Lo spazio che ci osserva: il progetto Litura

Con l’annuncio della nuova fase per l’emergenza Covid-19, nonostante le incomprensioni e la difficoltà nel capire le varie categorie a cui è permessa la riapertura e lo spostamento, sembra che il nostro paese si stia rimettendo in moto, con le dovute cautele, dando un barlume di speranza di ritorno alla normalità.

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I settori che non risentono delle incomprensioni sono quelli del teatro, del cinema e delle discoteche. Per loro la situazione è chiarissima: non riaprono, non a breve. Purtroppo non si vede ancora la luce in fondo al tunnel della quarantena per i lavoratori dello spettacolo e dell’industria cinematografica, e mentre per il cinema è ancora possibile distribuire i prodotti, al teatro manca l’elemento essenziale: la messa in scena viva, presente.

Il teatro vuoto del progetto Litura

Per quanto possa essere magico, in questo preciso momento l’immagine di un teatro vuoto è la cosa che angoscia di più tutte le maestranze che si adoperano nell’ambito della rappresentazione dal vivo.

A questo proposito presentiamo il progetto Litura di Alessandro Paschitto in collaborazione con lEx Asilo Filangieri. Ecco come il regista presenta il suo progetto:

«Principia così: un teatro vuoto. Uno spazio scenico deserto. Una camera che lo riprende in diretta, h24, ininterrottamente. Un contatore che segna mesi, giorni, ore, minuti e secondi. Tutto il tempo trascorso dal momento in cui quello spazio è rimasto vuoto, disallestito, abbandonato. »

Potrebbe sembrare una lamentela o una critica allo stato in cui verte il mondo del teatro, ma non è così. Con questo lavoro si vuole sfruttare una situazione contingente a favore di quello che succederà dopo; è un progetto che si avvale di queste ristrettezze come trampolino di lancio per delle riflessioni nuove.

Una scelta

Il teatro costretto nel vincolo del vuoto diventa spazio di osservazione. Siamo sempre abituati a vederlo vissuto, calpestato, agito da altro e da altri, ma oggi ci viene mostrato nel suo scheletro più profondo. È un privilegio per il pubblico poter vedere un palcoscenico nudo e aperto nella sua essenza più meccanica, ma non per questo senza vita e senza azione.

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Durante l’arco delle giornate potremo vedere come lo spazio cambia, si trasforma al muoversi della luce, del vento, delle ombre; come se il teatro nel suo aspetto più materico fosse immerso nella vita del mondo.

Progetto Litura: un lavoro sullo sguardo

LITURA s. f. [dal lat. litura , der. di linĕre «ungere, spalmare», part. pass. litus]. – Termine con cui i Romani indicavano la cancellazione dello scritto (su tavolette di cera rispalmando, su iscrizioni tombali con scalpello etc). Nel linguaggio dei filologi: cancellatura su codici.

Si sceglie questo nome per un progetto che vuole puntare allo scavo, alla pulizia dello spazio per poter indagare lo spettatore. Ci si chiede cosa richiama lo spazio, cosa si mostra davanti agli occhi quando vediamo uno palcoscenico vuoto. Si passa da essere osservatori a osservati: che cosa portiamo noi in questo teatro? Che cosa vorremmo vedere? Lo spazio vuoto può sempre portare a un nuovo inizio, basta permetterglielo.

L’importanza del mezzo

Litura non vuole essere un progetto sostitutivo a uno spettacolo dal vivo, esso è nato come progetto in streaming online fin dal principio. La natura dei due avvenimenti è diversa, ma non per questo di differente efficacia. Come si è detto non si vuole lavorare in aggiunta, ma in sottrazione sfruttando la situazione; gli unici mezzi disponibili sono una telecamera e un palco vuoto e da questi si fa nascere una riflessione che può essere di qualsiasi tipo a seconda degli individui, purché provochi una reazione.

L’opera che andremmo a vedere se i teatri fossero aperti non conta davvero in sé e per sé, è quello che eravamo prima e quello che saremo dopo a fare la differenza. Questo palco nudo ci dà questa idea alla Schrödinger: il teatro vuoto è sia il prima che il dopo di uno spettacolo, sta a noi decidere quale dei due momenti stiamo vivendo.

Immerso nell’attuale

Quindi questo progetto non vuole imporsi come attacco a una situazione di indigenza del teatro, ne è semplicemente il riflesso. Meno mezzi si possono avere e più si dovrà lavorare di lima. L’angoscia sarà più alta quando non si potrà più scavare, semplificare e sacrificare. Ridotto al suo essenziale, il teatro può ancora comunicare tantissimo, e sempre lo farà.

Asilo Filangieri è uno spazio polifunzionale che si interroga da sempre su forme di sostegno agli artisti incentrate su pratiche solidali, scambio di competenze e messe in comune dei mezzi di produzione. L’Asilo è una comunità che continua a dotarsi di spazi di sperimentazione artistica e politica aperta a tutti. Un invito a lavorare in comunità per poter ottenere quello di cui gli artisti necessitano, che non è un pretendere cose ulteriori, ma un richiedere che non vengano fatte ulteriori decurtazioni al mondo dello spettacolo dal vivo.

Con la speranza che si possa riempire presto, la ripresa in diretta del Progetto Litura:


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Marialuce Giardini
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