fbpx
anni novanta italia

In Italia siamo ancora tutti figli degli anni Novanta

Dalla newsletter n. 22 - novembre 2022 di Frammenti Rivista

11 minuti di lettura

Gli anni Novanta sono stati forse il periodo più vivace della storia repubblicana in Italia, uno spartiacque che ha cambiato tutto. Anzitutto, ha cambiato gli italiani, quindi la politica, la comunicazione e l’economia. Dopo gli scintillanti Novanta, nulla sarebbe rimasto come prima e ancora oggi politica e società affondano le radici nell’humus di ricchezza, rivoluzione e spesso sconsideratezza che sono stati quegli anni, creatori di un nuovo immaginario. Basta chiedersi cosa, dopotutto, sarebbe oggi l’Italia senza Mani pulite e il giustizialismo, Mediaset e le soap opera, Silvio Berlusconi, i suoi spot e la fine delle ideologie, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e l’antimafia, o, ancora, cosa sarebbe l’economia senza il neoliberismo “da bere” di quegli anni.

La comunicazione

L’Italia in cui viviamo oggi è figlio degli anni Novanta, di Tangentopoli e di Fininvest. Si pensi alla politica: nelle ultime elezioni quasi tutti i partiti hanno puntato su slogan (credo, scegli, pronti), promesse irrealizzabili (blocco navale, flat tax con dubbie aliquote, investimenti a pioggia) e spot. Forse non lo sanno, ma, in questo, sono tutti nipotini e nipotastri di Berlusconi. Nel 1994 il muro e le grandi ideologie erano già solo un ricordo, Mani Pulite aveva spazzato via tutti i grandi partiti della “Prima Repubblica” e anche il Partito Comunista Italiano era dovuto diventare il Partito Democratico della Sinistra. Faceva allora capolino nei televisori degli italiani il doppiopetto e la voce schietta, settentrionale e pacata del Cavaliere. Non era come gli altri. Prometteva sì soldi e benessere, ma il vero prodotto era un altro: una storia, il sogno di una vita diversa. Compariva tra gli episodi di Beautiful o Dallas, che plasmavano l’immaginario degli italiani, in spot pubblicitari geniali, con musiche e calore familiare, quasi a dire: votami e sarai come me. Era finito il tempo delle tribune politiche e degli elzeviri, delle ideologie e dei dibattiti: nella comunicazione post ideologica è l’immagine a prevalere.

Gli italiani sognavano e avrebbero abboccato a qualsiasi cosa, dunque anche la comunicazione politica doveva essere puntuale, pubblicitaria. Messaggi brevi ed eloquenti (niente più dibattiti infiniti o disquisizioni filosofiche) in un’ottica comunicativa in cui privato e pubblico si equivalgono: se della vita privata di De Gasperi o Berlinguer non si sapeva praticamente nulla, delle mogli, fidanzate, case e amici di Berlusconi si sa invece quasi tutto. È un fenomeno che nasce anche grazie al progressivo alleggerimento di forme e con…

Andrea Potossi

Classe 2004, per Frammenti mi occupo di storia, storie e attualità. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.