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Jean-Luc Nancy, la pluralità, la differenza, la carne

Nella nostra esistenza la continua ricerca dell’altro che è in noi e dell’altro a noi più prossimo si pone come la continua ricerca di un’alterità irraggiungibile, inesauribile e inafferrabile completamente

12 minuti di lettura

Il suo cuore l’ha tradito, per l’ultima volta, portandocelo via. Il 23 agosto scorso è venuto a mancare uno dei più grandi pensatori e filosofi dell’eros del nostro tempo, Jean-Luc Nancy. Anime, pensieri, parole come le sue, però, resteranno per sempre. 

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Jean-Luc Nancy, filosofo della carne, colui che ha dato “corpo” alla differenza, agli scarti, ai margini che costituiscono la nostra anima esattamente come un corpo di carne. Nancy fa diventare questi margini materia su cui non solo poter indagare filosoficamente, ma da esaltare come ricchezza di esseri singolari e plurali, in costante relazione, lì dove questa relazione diviene il presupposto ontologico di un’esistenza degna. 

ph. Leonardo Cendamo

Nancy, la pluralità, la differenza, la carne

Il pensiero di Nancy si pone in netto contrasto con la tradizione precedente della filosofia solipsistica, rientrando nella più ampia corrente del decostruzionismo di cui fu capostipite Jacques Derrida. 

Decostruire per ricostruire non sulle rovine, ma accanto a quelle rovine; decostruire per vedere il mondo finalmente da prospettive differenti che non fossero solo quelle dell’io, ma ammettendo la possibilità che ci sia un altro io anche in se stessi. 

Stiamo chiaramente semplificando un discorso molto più complesso e che meriterebbe una trattazione a sé; ma in questa sede diremo semplicemente che, mentre Derrida opera sul linguaggio, Nancy traduce il pensiero decostruzionista nel corpo e nella sua più profonda quanto sublime materialità. 

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Per Jean-Luc Nancy ogni essere umano non è mai un essere singolare, che vive e agisce singolarmente o secondo delle leggi che possono essere ricondotte ad un unico schema di pensiero, né sociale, né morale, né ideologico e né tanto meno sessuale. 

Un essere umano, per dirla con le parole del pensiero di Nancy, è un essere singolare/plurale, in cui coesistono più dimensioni in continuo dialogo tra di loro e che non possono prescindere, per loro necessario desiderio di esistenza, le une dalle altre. Inoltre, non solo l’essere singolarmente appare già plurale, ma la sua pluralità è data anche dal necessario rapporto con l’altro.

L’altro non può essere distante, dissociato o lontano da noi, perché nell’altro si trova parte di noi e in noi parte di un altro che è già altro, nonostante lo si consideri banalmente e non esaustivamente io. 

Ma parte della grandezza di Jean-Luc Nancy e l’eredità più preziosa della sua ricerca durata per tutta la sua vita è l’aver traslato il concetto di differenza e di pluralità nella carnalità del corpo e del sesso e averli fatti assurgere a paradigmi di esistenza.

Perché l’esistenza umana così come teorizzata da Nancy è un’esistenza sessuata, che trova nel corpo, nella corporeità e nella carnalità il suo vero cardine ontologico.  

Corpus, la carne della differenza

E se dunque alla scrittura accade qualcosa, le accade solo di toccare. (…) non conosco scrittura che non tocchi. Forse, però, non è scrittura, ma rapporto, esposizione. Scrivere tocca il corpo, per definizione. (…) I corpi scritti, incisi, intagliati, tenuti in serbo come i codici di cui costituiscono i gloriosi engrammi: ma non sono il corpo moderno, il corpo che abbiamo gettato là, davanti a noi, che viene a noi nudo, ed escritto in anticipo da ogni scrittura. L’escrizione del nostro corpo è ciò per cui dobbiamo innanzitutto passare.

J.L.Nancy, Corpus, Cronopio, Napoli 2014, p.13

Siamo partiti decisamente in medias res con un estratto dell’opera di Nancy più evocativa, se consideriamo l’intera dinamica e retrospettiva di questo articolo: Corpus.

Corpus è un saggio snello, breve, ma che affronta in maniera dettagliata e incisiva il tema del corpo e ce lo presenta esattamente e pienamente dalla prospettiva di Nancy, come possiamo evincere dal brano. 

Secondo il filosofo il toccare l’altro avviene già attraverso la scrittura, come atto fisico dello scrivere, ma anche come atto fisico del parlare. Nel momento in cui io mi esprimo, nel momento in cui io esterno qualsiasi pensiero, osservazione, sentimento, in realtà io sto scrivendo perché sto imprimendo una traccia fisica e tangibile nel reale. 

