Salto critico a Scampia: giro di Murga per carnevale

Il sole a Scampia accarezza le facce segnate di abitanti e avventori, colora i murales orgogliosi e gentilmente critici, sui muri alti dei palazzoni. In fiumi luminosi sciacqua i lustrini e le paiettes dei murgheri, che con le alte maschere napoletane tirano la parata festosa del quartiere. In testa i ballerini, i cui trucchi sudati disegnano sorrisi che agganciano la gente. Le braccia strepitano e le gambe scaricano per terra tutte le note negative. Un serpente vibrante e vivo che tocca le periferie, balordo e felice. E per un giorno almeno sospende le infelicità diffuse e scavate nei lineamenti della gente. Un serpente che incanta i bambini e li agita nell’aria zuccherina di nocciole, graffe e chiacchiere.

Scampia

Passi che sbattono i piedi e battono a terra. A ritmo di tamburo si muove la protesta pacifica. Movimenti spasmodici, felici esprimono liberazioni fisiche e mentali. I murgheri sono figli del carnevale ed essere slegati è la loro natura. Calcano le strade ballando, suonano e a volte urlano, facendo risuonare una condizione primordiale. Sono trascinanti e intrecciano sorrisi. Con la gente intorno, che li segue per imparare a sciogliersi, attivano un corpo forte e una mente gentile ma critica.

Al carnevale sociale di Scampia il Frente fa fronte comune

Scrollarsi di dosso le convenzioni: è questo l’imperativo del carnevale. Attivarsi, attraverso lo “scandalo” del corpo. Attivare, con una musica ritmata e una danza trascinante, anime intorno e spingere a trasgredire. Calciare i malesseri sociali e quelli personali, percuotere i dissapori per scuotere le purità. Di un teatro di strada figlio del carnevale si sono animate le piazze in queste domeniche. La Murga sfila e propone senza imporre la sua protesta pacifica. La parata si muove a ritmo di sberleffo, agganciando il pubblico con scherzi e dispetti. Vibrano di autoironia i corpi dei ballerini, colorati, irriverenti, critici, comunque attivi. Se il contesto è intimo, ironia e autoironia esondano nella recitazione di brevi sketch a sfondo politico e sociale, d’attualità.

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Ha fatto fronte comune il Frente delle Murghe, riunite domenica 23 febbraio a Scampia, nella periferia a nord di Napoli. Si sono date appuntamento le Murghe di tutta Italia in occasione di un carnevale che è stato risveglio di coscienza per il quartiere. La trentottesima edizione del carnevale di Scampia mosso e promosso dal GRIDAS, il gruppo risveglio dal sonno, associazione culturale senza scopo di lucro fondata nel 1981 da Felice Pignataro, Mirella La Magna e Franco Vicario, ha scelto come tema trascinante La riscossa dei pappici, ovverosia tutti insieme che non c’è più tempo. Come il pappico, un piccolo insetto armato di volontà e tenacia, come riporta l’antico proverbio napoletano, perfora la noce, anche l’ultimo, con un’azione singolarmente consapevole e collettivamente monocorde, può ribaltare le sorti dell’umanità.

A lavorare sul tema gruppi di adulti e bambini nelle scuole e nelle associazioni, per proporre maschere di consapevolezza e critica politica, che danno ritmo alla parata. Riciclano materiali per dare fiato a idee nuove, o necessariamente ritornanti: una clessidra lamenta il tempo agli sgoccioli per risolvere le crisi, San Ghetto santo delle periferie ha traccia sul corpo delle grazie richieste contro i mali del mondo, una soluzione la trova un Mondo salvato da una coalizione di api e formiche. Orgogliosamente attivo nella linea del tempo del quartiere, il carnevale sociale di Scampia è stato tra le prime manifestazioni a scrivere la storia di una periferia senza storia. A scandire i passi della parata la Banda del GRIDAS, l’Orchestra Musica libera tutti, la BandaBaleno Murga di Napoli che ha coordinato il Frente Murguero italiano e altre bande musicali a loro accodate e accordate. Dal Frente Murghero, in sinergia con centri sociali e spazi occupati, si nutre una critica politica e sociale che ha origine lontana nel tempo e nello spazio.

Attivismo migrante

È il teatro da strada all’origine della Murga, che dall’inizio del XX secolo in Uruguay balla sul confine tra musica, danza e recitazione, in territorio limitrofo alla giocoleria. Le radici carnascialesche hanno schizzato la connotazione satirica e parodistica di questa forma d’arte, che ha viaggiato per diversi paesi dell’America Latina da un ventennio a questa parte, sostando con particolare convinzione in Argentina, dove la murga portena si è guadagnata uno status sociale specifico. Le Murghe odierne si dividono tra stile uruguayano (di Montevideo) e porteno (di Buenos Aires).

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Passi, calci e salti nei ritmi della protesta

Bombo, rullante e surdi scandiscono soli i ritmi dello spettacolo, che talvolta si articola ancora in canti di satira sociale e politica, ispirati alla tradizione popolare, e in brevi scontri teatrali. Oggi nel nostro paese la performance si declina più spesso in forma di parata e grinta e gioco si scaricano a terra nella danza, con la connivenza del pubblico, a danno del potente. A muovere sono ancora ritmi di derivazione latinoamericana, vicini alla cumbia e alla samba. Da brava irriverente, la Murga deriva dall’incastro tra tradizioni diverse: la cultura degli ex schiavi neri, quella bandistica popolare europea e il candomblé afro-uruguayano.

Il bombo de murga con platillos è una grancassa con un piatto d’ottone in cima, che scandisce il ritmo chiuso con un altro piatto. Surdo, rullante e repique sono gli strumenti a percussione che gli si accompagnano. La danza si sfoga in una frenesia di calci e salti, che rompono lo spazio: il calcio è all’aria mentre il piede colpisce a terra, in una carica di violenza e gioco. Chiave è il momento della Matanza, che si apre in passi bassi per arrivare alla rottura simbolica delle catene con i tre salti. Passi, salti e calci intrecciano i ritmi della protesta. Il sapore è di attivismo, impegnato e autoironico, forte e giocoso, che certo non si sottrae mai.

Per elevarsi levite di raso colorato

Dalla tradizione murghera argentina, in parata si vestono levite, frac cuciti con raso colorato, dei colori del proprio gruppo-murga. Gli alti cilindri detti galere e i guanti bianchi aggiungono una nota di eleganza, alla rovescia: un tempo erano i neri che si prendevano gioco dei bianchi indossando i loro vestiti con colori invertiti. Sospese le regole “civili” nel tempo del carnevale, agli schiavi era concesso di burlarsi dei padroni, e si indossavano frac di colori sgargianti alla rovescia. Mostrine, nastri e apliques (figure di pailette) si aggiungono ai già vivi accostamenti. I due o più colori caratterizzanti sono quelli del quartiere, o comunque quelli scelti alla fondazione del gruppo. Restano gli abiti e rimane la volontà: i passi dei murgheri sono ancora pesanti, incatenati sulla terra, ma braccia e mani volano alto, a cercare la libertà.

Domenica a Scampia i colori delle Murghe si impastavano con quelli della gente, bambini limpidi e vecchi scavati che ugualmente si sono accesi, a lasciare un retrogusto felice e una carica diversa, che grida un desiderio di rinascita.

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