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La “nuova prospettiva” nella Pala di San Zeno del Mantegna

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La maestosa Pala di San Zeno, realizzata da Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506) dal 1456 al 1459, rappresenta un unicum per la storia dell’arte, non tanto per il tema o per i personaggi della scena, ma per il carattere rivoluzionario della sua rappresentazione dello spazio e della prospettiva. Tale struttura monumentale e straordinaria che attraverso una loggia si affaccia su un paesaggio magistralmente realizzato è incastonata nell’altare maggiore della Basilica di San Zeno di Verona.

Mantegna, artista prediletto delle corti italiane, tra cui Mantova e Ferrara, supera i cognati e il padre Jacopo, Gentile e Giovanni Bellini, viene definito un vero e proprio genio grazie a alla sua grandiosa dote di invenzione, ovvero inventio, cioè di definizione del carattere e del linguaggio dell’opera.

In questa Pala, la cornice lignea è l’elemento fondamentale per la definizione dello spazio architettonico della scena mentre il pavimento e il soffitto a cassettoni donano profondità alla produzione. Le quattro colonne scanalate dividono la Pala di San Zeno in tre parti e reggono un piccolo frontone sovrastato da una cimasa ad arco. Secondo Matteo Ceriana in Annali di Architettura, Mantegna è stato capace di restituire in toto la struttura architettonica antica. A differenza di Masaccio e della Flagellazione di Cristo (1453) di Piero della Francesca, Mantegna pone le basi della prospettiva, non c’è nulla di artificiale nelle sue scene, ma viene rappresentato il reale. La sua rottura si esprime anche attraverso il definitivo abbandono della prospettiva focale rinascimentale e dello spazio unitario: la Madonna con il bambino non concentra infatti su di sé tutta l’attenzione dello spettatore, in quanto la vera protagonista della pala è la stessa struttura architettonica, ricca di dettagli, adornata dalle trabeazioni e dai medaglioni inseriti sui pilastri che rimandano in particolare allo stile classico dell’altare maggiore della Basilica del Santo a Padova realizzato da Donatello.

Dal punto di vista figurativo, la Vergine con il bambino siede al centro su di un imponente scranno, circondata dai santi Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista, Zeno, Benedetto, Lorenzo, Gregorio Magno e Giovanni Battista, disposti a semicerchio. Ricchi festoni di frutta e foglie guarniscono la scena, mettendo in evidenza i dettagli dal colore rosso che rappresenta la passione di Cristo. Inoltre, il particolare del numero 1443, che possiamo intravedere attraverso il tappeto di gusto esotico spiegato ai piedi del trono della Vergine, non indica la data di realizzazione, come si potrebbe pensare. Si tratta, in realtà, dell’anno in cui Gregorio Correr, committente dell’opera e nipote del cardinale Antonio Correr, viene fatto Abate commendatario di San Zeno, occasione per la quale decide di far realizzare l’ambiziosa pala.

Non di minore importanza è la predella delle tre scene che sintetizzano il messaggio cristiano: Orazione nell’orto, Crocifissione (che possiamo confrontare con la Crocifissione di San Salvador di Giovanni Bellini), e Resurrezione di Cristo. Le tre rappresentazioni si trovano oggi in Francia, la Crocifissione presso il Musée du Louvre di Parigi, mentre le altre due presso il Musée des Beaux-Arts di Tours, tutte confiscate in Italia da Napoleone nel 1797. Oggi, presso la Basilica a Verona è esposta la copia della predella realizzata da Paolino Caliari nel 1815 circa.

Pala di San Zeno
Pala di San Zeno, Andrea Mantegna, 1456-1459, tempera su tavola, Basilica di San Zeno, Verona – fonte: www.wikipedia.it

 

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Valentina Cognini

Nata a Verona 24 anni fa, nostalgica e ancorata alle sue radici marchigiane, si è laureata in Conservazione dei beni culturali a Venezia. Tornata a Parigi per studiare Museologia all'Ecole du Louvre, si specializza in storia e conservazione del costume a New York. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.

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