Un monaco e un taglialegna contemplano sconsolati, alle porte della città giapponese, il brullo paesaggio tormentato dalla tempesta. Sono in silenzio e hanno lo sguardo ancora incredulo per gli eventi che li hanno visti testimoni. Si stanno domandando dove sia la verità tra le molteplici testimonianze che hanno ascoltato. La loro angoscia nasce dall’incapacità di riuscire a distinguere la verità dalla menzogna. Questo è l’inizio del film che consacrò il genio di Akira Kurosawa: Rashomon, del 1950.
Otto anni prima l’uscita del film, nel 1942, la celebre autrice di gialli Agatha Christie diede alle stampe un suo romanzo poco conosciuto: Five Little Pigs, che in italiano fu tradotto, con un titolo dal sapore wildiano, Il ritratto di Elsa Greer. Il protagonista è il celebre investigatore belga Hercule Poirot, ingaggiato dalla giovane Mary Lemarchant affinché indaghi su un omicidio avvenuto anni prima e che portò la madre, Caroline Crale, a essere condannata per aver avvelenato il marito, il pittore spregiudicato Amyas Crale. Il movente, all’epoca dei fatti, era fin troppo evidente: l’artista si innamorò di una giovane modella, la viziata Elsa Greer, e decise di lasciare la moglie per cominciare una nuova vita. L’investigatore accetta il caso e si butta a capofitto in un’intricata vicenda nella quale ognuno espone la propria personale versione dei fatti.
Un momento. Ho detto che troverò la verità. Io, voi lo capite bene, non ho prevenzioni, ma non è sufficiente che voi mi garantiate che vostra madre fosse innocente. E se era colpevole?
Nulla è più relativo della verità
Anni prima della pellicola di Akira Kurosawa, Agatha Christie con Il ritratto di Elsa Greer realizzò un giallo psicologico la cui trama è resa intricata, come una fitta ragnatela, dalle contrastanti dichiarazioni dei testimoni.
Caroline era una delinquente, una delinquente fatta e finita. Badate bene, aveva del fascino. Aveva quelle maniere dolci che ingannano il prossimo, e quell’aspetto fragile, bisognoso d’appoggio, che fa appello alla cavalleria altrui.
Il primo testimone è Philip Blake, un intimo amico di Amyas e segretamente innamorato di Caroline. Per lui non ci sono dubbi: è lei l’assassina perché era una donna pericolosa e senza scrupoli. Dello stesso avviso è anche la disincantata Elsa Greer, che non risparmia parole di odio contro la donna che le voleva sottrarre l’amante.
I suoi occhi fiammeggiarono, il suo respiro divenne affannoso. «Lei lo uccise. Lei uccise Amyas. Amyas che voleva vivere, che amava la vita. L’odio non dovrebbe essere più forte dell’amore… ma il suo odio fu più forte, e il mio odio per lei è… Io la odio… la odio… la odio…»
Per la giovane modella Caroline era una donna piena di odio, subdola e gelosa della felicità altrui. Diversamente la pensa la signorina Williams, la governante che si occupava dell’educazione di Adrienne, la sorellastra più piccola della signora Crale. Come sottolinea il narratore, questa è una convinta femminista e detesta gli uomini; di conseguenza, sostiene che la povera Caroline è stata “costretta” ad assassinare il marito a causa del suo comportamento di fiero libertino.
«No, non mi piaceva. Non approvavo niente di lui. Se fossi stata sua moglie lo avrei piantato; ci sono cose che nessuna donna dovrebbe sopportare.»
«E la signora Crale le sopportava?»
«Sì.»
«Pensate che avesse torto?»
«Sì. Una donna deve aver rispetto di se stessa e non subire continue umiliazioni.»
Non la pensa così la giovane Adrienne. Lei è l’ultima ad essere interrogata e crede fortemente nell’innocenza della sorella maggiore perché incapace di commettere un qualsivoglia gesto di violenza anche se, molti anni prima, lei stessa è stata sfregiata da Caroline in un accesso d’ira.
«Forse in molti casi no. Ammetto che l’uomo è pieno di strane sorprese. Ma nel caso di Caroline, c’erano delle ragioni speciali; ragioni per cui io avevo le migliori possibilità di apprezzarla meglio di chiunque altro.» Si toccò la guancia sfigurata. «Vede questa? Forse ne ha sentito parlare.» Poirot annuì. «È stata Caroline, a farmela. Per questo io sono certa: so che non fu lei a uccidere.»
Chi era davvero Caroline Crale? E, soprattutto, chi fu l’omicida? Per Agatha Christie la verità appare irraggiungibile e la sua conquista comporta sacrificio e fatica perché ognuno osserva la realtà con i propri occhi e non sempre quello che si vede e crede corrisponde alla realtà. I testimoni inquinano l’oggettività dei fatti accaduti perché li filtrano tramite le proprie emozioni e il proprio vissuto. Quindi la verità è molteplice e si sfilaccia nelle testimonianze degli altri; ricostruirla non sempre è semplice e questo porta allo sbigottimento e alla frustrazione di quanti ne sono alla ricerca. Come accade nell’episodio citato all’inizio dell’articolo: il monaco e il taglialegna si arrovellano per comprendere cosa sia realmente accaduto.
Poirot fece uno sforzo su se stesso per mantenere la calma.
«Voi dite che noi tutti sappiamo quello che accadde» disse. «Ma il signor Blake ha parlato senza riflettere. La versione accettata di alcuni fatti non è necessariamente vera.»
Anche se la maggior parte concorda sul fatto che Caroline sia colpevole, ogni testimone ha la sua idea personale su chi ella fosse realmente. Addirittura, poiché in passato sfregiò la sorellastra, per l’opinione pubblica deve essere per forza lei l’assassina. Quante volte basta un singolo gesto, isolato nel tempo, a imprigionare e definire una persona per sempre!
La realtà dei romanzi e la “reale” realtà
Tutto ciò ricorda la corrente del Relativismo, che in Italia trovò i suoi maggiori esponenti negli autori di inizio Novecento Luigi Pirandello e Italo Svevo: tutto è relativo, anche la verità; non è univoca e questa frantumazione conduce a una sensazione di smarrimento. Il ritratto di Elsa Greer, che in qualche modo rifletteva i tempi del Secondo conflitto mondiale, si apre a una “stonata” nota di speranza raffigurata dall’incredibile figura dell’investigatore privato che riesce, nonostante gli svariati depistaggi, a ricostruire la realtà dei fatti mentre la pellicola di AkiraKurosawa, più realistica e cinica, lascia lo spettatore con questo interrogativo, lo stesso che continua dalla notte dei tempi a tormentare l’umanità: quid est veritas? che cos’è la verità?

ltri articoli di questo numero:
- Marilyn Monroe, cento anni dopo: la prima donna trasformata in immagine di A. Zappalà
- Marilyn Monroe prima di Andy Warhol: nascita di un’icona americana di D. Ippolito
- La tristezza può essere erotica? di C. De Rosa
- Stile libero – «Rashomon» before «Rashomon»: «Il ritratto di Elsa Greer» di Agatha Christie di E. A. Serio
- Stile libero – Troiane di Euripide in Macedonia: l’esperienza di Kerkìs Teatro di M. Giardini
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