di dipinti raffiguranti le ninfee del proprio giardino a Giverny con il ponte in stile orientale. In questo dipinto, si nota la predominanza del colore verde in tutte le sue sfumature.

Claude Monet

Ninfee blu, 1916

Parigi, Museo d’Orsay

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Stesso soggetto ma stile completamente diverso, quasi astratto. Il modo di pittura è cambiato, il punto di vista è ravvicinato. Manca la linea d’orizzonte e perdiamo la sensazione di profondità, e facciamo quasi fatica a comprendere il tema del dipinto.

Egard Degas

La tinozza, 1886

Parigi, Museo d’Orsay

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Una posa anticlassica per questa donna nell’atto di lavarsi in una tinozza. La vista è dall’alto, quasi come fosse spiata dal buco della serratura, il volto non è visibile per dare più importanza allo studio del corpo. Oltre all’olio su tela, i pastelli e le matite colorate, Degas recupera il disegno che gli impressionisti hanno abbandonato.

Vincent Van Gogh

I mangiatori di patate, 1885

Amsterdam, Museo Van Gogh

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«Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole». V. Van Gogh.

Van Gogh dipinge uno scorcio di vita popolare. I contadini lavorano la terra, hanno il colore della terra, mentre le patate hanno il colore dell’oro perché unica ricchezza della famiglia.

Vincent Van Gogh

Tristezza (Sien), 1882

Walsall (GB), Walsall Museum and Art Gallery

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«La vita ha ferito Sien, la sofferenza e le avversità l’hanno segnata. […] Quando la terra non viene messa alla prova, non ne si può ottenere nulla. Lei, lei è stata messa alla prova; di conseguenza trovo più in lei che in tutto un insieme di donne che non siano state messe alla prova dalla vita». V. Van Gogh – tratto da una sua lettera all’artista olandese Anton Van Rappard

Sien è una prostituta incinta e malata di vaiolo. Con volontà missionaria, Van Gogh la prende in casa e ne fa la sua modella. Il disegno è di una crudezza realistica, quasi espressionista.

Egon Schiele

Nudo femminile accovacciato, 1910

Vienna, Leopold Museum

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Schiele, uno dei maggiori esponenti dell’Espressionismo, è influenzato dalle teorie freudiane sull’inconscio e dà forma alle sue ansie con pennellate aggressive e colori violenti. Con questa figura femminile scarna e irregolare, esprime con nuda brutalità i sentimenti umani.

Vincent Van Gogh

Girasoli, 1888

Londra, National Gallery

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«La natura di questo paesaggio meridionale non può essere resa con precisione con la tavolozza di un Mauve, per esempio, che appartiene al Nord e che è un maestro e rimane un maestro del grigio. La tavolozza di oggi è assolutamente colorata: celeste, arancione rosa, vermiglio, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto. Ma, pur giocando con tutti questi colori, si finisce con il creare la calma, l’armonia». V. Van Gogh, lettera alla sorella Wilhelmina.

Dopo una difficile convivenza con il fratello a Parigi, Van Gogh si trasferisce in Provenza, dove ritrova grande ispirazione. Invita Gauguin a passare un po’ di tempo ad Arles e dipinge una serie di quadri di girasoli per la stanza dell’amico, con cui spera di formare un sodalizio artistico e spirituale.

Il girasole è il fiore che “segue il sole”, è simbolo di energià e vitalità. Il quadro è brillante e luminoso, il colore è pastoso, le pennellate applicate a densi strati. Ma anche se il dipinto sembra esprimere luce e speranza, in realtà Van Gogh sta perdendo inesorabilmente il contatto con il mondo.

La vita in comune con Gauguin dura poco proprio per questa sua impossibilità di relazionarsi e dopo l’ennesima lite, l’artista lascia Arles. Per autopunizione, Van Gogh si taglia un orecchio e viene ricoverato in ospedale.

«Osservo negli altri che anch’essi durante le crisi percepiscono suoni e voci strane come me e vedono le cose trasformate. E questo mitiga l’orrore che conservavo delle crisi che ho avuto […] oso credere che una volta che si sa quello che si è, una volta che si ha coscienza del proprio stato e di poter essere soggetti a delle crisi, allora si può fare qualcosa per non essere sorpresi dall’angoscia e dal terrore […] Quelli che sono in questo luogo da molti anni, a mio parere soffrono di un completo afflosciamento. Il mio lavoro mi preserverà in qualche misura da un tale pericolo». V. Van Gogh, lettera al fratello Théo.

Dopo un anno, ritenuto guarito dal direttore della clinica, Van Gogh si trasferisce poco a nord di Parigi.

 

Vincent Van Gogh

Campo di grano con volo di corvi, 1890

Amsterdam, Van Gogh Museum

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«Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l’estrema solitudine».  V. Van Gogh, lettera al fratello Théo.

Forse l’ultimo quadro prima del suicidio, rappresenta il testamento spirituale di Van Gogh, esprime il suo profondo male di vivere. Il blu del cielo è oppressivo, il campo è una graticola, i corvi una minaccia di morte.

