La solitudine di una sera estiva

Edward Hopper Summer evening (Sera d'estate) 1947 Olio su tela 76,7X106,2cm Collezione privata

Edward Hopper, Summer evening (Sera d’estate), 1947, Olio su tela, 76,7X106,2cm. Collezione privata

Una luce artificiale illumina una veranda che sembra essere l’unico, scarno palcoscenico, di una rappresentazione scenica muta. Ha una forma geometrica, ombreggiata dall’oscurità della notte che avvolge come un manto pesante la casa in stile american country. Una finestra tagliata a metà rivela una tenue fonte di calore, forse un lume riparato che, quasi timidamente, non vuole inserirsi nel verdognolo ristagno di una luce fissa. C’è un prato, sul lato destro, e ce ne si accorge soltanto in un secondo momento, dopo aver puntato bene lo sguardo, giacché il buio è così penetrante da rendere quella sottile striscia di terra illuminata quasi una nota stonata in un concerto armonico.

Solo che qui a suonare non ci sono violini, clavicembali o flauti. A riecheggiare è un assordante di silenzio, di quelli in cui le attese sono svanite e resta solo la solitudine, ingombrante, a unire e al contempo separare due persone che si trovano accanto pur non avendo nulla da dirsi. È la cifra stilistica di Edward Hopper, il pittore della solitudine della vita americana moderna, l’artista dei volti vuoti, degli occhi persi, dei sorrisi mozzati.

I soggetti di questa tela, dal titolo solo apparentemente sereno (Summer evening) sono un ragazzo e una ragazza vestiti secondo la moda dei tardi anni Quaranta. Poggiano sulla balaustra, lui con il braccio ripiegato sul petto e la bocca socchiusa e lei con le mani poggiate all’indietro, in una posa che sembra ricordare quella dell’ascolto, sebbene la mancanza di parole si percepisca al primo sguardo. Dagli appunti del Record Book dell’autore si apprende che «she is standing out of matrimony», ma di chi? Del suo amato? Si tratta di un sogno spezzato o di una semplice festa nuziale in cui sentirsi, in ogni caso, fuori posto?

Non lo sapremo mai. Il silenzio di Hopper può avere le risonanze emotive più varie; impressionante e solenne a volte, insopportabile e misterioso altre ma sempre, comunque, portatore di estrema solitudine. A essere fermato, come in un’istantanea, è un momento particolare, che ha i connotati dell’eternità. E, sebbene il pittore tenesse a sottolineare che «Non sono le figure che mi interessano, ma la luce che penetra, e la notte intorno», quello che resta è un assoluto senso di vuoto dinnanzi al profondo isolamento dei personaggi. Una poesia silenziosa, uno scavo nel buio dell’animo umano che, ieri come oggi, ha sempre, in sé, la terribile paura di esser solo.

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