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«Portiamo il teatro a casa tua»: intervista a Mariagrazia Innecco

10 minuti di lettura

Nel precedente articolo Quali sono le piattaforme per guardare il teatro online? vi abbiamo segnalato, tra gli altri, Portiamo il teatro a casa tua, il progetto di Mariagrazia Innecco, scrittrice e amante del teatro. Abbiamo chiacchierato con lei a proposito della nascita del suo progetto e di come questa modalità potrà essere una buona risorsa per il teatro anche dopo la pandemia.

Da cosa è nato questo progetto? Cosa ti ha spinto a creare “Portiamo il teatro a casa tua”?

Il progetto è nato dal mio amore per il teatro, mi piace ospitarlo a casa mia. Io lo facevo già da un po’ di anni con una certa regolarità, ho ospitato nel mio salone un numero cospicuo di spettacoli, si è creata così una rete di attori che si sono passati la parola e le informazioni. Ne è nato un ambiente simpatico, queste serate diventavano momenti conviviali in cui il clou era il teatro. Coinvolgeva tutte le generazioni: i giovani che arrivavano avevano un vero desiderio di cultura e i più grandi mi dicevano che apprezzavano dialogare con tante persone diverse.

Poi cosa è successo?

È iniziato questo periodo, il 5 marzo ho fatto l’ultimo spettacolo e poi abbiamo chiuso. Il 15 giugno ho riaperto con le misure di sicurezza richieste per poi richiudere a luglio per il periodo estivo. A settembre ho riprogrammato tutte le date, pensando che tornasse tutto normale. A ottobre ricominciano i venti di chiusura, a quel punto avevo ripreso le serate dal vivo, magari con due repliche una in fila all’altra. Gli attori lo facevano volentieri. Poi hanno aggiunto altre regole e abbiamo dovuto chiudere di nuovo. Il 14 ottobre mi è venuta in mente una bella ipotesi di modifica della modalità: ho proprio visto un uomo che con la macchina da presa riprendeva lo spettacolo. Ma come potevo fare? Era un mondo nuovo per me.

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Locandina di “U pescispada”
Fonte: Facebook/Portiamo il teatro a casa tua

A questo punto Mariagrazia Innecco ci racconta di come ha contattato un regista teatrale suo amico, il quale ha visto la possibilità di fare le riprese nello spazio disponibile e ha accettato di collaborare al progetto. I video sono fatti con due telecamere, una fissa davanti allo spazio scenico e una a lato, usata anche per i primi piani.

Quindi una volta che vi siete assicurati che fosse tutto in regola, siete partiti subito?

Io avevo un problema da risolvere prima, non potevo non chiedere un contributo agli spettatori. Certo, avrei potuto fare la mecenate per amore, ma avrebbe significato dare un limite di tempo al progetto. Non facendo pagare lo spettatore non si intercetta chi ha veramente voglia di vedere quel lavoro, non si avvia un processo. È venuto in ausilio un amico regista, Alberto Oliva, che mi ha detto che avevo un non-problema.

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Questi registi hanno sempre la soluzione che noi non vediamo

Sì esatto, è arrivato con il consiglio del secolo: mi ha consigliato di scrivermi il progetto, piccolo, di raccolta fondi legandomi a Produzioni dal basso. Sono andata a vedere il sito dove si possono fare le donazioni. Io ho preparato una raccolta per un progetto di dieci mesi. Nel giro di due giorni avevo già 1000 euro per il mio progetto. Allora mi sono inventata le ricompense per i donatori che funzionano come se fossero i biglietti.
(in fondo all’articolo le informazioni sulle modalità delle donazioni, nda)

Quale sarà il nuovo spettacolo disponibile online?

Il 25 Marzo andrà in scena La donna più grassa del mondo prodotto dal centro teatrale Mamimò di Reggio Emilia, con loro farò anche un’altra ripresa il 17 giugno. Ho già provato a trasmettere uno spettacolo fatto in un’altra regione, era U Piscispada dal Teatro Gulliver di Rende e ho visto che questa multiculturalità piace. La possibilità di vedere uno spettacolo di un’altra regione è interessante per il pubblico. Lo spettacolo deve essere recitato per l’occasione, ovviamente. Non vogliamo una registrazione vecchia, ma una registrazione ad hoc di buona qualità. Così si fa lavorare l’operatore e gli attori.