È per questo che, come sostiene Nancy, l’atto dello scrivere tocca e si incide a fuoco sul corpo lasciandone dei segni indelebili. 

I nostri corpi sono segnati dall’esperienza dell’altro e dalla relazione con l’altro, motivo per cui il sesso non è mai una relazione neutra, come del resto nessuna relazione, ma maggiormente il sesso in quanto contatto totale, ma non completamente risolto, con l’altro. 

Secondo Nancy, quindi, la carne del corpo non può e non deve essere assolutamente considerata una parte inattiva della vita umana, come un peso morto, un qualcosa di assolutamente passivo e rispondente semplicemente alle nostre più basilari esigenze biologiche. Il corpo, la carne in quanto anche “solo” fisicità, sono da intendersi come componente attiva dell’esistenza umana e fondamento ontologico della stessa.

Proprio per via del fatto che siamo composti di un corpo organico di carne e sangue, la presenza del corpo nella nostra vita assorbe tutto ciò che ha intorno, non prevede vuoti, ma risignifica quei vuoti di intensità, desiderio e pulsione. 

E nel rapporto con l’altro si crea quella differenza incolmabile, data dall’essere altro con l’altro, che è impossibile da riempire, ma al massimo è possibile risignificare con nuovi orizzonti e possibilità di senso. 

L’esistenza, il sesso, la sex(sistance)

È proprio per i presupposti affrontati nel paragrafo precedente che con Nancy si può parlare di sexistence, ovvero dell’esistenza umana come accadimento intimamente legato e connesso alla dimensione della sessualità. E non stiamo parlando di dinamiche riproduttive, quanto invece proprio del fondamento stesso dell’esistenza umana. La sexistence è esserci attraverso il e nel sesso, con il proprio corpo, con il proprio io singolare/plurale e con una serie di altri io singolari/plurali con cui le nostre vite si intrecciano. 

La dimensione dell’esistenza umana, per Nancy, risulta così totalmente permeata dalla sessualità e dal sesso. È infatti nel sesso che un essere umano si costituisce come tale; nato da un rapporto sessuale, la sua vita è una continua ricerca di quella relazione primigenia da cui tutto è partito, da cui tutto è iniziato. 

Come sostiene lo stesso Nancy: 

Eppure sappiamo perfettamente che non ci è data alcuna prossimità senza che ci venga immediatamente sottratta più in là, in un’estraneità infinta. E sappiamo anche che non c’è “soddisfazione” per chi desidera non tanto appagarsi quanto desiderare ancora e sempre, di nuovo. (…)

Forse il sesso propone una cifra, se non la cifra di tale rinnovamento del desiderio, che in fondo non è altro che il desiderio stesso.

J.L. Nancy, Del sesso, Cronopio, Napoli 2016, pp.12-13

La nostra esistenza, quindi, segnata dal sesso, è un’esistenza in cui la continua ricerca dell’altro che è in noi e dell’altro a noi più prossimo si pone come la continua ricerca di un’alterità irraggiungibile, inesauribile e inafferrabile completamente. È per questo motivo che, il desiderio, interiormente, parte della dimensione dell’esistenza sessuale, ed è sempre presente nell’animo umano. 

Siamo soggetti e oggetti di desiderio perché, in verità, non riusciamo mai a prenderci del tutto, non riusciamo mai ad appartenerci completamente, ma questo avviene anche a partire proprio da noi stessi. Per questo ricerchiamo nel contatto, nel tocco e nel sesso, quel riconoscimento altrui che non sappiamo darci o che, comunque, risulta sempre non risolto nella sua pienezza e complessità. 

L’eredità di Nancy

Tutto il pensiero e l’opera di Jean Luc Nancy costituiscono un’eredità immensa per la nostra contemporaneità. Infatti, lì dove il sesso, la sessualità e l’esperienza del corpo sono abusati, declassati e privati di tutta la loro intrinseca ricchezza semantica, Nancy e il suo pensiero ci propongono un nuovo ordine e ci stimolano alla riflessione.

Per questo si pone l’urgenza di recuperare il pensiero del filosofo in un’ottica pratica e pragmatica, applicandola a tutti i turbamenti del nostro tempo, per porre un freno al disastro erotico che ci invade, talvolta, costretti a non sentire più i nostri corpi come mezzi per esprimere e trasmettere quel desiderio che non è solo legato al sesso, ma alla vita tutta.

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Antonella D'Eri Viesti

Classe 1990, millennial. Dopo il dottorato in filosofia e teoria dei linguaggi e gender studies decide di dedicarsi solo alla sua passione, la scrittura.
Content writer e blogger per mestiere.
La verità sta negli interstizi, nei margini e sui lati oscuri.
Tanti fiori, Nutella e caffè.

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