Paul Gauguin

La visione dopo il sermone, 1888

Edinburgo, National Gallery of Scotland

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Le donne in primo piano sono uscite da una funzione religiosa e, suggestionate dal sermone del parroco, immaginano di assistere all’episodio biblico della lotta tra Giacobbe e l’angelo. Gauguin mette in scena due dimensioni, una reale e l’altra onirica. I colori sono a campitura piatta delimitati con contorni netti, le forme sono semplificate: un chiaro esempio di Sintetismo, corrente di cui Gauguin è il massimo esponente.

hokusai-sumoL’angelo e Giacobbe ricordano gli schizzi rappresentanti i lottatori di sumo realizzati dal giapponese Hokusai, considerato l’inventore dei manga.

Paul Gauguin

Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo?, 1897

Boston, Museum of Fine Arts

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Dipinto in Polinesia, dopo un tentativo di suicidio e la notizia della morte della figlia a Parigi, è una sorta di testamento spirituale.

Il senso di lettura va da destra a sinistra.

All’estrema destra, un neonato giace a terra, completamente ignorato da chi gli sta intorno. Al centro un indigeno coglie un frutto: sta prendendo in mano il proprio destino e l’atto è slegato dal riferimento religioso del peccato originale. Dietro, una figura seduta e due donne vestite di rosso, dall’aria misteriosa e simbolo delle domande di ognuno sul senso della vita. Una bambina seduta mangia un frutto, una statua immobile di un idolo che non ha risposte, e all’estrema sinistra una vecchia che attende la morte, raffigurata nella posa di una mummia peruviana vista da Gauguin anni prima. Un volatile con un rettile fra le zampe simboleggia l’inutilità di ogni dottrina scritta.

Georges-Pierre Seurat

Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte, 1884-86

Chicago, The Art Institute

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La Grande Jatte è un’isola della Senna, a nord-ovest di Parigi, luogo molto popolare all’epoca. Per molto tempo, Seurat si reca ogni giorno sull’isola per fare schizzi del paesaggio e dei vari personaggi prima di completare il quadro nel suo studio. Quindi il dipinto non è eseguito en plein air e sul momento, come è tradizione dei pittori impressionisti, ma dalla loro corrente si discosta ancora di più con la sua tecnica innovativa del pointillisme (o divisionismo): il colore è usato puro e applicato a piccoli punti ravvicinati. A una certa distanza, i punti si fondono tra loro creando una specie di velo di brillante colore: una sintesi ottica e non più chimica per un’arte post-impressionista.

Henri de Toulouse-Lautrec

Moulin Rouge, La Goulue, 1891

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Un manifesto pubblicitario per il famoso Moulin Rouge e una delle sue artiste più in voga, La Goulue (L’Ingorda), ballerina di can can (che per la sua golosità dovrà allontanarsi dalle scene e finire in un circo a fare la donna cannone). In primo piano la silhouette di un altro strambo personaggio, Valentin le Désossé (Il Disossato), un longilineo e ricco viveur. L’affiche è immediatamente comunicativa, le forme sintetizzate.

Henri Matisse

La danza, 1910

San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage

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Ecco l’evoluzione dall’impressionismo all’espressionismo: il ritmo e il senso della danza sono immediati guardando il girotondo di queste cinque figure. Matisse riesce ad esprimere la gioia di vivere con l’uso di soli tre colori, sintetizzando le forme e tralasciando quasi completamente di descrivere l’ambiente circostante.

Henri Matisse

La musica, 1910

San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage

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Stessi colori, ancora cinque personaggi che, al contrario della Danza, non comunicano tra loro. Suonano e cantano, disposti quasi fossero su un pentagramma. Anche qui, Matisse si preoccupa più del colore che delle forme, lasciandole appena accennate.

Ernst Ludwig Kirchner

Autoritratto da soldato, 1915

Oberlin (Ohio), Allen Memorial Art Museum

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Linee angolose, aspre pennellate e colori vibranti e innaturali, caratteristiche dell’espressionismo, in questo autoritratto nella divisa del 75° Reggimento. Kirchner si dipinge con gli occhi vuoti, senza pupilla, un braccio è mutilato, l’altra mano è disegnata ad uncino. Congedato per infermità mentale, l’artista sarà segnato per sempre dall’esperienza della prima guerra mondiale.

Ernst Ludwig Kirchner

Cinque donne per la strada, 1913

Colonia, Museo Ludwig

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Cinque donne, forse prostitute, nella Berlino dell’epoca, ambientazione solo accennata. Sono isolate, prive di qualsiasi espressione, vestite di un blu scuro che stride con il giallo di fondo. Rappresentano l’incomunicabilità e la sofferenza dell’uomo moderno.

nosferatu-murnauQueste figure così inquietanti e stilizzate in qualche modo sembrano avere ispirato il regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau per il suo Nosferatu nel 1922.

Chaïm Soutine

Bue squartato, 1924

Minneapolis, Institue of Arts

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«Quando ero ragazzo vidi un uomo tagliare a fette la gola di un uccello e farne uscire il sangue. Volevo urlare ma quella espressione di gioia mi fermò il grido in gola. Questo grido lo sento ancora […] Quando dipinsi la carcassa di un bue era ancora questo grido che volevo esprimere». C. Soutine.

L’artista russo naturalizzato francese prende i mattatoi parigini come fonte di ispirazione. Pennellate impulsive e colori violenti rendono realistica la crudezza della carne.

Influenzato dall’espressività di Van Gogh, si proclamava affine ai grandi maestri del passato come Rembrandt.

A lezione di Storia dell’Arte con la prof.ssa Daniela Olivieri

Cengio (SV) – 1ª Stagione Culturale 2013/2014

Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.

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