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Stigmatizzazione: cos’è e come funziona

«Gli immigrati ci rubano il lavoro», «Gli omosessuali sono contro natura», «I musulmani sono terroristi». Queste sono solo alcune delle frasi prodotte dai vari media che creano un processo denominato stigmatizzazione. Ma quali sono le sue cause e i suoi effetti? Chi ha affrontato maggiormente questo intricato tema sociologico?

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Erving Goffman Fonte: www.sociologicamente.it

Erving Goffman: Stigma. L’identità negata

Se Emile Durkheim nel 1895 analizza il concetto di stigmatizzazione e la sua relazione con il mondo sociale, Erving Goffman fa un ulteriore passo in avanti attraverso la sua opera «Stigma. L’identità negata» del 1963. L’autore, la cui opera è fortemente influenzata dalla corrente della teoria sociale statunitense che prende il nome di internazionalismo simbolico, afferma che la società ci propone un ventaglio di ruoli ed identità ritenuti normali. L’identità associata al ruolo che assumiamo in pubblico è definita dalla società e viene chiamata da Goffman identità virtuale, tuttavia l’identità personale, chiamata identità attuale, che mostriamo nel privato rappresenta il nostro sé essenziale. Se la discrepanza tra queste due identità è eccessiva, si può incorrere in un’etichetta negativa e se questa è perpetrata nel tempo, si trasforma in stigma.

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Immagine di Paolo Massagli

Cos’è lo stigma?

Goffman identifica tre importanti caratteristiche a concetto di stigma:

  1. Non è un aspetto intrinseco di un individuo, ma è il contesto di occorrenza a determinare il responso altrui.
  2. E’ una classificazione negativa che emerge dalle interazioni e dagli scambi tra individui o gruppi, dove uno ha il potere di classificare l’altro poichè possiede attributi giudicati socialmente indesiderabili.
  3. Possiede una natura processuale perchè assumere un’identità stigmatizzata è un processo mediato dalla società che ha luogo nel corso del tempo.

Inoltre il sociologo canadese precisa che esistono tre categorie diverse di stigma:

  1. Stigma per le deformazioni del corpo, come disabilità fisica, il colore della pelle, le calvizie, etc.
  2. Stigma per imperfezioni caratteriali, come i disturbi mentali, la carcerazione o la tossicodipendenza.
  3. Stigma tribale che prevede l’emarginazione sociale in base all’etnicità, la religione, convinzioni ideologiche o per la nazionalità.
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Gli effetti dello stigma

Come visto fin ora, le cause della stigmatizzazione sono numerose e possono includere i pettegolezzi infondati e gli atteggiamenti negativi dovuto all’ignoranza ed a tensione basate sulla classe o la razza. L’effetto dello stigma possono portare nella vittima un forte sentimento d’inutilità, un’eccessiva autovalutazione o, nel peggiore dei casi, all’isolamento sociale. Usando le parole dello stesso Goffman

«L’individuo stigmatizzato può mostrarsi insicuro sul modo in cui i normali lo identificheranno e lo riceveranno.»

Tuttavia l’autore tende a descrivere anche i tentativi degli individui di rispondere e far fronte alla classificazione negativa. In questo processo, chiamato controllo delle impressioni, fanno parte tutte quelle strategie che hanno come scopo una rivalutazione più favorevole di sè. Oltre alle strategie, Goffman individua tre tipologie di persone che possono mostrare empatia nei confronti dello stigmatizzato:

  1. Il proprio, ovvero tutte quelle persone che posseggono lo stesso stigma.
  2. Il saggio, ovvero tutti quegli individui che lavorano per un’istituzione o un ente che si occupa di sostenere coloro che posseggono un determinato attributo stigmatizzato.
  3. Le persone più care che possono maggiormente empatizzare con la vittima.

 

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