Milano Fashion Week: la ricerca dell’estetica perduta

Dopo aver finito la stesura di questo articolo, con buone probabilità mi ritirerò nella mia camera recitando un mea culpa e battendomi pugni al petto per espiare il mio peccato. Da seguace della dea Estetica non posso però non intraprendere una crociata contro quanto visto nell’ultima Milano Fashion Week.

Milano Fashion Week


La modella con “tre seni” di GCDS. Credits: Rivista Studio

Sappiamo bene che la sartorialità italiana ha da tempo venduto la sua anima al diavolo del mercato, ma mai era stato più evidente come in queste ultime collezioni.

Originalità o massificazione?

Nel mio modesto parere, il concetto di moda è sintomatico di creatività, veicolo di un’espressività individuale estremamente potente. Le maisons nostrane però sembrano non pensarla come me, rendendo l’abbigliamento una divisa che livella tutti gli individui condannandoli a servire uno stile che non è il loro.

La mancanza di originalità è palpabile, tutto ciò che ha sfilato in passerella alla Milano Fashion Week è roba già vista, e che vedremo e rivedremo all’infinito nei prossimi mesi. La mia cacofobia non può sopravvivere a tutto questo!

Milano Fashion Week

Uno dei capi della nuova collezione MSGM. Credits: Vogue[/caption]

Non sempre il nuovo è sinonimo di bello

Ma procediamo per gradi. È ben noto che il fashion system sia proiettato verso un progresso continuo, cercando nuove forme da plasmare. Bisogna però ricordare ai cari signori e signore che ci vestono (perché, credeteci o no, sono loro a riempire i nostri armadi) che non sempre il progresso è sintomatico di nuovo, e che conseguentemente, non sempre il nuovo è sinonimo di bello.

A tal proposito, perché non prendere in esame il caro vecchio concetto di femminilità che le nostre amate pseudo femministe hanno così delicatamente sbranato? Essere donne emancipate, forti e consapevoli, non implica rinunciare a quelli che sono i tratti costitutivi del nostro sesso: la delicatezza, l’eleganza, la raffinatezza.

Da che il mondo è mondo la donna ha portato nel suo grembo il feto della bellezza, sapientemente portato alla vita dalle maieutiche capacità degli artisti. Perché quindi privarci di questa femminilità? Vediamo abiti che, secondo le opinioni degli ormai onnipotenti fashion blogger, sono realizzati per le donne forti. Ah, davvero? Perché se è così devo ammettere, con rammarico, di non essermene accorta. Quindi, se ho capito bene, una donna che vuole essere percepita e considerata come tale deve vestirsi male? Dove sono l’armonia e la sinuosità negli abiti di Prada, usciti da un venerdì sera degli anni ’80 e finiti per sbaglio nell’era della plastica?


Prada SS 2019. Credits: Vogue

Stiamo andando alla deriva

Vogliamo parlare dei simpatici abiti a frange di MSGM che spontaneamente fanno riaffiorare nella mia mente i rulli dell’autolavaggio? E GCDS, dove lo mettiamo? Il marchio sembra aver fatto suo il termine gender equality, non facendo nemmeno una minima distinzione fra l’abbigliamento maschile e quello femminile! 

Versace, che di solito osanno per le splendide creazioni, ha realizzato una collezione priva di carattere, quando invece avrebbe potuto creare un’ultima, grande e trionfante linea prima della vendita all’americano Micheal Kors. Ahimé, ogni lasciata è persa, e qui si è proprio andati alla deriva.

Milano Fashion Week


L’abito da sposa Moschino indossato da Gigi Hadid. Credits: Corriere della Sera

La rivincita finale

Però c’è stato anche qualche momento di luce alla Milano Fashion Week, come la coloratissima collezione di Moschino e il suo meraviglioso abito da sposa con tanto di farfalle svolazzanti a metà strada fra le Bucoliche di Virgilio e Candy Candy. C’è l’eleganza sobria di Fendi, ma con un direttore creativo come Karl Lagerfeld, sorge spontanea la domanda, ti piace vincere facile? Ci sono poi Dolce&Gabbana, che rimangono forse l’ultimo baluardo di italianità nel panorama della moda.


Dolce & Gabbana SS 2019. Credits: Vogue

Sebbene dopo le loro magnifiche e quasi divine collezioni di alta moda (che beffano senza ritegno la spocchiosa Haute Couture parigina) sia difficile accettare la pseudo sobrietà del loro pret-à-porter, almeno possiamo ammettere che loro un’estetica ce l’hanno. Infine, c’è la classicità di Giorgio Armani, che è sempre la classica classicità di Giorgio Armani, che mai delude quanto, però, mai osa.

Ora pro nobis!

La delusione più grande? Alessandro Michele, profeta dell’estetica del futuro che, senza pietà, strappa all’Italia la sfilata di Gucci trapiantandola a Parigi. Caro Alessandro, sarai pure il novello professor Keating alla guida di una strampalata setta dei poeti estinti, ma certe cose, per dirle a modo tuo, sono intouchables.

Mi ritiro ora, con tanta delusione, e dopo litanie di pentimento, mi rivolgerò ai beati Stefano e Domenico, intonando un melanconico (ma carico di speranze) «Santa moda ora pro nobis» .

Anna Maria Giano

Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.
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One Comment

  • Avatar Valentina ha detto:

    Purtroppo non sono d’accordo. Hai ragione dicendo che l’eleganza e la grazia sembrano essere spariti dalle passerelle milanesi ma questo non vuol dire che non esistano più. Ogni stilista ha il proprio stile e dovrebbe cercare di adattarlo ai tempi e alla casa per cui disegna. I tempi sono nettamente cambiati e anche gli stilisti più anziani (Armani e Prada) cercano di rinnovarsi per rispondere alle richieste dei più giovani. Perché oggi sono loro che dettano le “regole”. Gli influencers sono sempre più giovani, hanno appunto sempre più influenza e sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. E la novità la trovano nello strano.
    L’eleganza come dicevo non è sparita. Semplicemente è portata avanti da case meno note o straniere. Chloé ne è un esempio, Céline era un esempio fino a ieri, quando il nuovo direttore creativo ha fatto sfilare una collezione che non rispecchiava per niente il brand bensì il proprio gusto.
    Mi dispiace che Moschino e Dolce & Gabbana siano visti come l’ultima risorsa. Purtroppo per questa collezione di Moschino il direttore creativo ha deliberatamente rubato le idee di una giovane stilista che aveva mostrato le proprie creazioni alla casa quindi la creatività non è presente. Dolce & Gabbana invece a mio parere sta facendo sfilare gli stessi vestiti con il medesimo concetto da troppe stagioni ma questo è il problema minore. Essere un bravo stilista ha meno valore se si è una cattiva persona. E Stefano Gabbana si è rivelato tale molteplici volte. Esempi sono gli orribili commenti che ha pubblicato sotto i post di celebrità tra cui Chiara Ferragni e Selena Gomez.
    Ti assicuro che l’eleganza che cerchi tornerà presto a sfilare perché la moda è un fenomeno circolare. Per il momento devi però cercarla in brand meno conosciuti o stranieri.

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