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La locandina de “La donna più grassa del mondo”
Fonte: Facebook/Portiamo il teatro a casa tua

Certo, serve anche per ridare, molto idealmente, la sensazione di qui e ora dello spettacolo dal vivo

Esatto, ad esempio una cosa che non voglio è che le riprese siano fatte in un giorno a caso e poi il video venga mandato il giorno stabilito. Facciamo lo spettacolo che sia finito, bello. Io faccio una introduzione al video per dare una idea di continuità anche agli spettatori che venivano anche prima della pandemia. Cerco di ricreare le stesse vibrazioni, è importantissimo questo effetto evocativo. Al filmato spesso facciamo seguire un momento di dialogo con gli attori.

Quindi la ripresa video è ancora un limite o può diventare un mezzo utile in futuro?

Secondo me non è un limite, anzi io vorrei realizzare spettacoli nelle varie regioni e poi portarli sulla piattaforma, creare una rete che vada oltre i limiti regionali, grazie proprio al medium video. Ci sono due possibilità: fare come il teatro di Sondrio che ha regalato l’Otello di Carlo Decio alla popolazione, che però ha ottenuto solo 200 visualizzazioni, sono relativamente poche per uno spettacolo gratuito, questo significa che se non si crea il substrato di collettività anche il teatro regalato non attira. Io ad esempio sono sicura che i 60/70 spettatori li ho per pagare lo spettacolo. Dunque l’altra possibilità più efficace è richiedere un pagamento: se si fa pagare il pubblico si va a intercettare quelli a cui interessa davvero lo spettacolo che io offro. Secondo me anche i teatri dovrebbero fare gli spettacoli e poi venderli a qualcuno, oppure farli pagare ai loro spettatori sulle loro piattaforme. Secondo me sarebbe utile che ogni tot facessero uno spettacolo intero con un calendario fornito perché, ad esempio, se io ne avessi fatto solo uno al mese il progetto non sarebbe cresciuto.

Sicuramente gli spettacoli che offri sono tanti e molto diversi, incontrano molti gusti del pubblico.

È vero, io voglio assicurarmi che il mio pubblico si senta bene, che sappia che qui si può accomodare e che può vedere tante cose diverse e nuove, contemporanee. Penso che se cambia il mondo, cambia il teatro o almeno deve cambiare. Dobbiamo lavorare con i testi di oggi, Shakespeare non smetterà mai di essere messo in scena e nemmeno il teatro classico. Anche la modalità online deve essere studiata bene, deve offrire una buona qualità. Per me il centro è il pubblico. Abbiamo moltissimi attori giovani che non possono provare all’infinito senza andare in scena e quindi offrirgli di andare in scena col video sarebbe un buon inizio. Quello che serve, però, è il pubblico. Dobbiamo prima di tutto creare il pubblico.

Mariagrazia Innecco saluta, augurandosi di poter riaprire presto in presenza ma anche di riuscire a portare il teatro a casa nostra sempre meglio e sempre di più. Ecco la modalità con cui si può partecipare alla visione dello spettacolo: lo spettatore deve andare sull’evento Facebook dello spettacolo, lo si trova sulla pagina Portiamo il teatro a casa tua (link). Una volta arrivati sull’evento, si trova il link al sito di Produzioni dal basso dove si fa la donazione secondo le modalità indicate dalle categorie sottostanti:

  • Piccolo assaggiatore: 7 euro, 1 serata
  • Medio assaggiatore: 20 euro, 3 serate
  • Grande assaggiatore: 30 euro, 5 serate
  • Buongustaio: 60 euro, 10 serate
  • Gourmet: 90 euro, 15 serate

Si verrà poi inseriti nel gruppo del prossimo spettacolo visibile, il nome del gruppo sarà il numero e il titolo dello spettacolo della settimana.

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Marialuce Giardini

Diplomata al liceo classico, decide che la sua strada sarà fare teatro, in qualsiasi forma e modo le sarà possibile.
Segue corsi di regia e laboratori di recitazione tra Milano e Monza.
Ora studia Scienze dei Beni Culturali all'università Statale di Milano

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