«Les Demoiselles d’Avignon» di Picasso, pietra miliare del Cubismo

Se si pensa all’arte del Novecento, il pensiero corre subito allo spagnolo Pablo Picasso, padre del Cubismo e artista simbolo delle Avanguardie. La sua carriera artistica è contraddistinta da una continua sperimentazione di più stili e tecniche. I critici sono concordi nel ritenere che la stagione cubista comincia nel 1906 con un’opera monumentale: Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, opera oggi esposta al MoMA di New York.

«Les Demoiselles d’Avignon» di Picasso: analisi dell’opera

Les Demoiselles d’Avignon raffigura l’interno del bordello in Carrer d’Avinyó, a Barcellona, che dà il titolo del quadro. Cinque ragazze si offrono allo sguardo dello spettatore, così come di solito si offrono ai clienti. Con questo espediente, Picasso ci calamita dentro l’opera, rendendoci a tutti gli effetti parte del dipinto: fosse un film, potremmo parlare di rottura della quarta parete.

Ciò che colpisce al primo sguardo è la totale assenza di prospettiva e, soprattutto, l’incastro dei diversi piani: se osserviamo, per esempio, la ragazza accovacciata in basso a destra, vediamo che il corpo è voltato di schiena, ma il viso è disposto frontalmente. È nato il Cubismo, che fa dell’incastro dei piani prospettici la sua filosofia. Tramonta in via definitiva l’idea che l’arte debba imitare la realtà: se nel mondo reale non si può vedere un oggetto da più angolazioni nello stesso momento, questo diventa possibile su una tela.

Sempre in quest’ottica, con Les Demoiselles d’Avignon Picasso punta a un’estrema semplificazione delle linee e dei colori, in opposizione ai dettami delle accademie. L’arte, secondo il pittore spagnolo, deve tornare alle origini. Il quadro diventa quindi un’occasione per rendere omaggio all’arte antica o “primitiva”: il volto della ragazza a sinistra, di profilo, rimanda all’arte egizia, quelli delle due ragazze centrali richiamano l’arte iberica preromana, mentre quelli delle ragazze più a destra ricordano molto le maschere tribali africane.

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Quest’opera, inoltre, può definirsi innovativa perché Picasso riprende temi cari ad altri artisti e li rielabora in modo personale. Per esempio, ritroviamo un simile gruppo di donne nude nel Bagno turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres, artista che fa convivere influssi neoclassici e romantici. Il tema delle due opere è simile, lo stile agli antipodi. Picasso si allontana molto anche da artisti a lui coevi, come il postimpressionista Paul Cézanne. Lo spunto delle Demoiselles d’Avignon rimanda a quello delle Grandi bagnanti di Cézanne, realizzato all’incirca nello stesso periodo, ma l’effetto finale è sensibilmente diverso.

A proposito di Pablo Picasso

Il talento di Pablo Picasso (1881-1973) si manifesta fin dai primi anni della sua vita, con esordi nel segno della tradizione verista spagnola. Le opere dei primissimi anni del Novecento vengono raggruppate in due periodi: quello Blu (1901-1904), di cui sono protagonisti i poveri di Parigi, e quello Rosa (1904-1906), ispirato al mondo circense.

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È però grazie al Cubismo che Picasso raggiunge la sua enorme popolarità. Distinguiamo un Cubismo analitico da uno sintetico. Al centro del primo, che Picasso abbraccia fra il 1909 e il 1912 e che è figlio del suo sodalizio con Georges Braque, vi è la rappresentazione da svariati punti di vista di uno stesso soggetto. Il secondo, invece, caratterizza la produzione di Picasso fra il 1912 e il 1917 ed è contraddistinto dall’ingresso in senso fisico della realtà nell’arte attraverso la tecnica del collage. In Natura morta con sedia impagliata (1912), per esempio, Picasso non dipinge una sedia, ma attacca alla tela un pezzo di tela cerata che rimanda al canné della sedia. L’arte non imita più la realtà: è ormai la realtà a diventare arte.


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Francesca Cerutti
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