PENDULUM

«PENDULUM»: indagine tra velocità e lentezza

Elogio moderno della velocità

Il parametro moderno del successo sembra uno soltanto: la velocità.

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«Tutto sembra essere in movimento. Tutto finisce in fretta e ricomincia da capo ad una velocità supersonica». Inizia così Urs Stahel, curatore della mostra, alla conferenza di apertura di PENDULUM, inaugurata lo scorso 4 ottobre alla PhotoGallery del MAST di Bologna e visitabile fino al 13 gennaio 2019.

È una riflessone profonda sul nostro tempo, tra velocità moderna e il ricordo della lentezza. Due elementi, in perenne contrasto e convivenza nei lavori di 65 artisti e 250 opere selezionati e esposti fino al 13 gennaio al centro culturale bolognese che per l’occasione, festeggia anche 5 anni dall’apertura al pubblico.

Dinamismo frenetico

Un tempo ci si prendeva il proprio tempo, era un tempo lento, come una convalescenza. Nell’era moderna questa scansione temporale è stata cambiata, quasi invertita. I parametri stessi della vita sono cambiati. Gli eventi tendono a spingersi l’uno con l’altro.

La produzione eccelle, ma il tempo?

A questo dinamismo dal ritmo incessante, si contrappone un ritmo fermo: quello dei flussi migratori. Stahel ne è certo, l’unica velocità moderna l’unico ambito in cui non vogliamo velocità e che quindi blocca gli uomini è la migrazione, forse riducendo la storia dell’uomo a poche pagine di un libro e non pensando che il genere umano è nato dai flussi di emigrazione e immigrazione.

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Una corsa contro il tempo

Il progresso oggi è spesso associato a forme di salvezza fasulle. Corre, e la velocità diventa il motore magico del capitalismo.

Tutti noi ci troviamo a alimentare la velocità e ad esserne parte. Tutti ci specializziamo a essere velocissimi indotti a “fare” una cosa, ancora prima di pensarla. Siamo le merci mobili che consumiamo e le persone che soddisfano il movimento.

Come un PENDULUM che oscilla

L’intento, sottolinea Urs, è mostrare la dissonanza stridente tra le opere messe in mostra, che danno energie contrastanti. La rapidità dell’evoluzioni nella tecnologia contrapposta alla migrazione che vive lenta, come nelle fotografie esposte, nei migranti nomadi contrapposti alla luminosità degli alberi di arancio.

Il pendolo diventa simbolo del tempo che passa, di un punto di vista mutevole. I pendolari sono la personificazione di qualcosa che oscilla dalle periferie alla città. Metafora di un traffico che non si può fermare. Il lavoro di Jacqueline Hassink, London 32, sottolinea il sentimento del pendolare in 7 città sparse per il mondo, che in mostra viene esaltato su schermi che assomigliano a grandi cellulari.

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Nelle scene metropolitane di David Goldblatt invece, o di Helen Levitt, ci sono i primi accenni di una necessità di movimento e sperimentazione di nuove velocità per i passeggeri protagonisti.

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I migranti dal sud in Stazione Centrale di Milano di Mimmo Jodice, i pali dell’elettricità di Tina Midotti, i mercati di Lewins Hine. Le stazioni di O. Winston Link e quelle di Alexey Titarenko. E i lavori dei contemporanei Floto + Warner, Vincent Fournier. Non per ridurli a dei simboli inconsistenti ma solo per citare la vastità di opere presenti. Importanza viene data anche a molte fotografie anonime.

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Richard Mosse riesce, con il suo 7 metri di opera fotografica, a registrare il trasporto mondiale delle merci che si spostano e container per i migranti, immobilizzati dalla loro condizione sociale di nomadi. Velocità e lentezza nella stessa immagine. 

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Avere una macchina è segno di status sociale. La costruzione delle auto e ancora, quella delle strade, ha permesso ai fotografi dell’epoca di studiare un nuovo mondo. Lo sa bene Luciano Rigolini che davanti al suo trittico in serie di automobili incanta lo spettatore come di fronte ad una catena di montaggio. Come Robert Doisneau, famoso per il bacio a Parigi, ma non solo, si specializza nella produzione delle automobili come Renault e le ritrae nella Francia degli anni ’40.

Un futuro incerto

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L’ultima foto della mostra come a rappresentare i rottami della società ci fa chiedere dove ci porterà questa velocità? PENDULUM prova ad indagarlo.

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MAST
via speranza 42, Bologna
4 ottobre – 13 gennaio 2018
www.mast.org

Ingresso Libero

Orari di apertura
Martedì-Domenica 10.00\19.00

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Fausta Riva

Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.