Il ponte giapponese: Claude Monet e la finestra sul paradiso

Il ponte giapponese, conservato a Parigi presso il museo d’Orsay, è uno dei quadri più famosi del pittore impressionista Claude Monet (1840-1926). Questo dipinto del 1899 appartiene al tardo periodo della carriera artistica del francese, quando decise di comprare una proprietà della pittorica cittadina di Giverny. In questo villaggio della Normandia, situato a metà via tra la grande Parigi e l’amata Rouen, spese gli ultimi quarant’anni della sua vita assieme alla seconda moglie e alla figlia.

La magnifica residenza sviluppata in lunghezza e articolata in due piani, si rivela essere un vero e proprio forziere di tesori: il piano terreno e il primo piano presentano un’innumerevole raccolta di quadri del paesaggista giapponese ottocentesco Utagawa Hiroshige (1797-1858), a quali si aggiungono due intere pareti ricolme di quadri con i soggetti più conosciuti dell’impressionista nel suo studio privato. La presenza del paesaggista giapponese testimonia il grande impatto che ebbe l’arte giapponese nella formazione del parigino.

Monet ponte giapponese

Nella verde cittadina normanna Monet creò un giardino che si estendeva davanti alla casa e proseguiva oltre una grande strada, che tagliava in due il terreno. Egli si occupò personalmente della progettazione del giardino contenente piccoli corsi d’acqua, uno stagno con ninfee e circondato da salici piangenti, spiazzi dedicati al riposo e all’ammirazione della natura; il tutto contornato da un’innumerevole varietà di fiori e di piante. In questa magica cornice la pittura en plein air arriva al suo acme nei dipinti rappresentanti questo giardino, idillico hortus conclusus.

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Frequente tra gli impressionisti era la rappresentazione del medesimo soggetto in diverse situazioni, come differenti ore della giornata o durante le quattro stagioni, per poter ricavare tutti gli innumerevoli cambiamenti della luce e dei colori. Arrivavano a realizzare veri e propri cicli di studi rappresentanti un unico soggetto. Alcune delle serie di dipinti più famosi realizzate da Monet sono quelle rappresentanti la cattedrale di Rouen e le grandi ninfee.

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Immerso nella lussureggiante vegetazione anche il ponte di legno in stile giapponese diventa protagonista di un’indimenticabile ciclo di dipinti che rappresentano il soggetto in varie stagioni, con vari colori dominanti. Il ponte funge da passerella sul piccolo specchio d’acqua, caratteristica è la presenza delle ninfee, pianta molto amata da Monet, tanto da diventare il centro della sua poetica per tutti gli anni di Giverny.

Sulla costruzione lignea si mescolano le luci del sole, i riflessi dell’acqua e il verde della vegetazione circostante. I meravigliosi effetti di luce rendono possibile integrare alla perfezione l’immagine ideale, l’immagine reale e quella artificiale in un unico scenario che lascia con il fiato sospeso. Il fondo dello stagno è reso chiaramente visibile, tecnica tipica di Monet in cui unisce tre momenti in un solo istante: l’effetto della profondità dell’acqua, l’effetto del riflesso della vegetazione e l’effetto della superficie liquida.

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Lo spazio è continuo e infinito, dove la linea dell’orizzonte e la prospettiva sono totalmente assenti; e il cielo e l’acqua si confondono in un movimento osmotico che porta ad un’armonia lirica dettata dai colori puri e luminosi.

Nel ponte giapponese di Monet ritroviamo lo stile impressionista nelle pennellate veloci, intense e in diverse direzioni, che donano movimento alla rappresentazione rendendola viva. Il paesaggio produce nello spettatore un profondo senso di quiete e di tranquillità, una pace interiore che si può trovare solo in paradiso.


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Silvia Gastaldo

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