Il sesso nella musica indie: cinque tracce disperate erotiche

Parlare di musica indie non vuol dire solo parlare di un tornito gruppo di artisti che non appartiene ad una major discografica o che non è stato lanciato da un talent show. Parlare di indie significa parlare di un mondo a parte, che dà voce sostanzialmente ai last millennial (nati dopo il 1986) e agli zoomer (1997/2010), a quelli che hanno perso la bussola dei ruoli di genere e delle categorie cavalleresche per approdare ad un nuovo sentire la vita e, ovviamente, anche la relazione. Ma in che modo viene affrontato il sesso nella musica indie?

A proposito di indie

Le canzoni classificate come indie sono sempre pervase da un senso di disincanto e di impotenza nei confronti della vita, quasi come se, stanchi di combattere, ci fossimo messi tutti sotto un albero ad aspettare che passi la tempesta, filosofeggiando sulla possibilità di viverci pienamente quello che ci fa star male, ma consapevoli che prima o poi passerà. Attaccarsi è inutile, meglio invece mostrare le proprie fragilità e la propria delusione, perché abbiamo capito che non c’è nulla di male in ciò. Non c’è nulla di male a lasciarci, non c’è nulla di male a desiderarsi per una sera e poi «ciao, è stato bello, ma oggi anche no», non c’è nulla di male se pensiamo al presente senza farci troppe aspettative per il futuro.

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E in questa onda indie, ovviamente, viene travolta anche la sfera della sessualità. I ruoli di genere si sono fluidificati, non si teme più di mostrarsi per quello che si è, anche se mamma e papà non capiscono e conviene non litigarci, ma rispondere semplicemente ok boomer.

Disperato erotico: il sesso nella musica indie

Il sesso nella musica indie ha il sapore dell’illusione tradita e della libertà di viversi i propri sentimenti così come nascono e così come si spengono, nel tempo di una vita o di una notte, intrecciati ad uno spazio urbano che si attraversa in una percezione distratta, ma di cui si riconoscono perfettamente tutte le coordinate, in un continuo scarto comunicativo tra uomo e donna, che si scoprono troppo diversi e senza nessuna intenzione di colmare questa distanza. Meglio passare subito al prossimo profilo su Tinder.

Il sesso nella musica indie: cinque tracce

Riportiamo qui solo cinque tracce in cui si parla di sesso nella musica indie, ma sono preziose come una proposta di matrimonio per una donna degli anni Cinquanta.

Thegiornalisti – Promiscuità

La prima traccia in cui si parla di sesso nella musica indie, in ordine cronologico, è del 2014. Sono i Thegiornalisti e il brano è Promiscuità. «Ma quanta bellezza, quanta promiscuità» cantava la voce di Tommaso Paradiso, ripensando ai turbamenti emozionali di un’orgia estiva e ricordandone particolari deliranti come fiati che si mischiano, seni sudati e mani che prendono qualsiasi strada senza chiedere il permesso (che comunque non ce ne sarebbe stato bisogno), in una cornice cromatica in cui prevale il rosso (quello dei rossetti e di un immaginario divano da set pornografico anni Ottanta). Così, tutto naturale, esattamente come rimarcare che «niente legami, ma solo affetto, questione di letto», sdoganando definitivamente il noioso dogma sull’amicizia con benefit.

The Giornalisti, Promiscuità (2014), versione acustica

Calcutta – Orgasmo

Il 2017 è stato l’anno di Orgasmo di Calcutta. Un Calcutta nostalgico, ma anche un poco indispettito, ci racconta della sua ragazza e di quanto il loro rapporto, ormai ridotto alla ricerca di un orgasmo perduto, lasci solo la voglia di fuggire per altri luoghi, verso altre situazioni. Una donna, quella di Calcutta, probabilmente un poco narcisista, sempre pronta ad insultare e meritevole di lavarsi la faccia con la propria saliva: un motivo in più per lasciarla andare, per stabilire il famoso no-contact, per soffrire un tantino di meno, ma non prima di aver goduto di quell’ultimo, indimenticabile orgasmo, «un orgasmo profondo, forse il più profondo del mondo».

Canova – Threesome

E mentre Calcutta rivela la sua nostalgia che, nonostante tutto, non sopisce la voglia di condividere quell’orgasmo, sempre nel 2017 i Canova propongono una Threesome su cui puntare tutta la serata iniziata male, nel tessuto urbano di una città che si intreccia al suo stato d’animo, trascinato verso il baratro e finita peggio, dopo l’illusione di un rapporto a tre da sogno. Un sogno, infatti, finito in frantumi dopo che una delle due ragazze confida di star male pensando al suo ragazzo che è in Spagna. Insomma un classico delle millennial, che ci pentiamo sempre all’ultimo minuto cercando una pezza buona per rattoppare il cratere di una gigantesca delusione. E i Canova, così ci confidano, senza paura, che «io ritorno a pensare, ritorno a camminare, che questa mia vita mi vuole male, perché questa notte una threesome si poteva fare».

Finiamo, si fa per dire, con due tracce straordinarie del 2018,  Sopra di Gazzelle e Animali di Cosmo, dove ormai la realtà si mescola non più alla fantasia, ma solo a se stessa. 

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Gazzelle – Sopra

In Sopra di Gazzelle vi è la cruda presa di coscienza che lei sta con un altro. Ebbene sì, capitano di frequente anche queste storie, in cui ci si dimentica repentinamente dell’altro e via, verso un altro fiore. Ma ciò che rimane è sempre il dannato ricordo di quanto era bello andare a letto insieme e nonostante la coscienza abbia uno slancio di positività, il sentimento del dolore in cui ci culliamo è sempre più seducente rispetto al resto. Ed eccolo qui che Flavio Pardini, altresì conosciuto come Gazzelle, ci ricorda che «ci ritroveremo ancora, come quando mi stai sopra, sotto sotto sotto stai bene pure te».

Cosmo – Animali

Ma millennial e zoomer hanno sciolto e stanno ancora sciogliendo le catene delle ristrettezze dell’identità di genere e, senza timor alcuno, citando perfino il Paradiso dantesco, Cosmo canta un eros implacabile, grottesco, ma soprattutto fluido nel brano Animali, abbattendo così i muri del perbenismo ricordando a tutti come, in fondo ma non troppo, «la vita è volgare, uomo o donna, comunque è animale», perché dopotutto «ogni posto diventa eccitante, passa tutto attraverso la pelle, esci fuori e rivedi le stelle».


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Antonella D'Eri Viesti
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