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Il caso di Sanna Marin fa riflettere sulla vita privata dei politici

La premier finlandese è stata pesantemente attaccata per aver partecipato a una festa tra amici. Ma perché ai politici si perdona tutto, ma non la condotta morale?

7 minuti di lettura

Con voce rotta e abito nero, quasi in lutto, la premier finlandese Sanna Marin ha dovuto spiegare alle telecamere che «anche i politici hanno bisogno di divertirsi». Sembra assurdo doverlo dire, ma forse non è una verità così ovvia.

Scindere privato e pubblico

Sarà la gravitas che pretendiamo da chi ricopre qualche ruolo istituzionale o sarà il vecchio detto per cui il saggio, come Giordano Bruno, dev’essere in tristitia hilaris, in hilaritate tristis, ma, anche nel 2022, sembra impossibile la scissione tra pubblico e privato, tra impegno istituzionale e divertimento personale. Sanna Marin non è che l’ultima dei politici a cadere nelle reti di un tribunale giacobino e moralistico per cui i vizi privati contano più delle pubbliche virtù, proprio come nell’opera di De Mondeville. E anche se «il personale è politico ma il privato non è pubblico», nella comunicazione politica odierna non sembrano esistere limiti.

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Una comunicazione a tutto tondo

La nostra è infatti una politica che si fa sempre più attraverso il significante, in modo sempre più sottile. In questo contesto anche il cambiamento di Matteo Salvini da felpa a camicia o da verde Padania ad azzurro PdL non è casuale. I politici sono infatti ben consapevoli del fatto che un politico “umanizzato” raccoglie molti più voti, e si comportano di conseguenza, mettendo spesso in gioco anche la loro vita privata. E se i politici della Prima Repubblica rinunciavano del tutto al privato (Moro on the beach…), le ultime generazioni adottano una comunicazione a 360 gradi, che va dalle idee al corpo del politico come in una campagna di marketing. Così, è un attimo passare dal Mussolini trebbiatore a petto nudo al cerone di Berlusconi incollato a Marta Fascina sugli spalti dello stadio di Monza.

È un discorso di forma, ma la forma, in democrazia, è sostanza e l’uso strumentale della forma, si sa, è un’arma a doppio taglio: si arriva più facilmente al cuore della gente, ma si rischia di aprire un vaso di Pandora senza poterne controllare le conseguenze. Una volta che si apre la porta del privato, anche di pochissimo, la gente vuole andare fino in fondo e lo fa senza pietà, sia nei mezzi che nei giudizi. A quel punto non basta la fedina penale pulita: il feticismo gossipparo provinciale non permette nulla, neppure, a quanto pare, una normale festa tra amici (basti pensare che Sanna Marin si è addirittura dovuta sottoporre a un test antidroga).

Il paradosso dei vizi privati e pubbliche virtù

E proprio perché in democrazia la forma è sostanza, si può arrivare al paradosso, nella società dello spettacolo e dell’apparenza, per cui un disdicevole operato politico viene valutato meno grave di un disdicevole operato morale. Gli esempi sono tantissimi. Si pensi ancora a Salvini, al quale si è perdonato tutto il suo operato al Viminale ma non il dj set al Papeete, o a Bill Clinton del quale ciò che importa al pubblico è il suo affaire, l’unica cosa che dovrebbe invece essere di esclusivo interesse suo e della moglie. O ancora si pensi a Luca Morisi, disprezzato dall’opinione pubblica non quando costruiva la bestia social di Salvini, ma quando si è scoperto che amava i festini a base di droga ed escort rumeni. E poi, l’esempio principe: Silvio Berlusconi, a cui gli italiani hanno perdonato (letteralmente) tutto, dalle leggi ad personam all’evasione fiscale, ma non Ruby e Noemi Letizia.

Anche Gianni De Michelis sarà per sempre associato al suo libro sulle discoteche o alla sua vita notturna, ma quasi mai al suo pesante coinvolgimento in “Mani pulite” e alla sua enorme influenza sull’industria e sul potere a Nordest. Proprio De Michelis fu il primo a tentare con orgoglio di sancire l’indipendenza del suo privato di ballerino dal suo pubblico di ministro (precursore di Sanna Marin), finendo col guadagnarsi gli appellativi di “avanzo di balera” e “illustre forforato”.

È la rassicurante lezione cattolica e piccolo borghese, dove morale e moralismo sono inversamente proporzionali, basata sul precetto gesuitico del nisi caste, saltem caute (se non castamente, almeno cautamente). In una società superficiale, conta solo che nell’apparenza tutto sia perfetto, che si eviti lo scandalo, pena l’ostracismo, come in una piccola città di provincia. È un mondo opulento e sovrainformato, che vive nel presente, senza coscienza del passato e prospettiva sul futuro, alimentato dalla sua polemica quotidiana su Twitter, dai facili giudizi di una retorica puritana nemica della complessità.

Non solo un problema politico

Il problema però è più grande di quanto sembra. Si pensi a quanto sarebbe difficile per un leader di partito fare coming out o esporre in qualsiasi modo delle parti sofferte del proprio privato: si pensi alle polemiche o alle battute che susciterebbe. Come possiamo aspettarci che a esporsi sia una persona infinitamente meno potente, un uomo qualunque? 

«Anche i politici sono umani», dice Sanna Marin a un certo punto del suo discorso, e in quanto umani sono complessi e contraddittori. Se non accettiamo questo in un politico, come possiamo accettarlo in un altro o, ancor meglio, in noi stessi?

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Foto in apertura: Laura Kotila/Valtioneuvoston kanslia

Andrea Potossi

Classe 2004, per Frammenti mi occupo di storia, storie e attualità. Leggo, studio, suono, scrivo, faccio cose, vedo gente. Vivo a Treviso.

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