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Shibari: faccia a faccia con l’eros che arriva da Oriente

10 minuti di lettura

È un uggioso pomeriggio di fine aprile, piove. Sarebbe tempo di relax, ma oggi non c’è tempo, perché a brevissima incontreremo tre ospiti speciali, che praticano un’antica arte erotica giapponese: lo Shibari. 

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La conoscenza dello Shibari al di là dei pregiudizi

Al di là dei sordidi e truci pregiudizi che possono esserci di fronte a tutto ciò che non conosciamo, uno degli obiettivi di questa chiacchierata è proprio indurre chi legge ad entrare piano piano in questo mondo e ad abbandonare ogni tipo di pregiudizio a riguardo e inutile chiusura mentale.  

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Poi, si sa, il sesso e tutta la sfera erotico-sessuale sono sempre molto scottanti, perché creano delle divergenze di pensiero. Il sesso è usato come “oggetto” di potere e di controllo sulle vite delle persone; questo però non gli ha impedito di essere esperito e vissuto liberamente da chi compie una scelta completamente diversa, controcorrente, a tratti pericolosa, ma proprio per questo totalmente viva e ribelle.

Faccia a faccia con i protagonisti

Ci colleghiamo quindi a Meet e ci troviamo di fronte Maodrakarys, Rossane Graueaugen e La Femme Zulawskienne, rispettivamente un rigger e due bunny, secondo i ruoli da loro stessi scelti nella pratica dello Shibari. 

La loro storia si intreccia per caso all’incirca tra l’estate e l’autunno del 2020 e, come succede quando è la pancia, quando è l’Es che ci muove, si va esattamente dove si deve andare, incrociando le persone che possono permettere l’espansione di quello stesso Es che ci ha messo in movimento. 

Di cosa parliamo quando parliamo di Shibari

In primissima battuta chiediamo subito a Maodrakarys, Rossane e La Femme che cosa è per loro lo Shibari.

Loro sono dei professionisti e al di là di tutto ciò che si può leggere sul web, sentir parlare dei professionisti della loro più grande passione che, tra l’altro, mettono in atto con grande cura e passione, significa entrare piano piano nel loro mondo dall’ingresso principale. 

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Maodrakarys esordisce subito spiegando che lui è un rigger proprio nell’anima. E infatti, introduce il discorso sostenendo che lo Shibari non è solo una pratica che rientra nel mondo del BDSM, sigla che sta per “bondage-disciplina-dominazione-sottomissione-sado-masochismo”, ma è un mondo parallelo dove governano le leggi dell’Es, come lo chiamerebbe Georg Groddeck, le leggi della pancia.

Come lo Shibari fa emergere la natura erotica umana

Nello Shibari predomina, infatti, la natura delle persone. Per istinto, ognuno di noi, a prescindere dal sesso biologico o dal genere sessuale, ha una tendenza ad essere rigger o bunny. Infatti in ogni sessione di Shibari vi è il/la rigger, ovvero colui o colei che lega, detto/a anche rope top, ovvero nella gerarchia il punto più alto e dominante e un/a bunny, altresì detto rope bottom, ovvero il punto più basso. 

Infatti, in questa antica pratica erotica giapponese i ruoli sono fortemente gerarchici, ma nessuno sottomette realmente nessuno; per essere più chiari, nessuno si impone all’altro come dominante e la parte sottomessa non sta subendo violenza. Quella di essere dominanti o sottomessi è una scelta cosciente e consapevole, che rispetta la stessa natura della persona. Motivo per cui i ruoli sono intercambiabili e non c’è nessun ostacolo di sesso o di genere anche alla scelta del ruolo. 

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Nello Shibari la prima regola da rispettare è rispettare se stessi e la propria natura. 

Qui, il fatto che Maodrakarys, il rigger, sia un uomo e le due bunny, Rossane e La Femme, siano due donne è del tutto casuale. E infatti, La Femme mi conferma che non le dispiacerebbe passare ogni tanto dalla parte della rigger, al contrario di Rossane che, invece, conferma la sua natura di bunny esattamente come Maodrakarys conferma quella di rigger

Ne emerge che le parti coinvolte, nel momento in cui si conoscono ed entrano in contatto per la prima volta, optano ad un riconoscimento dettato dall’istinto: rigger che riconosce bunny e viceversa. Nulla di più semplice, insomma, ammesso che nessuna delle parti menta a se stessa per aderire ad un modello o ad un’ideologia sociale.

