A Serres, comune della Macedonia Centrale, si è tenuto un Festival di teatro universitario arrivato alla sua diciannovesima edizione. Ogni anno viene scelta una nazione onoraria da ospitare durante le celebrazioni del festival e quest’anno è stato il turno dell’Italia. In rappresentanza del paese è stata chiamata l’associazione Kerkìs Teatro Antico in Scena.
Troiane
Lo spettacolo proposto per il festival è l’ultima produzione dell’Associazione: Troiane di Euripide.
L’idea registica è quella di avvicinare l’esperienza delle donne troiane a quella delle guerre nel Kosovo. La regista Ermelinda Çakalli ha infatti voluto portare l’esperienza biografica data dalle sue origini albanesi. Nasce così uno spettacolo che attraversa i secoli e incarna il mito in figure che indossano vesti e usano parole contemporanee.
L’aspetto linguistico è uno dei più importanti: l’utilizzo dell’albanese segnala momenti di forte pathos e intimità e in generale distingue le troiane dai greci.
Le donne sono sole nell’accampamento acheo ad aspettare il verdetto sui loro prossimi padroni, Ecuba dispera la sorte di Troia, ma allo stesso tempo cerca di risollevarsi e dare forza alle altre e soprattutto alla figlia Cassandra e alla nuora Andromaca. Taltibio è l’unica figura maschile con cui si interfacciano fino all’arrivo di Menelao, giunto a portare via Elena. La trama del testo euripideo è piuttosto statica, ma contiene in sé profonde verità emotive che emergono con forza dai dialoghi tra i personaggi e dagli stasimi recitati dal coro.
Serres
La compagnia ha raggiunto Serres giovedì 21 Maggio e subito ha visitato la città. Con un gran numero di aree pedonali, la cittadina è vivacemente popolata da famiglie con bambini che giocano liberi per le vie. Commuove vedere bambini che giocane e si arrampicano sull’archeologia del quartiere con naturalezza, come probabilmente facevano i loro antenati alla stessa età. Intorno al museo archeologico c’è vita e dentro di esso c’è il ricordo di antichi lavori che avevano reso fiorente la città.
Il secondo polo culturale centrale di questo viaggio è il teatro: il Dipethe Serron. Sviluppato su molti piani esso ha una sala di circa 500 posti, una saletta sotterranea da 100, un laboratorio per le scene, la costumeria, una sala per la lettura a tavolino e ovviamente molti camerini. Insomma, non è un semplice teatro cittadino. Ci si sente onorati a poter mettere in scena Euripide in terra greca su un palco di tali dimensioni e ricchezza.
Non solo spettacolo
Il giorno prima della messa in scena, il 22 Maggio, Kerkìs ha tenuto un workshop teorico e pratico sul tema. Nella prima parte la regista e la Professoressa Elisabetta Matelli hanno presentato l’associazione e il lavoro teorico alla base del progetto Troiane; dopodiché si è passati al training fisico che la compagnia pratica in preparazione agli spettacoli.

I giovani attori si sono messi alla prova lavorando sul concetto di vuoto.
Peter Brook nel suo libro Lo spazio vuoto analizza vari tipi di teatro: il teatro sacro è quello su cui i ragazzi di Kerkìs hanno sperimentato. Sacred theatre è per Brook la forma teatrale che vuole ritornare alle origini umane, ai suoi rituali. Ma dove cercare questo teatro sacro? Sulla terra? In cielo? Per questo giorno di workshop si è provato a cercarlo nello sguardo altrui. La tensione che si creava in quello spazio vuoto tra i partecipanti era ciò che nutriva la narrazione: il vuoto è l’insieme potenziale di tutte le possibilità. Nello spazio rendiamo visibile l’invisibile, dice Peter Brook.
Fondamentale e impressionante è l’assenza di interpretazione: già solo la relazione tra corpi, senza alcuna base emotiva prestabilità, comunicherà qualcosa. La finalità del workshop è proprio quella di lasciar andare la mente per permettere al corpo-mente (concetto grotowskiano) di lavorare al suo posto. L’enthusiasmos greco passa da quel vuoto che si lascia penetrare dall’azione contingente.
La seconda metà del lavoro pratico ha invece visto gli attori manipolare l’oggetto fazzoletto, materiale utilizzato in scena e mezzo per comunicare ulteriori trame tessute all’interno della tragedia, in particolare quelle del coro.
La messa in scena
Il 23 Maggio la compagnia U30 di Kerkìs Teatro Antico in Scena ha portato finalmente sul palco lo spettacolo. Il canto iniziale intona subito le scene successive: nostalgia, mancanza e dolore saranno preponderanti lungo tutta la trama. Le voci di Poseidone e Atena presentano ciò che è avvenuto prima: la guerra di Troia. Il coro di donne, intanto, scava il terriccio sul pavimento, cerca qualcosa o qualcuno che ormai non c’è più.
Dopo i primi monologhi di Ecuba, Taltibio entra in scena, portando notizie dagli Achei. A questo primo episodio con il dialogo tra i due e l’ingresso di Cassandra, si susseguono due episodi: il primo con Andromaca e l’annuncio del destino di Astianatte e il secondo presenta l’agone tra Ecuba ed Elena di fronte a Menelao.
Gli episodi e gli stasimi si susseguono in un arco di pathos che raggiunge il suo apice ritmico nella scena di Andromaca, fino a poi crollare inesorabilmente nel compianto di Ecuba sul corpo di Astianatte. Non c’è pace e non c’è possibilità di salvezza per le vittime troiane.
«Persino il nome della mia città sparisce», chiude la tragedia una delle coreute.

In Macedonia, oggi
La Macedonia Centrale è stata protagonista di diverse distruzioni da parte dei Bulgari, invasori e occupanti del territorio.
Ci sembra quasi superfluo dire quanto sia stimolante portare un testo che parli dal punto di vista degli occupati, non solo, ma delle donne occupate. Come la scelta dei costumi, così la scelta di mettere in scena un testo non è mai dettata dal mero gusto: le Troiane hanno ancora molto da dire al mondo di oggi; e noi ancora possiamo scorgere parti del nostro stesso vissuto nelle loro parole e azioni.
Oggi Euripide parla ancora di attualità, la sua atemporalità lo rende classico. Non solo parla a un pubblico che ha vissuto determinate tragedie, ma anche a chi ne è solo testimone. Tutti abbiamo in mente un paese di cui sta scomparendo il nome inesorabilmente. Per agire in favore di quest’ultimo è necessario continuare a parlarne, a scriverne, cosicché, come dice Ecuba alle troiane:
«Ma se gli dèi non ci avessero travolti, abbattendo il nostro destino, noi rimarremmo invisibili. Non ci celebrerebbero i poeti, le muse non canterebbero di noi alle genti future».

La speranza che non accadano mai più tragedie simili non morirà mai e Kerkìs cerca di portare avanti questo messaggio affinché sia così.

ltri articoli di questo numero:
- Marilyn Monroe, cento anni dopo: la prima donna trasformata in immagine di A. Zappalà
- Marilyn Monroe prima di Andy Warhol: nascita di un’icona americana di D. Ippolito
- La tristezza può essere erotica? di C. De Rosa
- Stile libero – «Rashomon» before «Rashomon»: «Il ritratto di Elsa Greer» di Agatha Christie di E. A. Serio
- Stile libero – Troiane di Euripide in Macedonia: l’esperienza di Kerkìs Teatro di M. Giardini
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