Lo Shibari tra arte e superamento dell’ideologia patriarcale

Lo Shibari, infatti, e la sua pratica, non hanno nulla a che vedere con il patriarcato e i limiti imposti da esso per cui un uomo deve affermare la sua forza e la donna, invece, o il soggetto che non è uomo, deve mostrarsi remissiva e sottomessa. Motivo per cui lo Shibari non solo si pone come disciplina erotica ma, prendendo proprio le mosse dall’eros, porta i praticanti ad una conoscenza profondissima di se stessi.

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E per questo che, sublimando questo concetto, La Femme sottolinea che per lei lo Shibari è arte. Infatti, nella messa in scena di una relazione erotico-filosofica tra rigger e bunny, il corpo si eleva come “oggetto d’arte” trasponendo la natura di entrambi i partecipanti alla sessione e diventando altro, trasfigurandosi appunto in un momento artistico. 

Al contempo Rossane invece pone l’accento sulla corda, considerato al pari di un feticcio, un oggetto da adorare profondamente e che porta con sé non solo un legame fisico, quello tra bunny e rigger, ma anche un legame spirituale. Nel momento in cui si è legati o in sospensione, l’anima, ciò che è dentro di noi incontra il corpo; le paure si distendono, la concentrazione è elevatissima e la catarsi che ne deriva è totale.

Ovviamente, e aggiungiamo tristemente, tutti e tre ci confermano di aver trovato delle resistenze socio-culturali e territoriali, motivo per cui hanno deciso di adottare degli pseudonimi per tutelare la loro privacy e la loro identità. 

Purtroppo la nostra è una società ancora molto improntata ad un maschilismo bigotto che non solo potrebbe vedere il rapporto riggerbunny a senso unico, dove il dominante è solo e soltanto un uomo e la sottomessa è solo e soltanto una donna, ma dove un pensiero troglodita vede come primo approccio allo Shibari quello sessuale.

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Nulla di più sbagliato, come confermano Mao, Rossane e La Femme. L’approccio allo Shibari nasce da una maturazione interiore di persone che sanno perfettamente ciò che sono o che quantomeno hanno intrapreso quel percorso verso la conoscenza di sé. È un discorso molto più complesso, fatto di limiti da superare, di prove contro se stessi e i propri pregiudizi, contro le proprie paure e i propri timori e di progressiva apertura alla fiducia per se stessi e per l’altro.

Cose importanti da sapere prima di avvicinarsi a questa pratica

Proprio per questo Maodrakarys, in chiusura dell’intervista, ci avverte sul fatto che al mondo dello Shibari non si accede così, per caso o per divertimento. 

Innanzitutto è necessario accertarsi del proprio stato di salute psico-mentale, perché per sostenere sedute di Shibari o decidere, sulla base delle proprie inclinazioni di essere rigger o bunny o entrambi, bisogna avere una grande consapevolezza di sé. Inoltre bisogna essere maturi abbastanza da poter sapere quali possono essere i propri limiti sia mentali che fisici e, partendo da quelli cercare di rispettarli e, qualora lo si desideri, superarli. 

Una relazione tra rigger e bunny si fonda sempre sulla conoscenza del sé, sulla reciproca conoscenza e fiducia. Sono elementi imprescindibili che non possono assolutamente essere trascurati. 

Quindi, a coloro che decideranno, a seguito di questo articolo, di praticare lo Shibari, auguriamo buona fortuna e che il viaggio abbia inizio. 

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Antonella D'Eri Viesti

Classe 1990, millennial. Dopo il dottorato in filosofia e teoria dei linguaggi e gender studies decide di dedicarsi solo alla sua passione, la scrittura.
Content writer e blogger per mestiere.
La verità sta negli interstizi, nei margini e sui lati oscuri.
Tanti fiori, Nutella e caffè.

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