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Da Stoya a Erika Lust: la nuova avanzata del porno intellettuale

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7 minuti di lettura
Stoya s1.zetaboards.com
Stoya – s1.zetaboards.com

Finché c’è vita c’è speranza e finché c’è porno c’è sostanza. Se le 50 sfumature di Dakota Johnson dall’espressività di un soprammobile vi hanno fatto gridare allo scandalo (e non nel senso che vi aspettavate), se anche voi come Rocco Siffredi lamentate la caduta del settore da quando «il punto focale dei film si è spostato dall’uomo alla donna» e se l’amatoriale ha ormai spento ogni parvenza di qualità beh, dovrete ricredervi.

È vero, il web ha ucciso le pornostar. Ciascuno può improvvisarsi amatore, chiunque a colpi di click può accedere facilmente ai filmini su Youporn. Sono passati i tempi delle videoteche a tripla X, dei dvd nascosti nella custodia di Tutti insieme appassionatamente, dei cinema hard ormai ridotti a relitti folkloristici. Niente più fattorini che suonano alla porta, idraulici machissimi, segretarie compiacenti dalla calza a rete e lo spacco nella gonna. Su internet tutto è veloce, cotto e mangiato, e il sesso è mero atto animale, da consumare in pochi minuti in barba a preliminari e giochetti introduttivi.

Stavano già per farci cadere il pan di mano quando, improvvisamente, qualcosa è cambiato. Una luce nel buio, una tiepida rievocazione di Moana e dei bei tempi. Qualcuno, saggiamente, ha capito che così non si poteva andare avanti. La specializzazione del finto amatoriale doveva pur essere un segnale, un punto di svolta, una luce intermittente in segno d’allarme; il pubblico vuole affinare i propri gusti, ricerca finzione, trama, recitazione di qualità. Basta vicine di casa disinibite in intimo di cotone, poniamo un freno al free porn che buca lo schermo insieme allo stomaco. Ci vogliono sentimenti, emozioni forti, intellettualismo.

Sasha Grey smiles during the launching of her first novel "Juliette Society" in Sao Paulo, Brazil on August 21, 2013. AFP PHOTO / NELSON ALMEIDA
Sasha Grey smiles during the launching of her first novel “Juliette Society” in Sao Paulo, Brazil on August 21, 2013. AFP PHOTO / NELSON ALMEIDA

Stoya è la prova vivente di questo cambiamento. Bella, intelligente e coraggiosa (ha da poco denunciato il suo ex James Deen, pornodivo anche lui, per stupro) questa ventinovenne americana appare come la naturale riformatrice di un settore stantio. A marzo, insieme all’amica e collega Kayden Kroos, ha lanciato un sito pornografico (TrenchCoatx) totalmente “pay-per-scene”: si paga quello che si vuol vedere, senza incappare in seni enormi e penetrazioni doppie non appena si entra in homepage. Arrivata alla soglia dei trent’anni ha dichiarato candidamente che, se voleva continuare a essere libera, aveva due opzioni: «andare in pensione o mettersi in proprio». Naturalmente ha scelto la seconda. Nella sua nuova vita da imprenditrice Stoya tiene una rubrica fissa su Vice (facendo il paio, se così si può dire, con la nostra Valentina Nappi gentilmente ospitata da Paolo Flores D’Arcais sulle pagine di MicroMega), ha un blog – Graphic Descriptions – che trasuda erotismo da ogni lettera e saltuariamente presta la sua penna al New York Times.

Erika Lust m.vogue.it
Erika Lust – m.vogue.it

Lontana dallo stereotipo di pornostar (è infatti mora, esile e ha il seno piccolo), Stoya nel 2013 ha preso parte al progetto Hysterical Literature in cui leggeva un libro procurandosi un orgasmo, sensazione condivisa con un’altra star del settore, la conturbante Sasha Grey ormai scrittrice di successo e intellettuale consumata. Tra le due non sembra scorrere buon sangue (Stoya ha dichiarato: «Io rispetto Sasha Grey ma lei non fa altro che prendere le distanze dal suo passato. Io posso scrivere e leggere, ma sono e resto una performer per adulti») ma è tuttavia innegabile l’affinità intellettuale che lega i loro percorsi. Se la Grey non si è messa in proprio è semplicemente perché ha saputo fare di meglio: rendere la sua vita un romanzo da raccontare. The Juliette Society è un libro erotico, ma non un Harmony in salsa piccante da casalinghe disperate in cerca di avventure. L’ironia e la carica di sensualità che aleggiano tra le pagine iscrivono il testo nel filone del miglior de Sade che, con più modernità, occhieggia senza paura al Buñuel di Bella di giorno. Niente male per una novellina della scrittura, intrappolata per troppo tempo nel nudo stereotipo della porno diva.

La vita al di fuori dell’hard è proprio ciò che ha causato la nuova fase di autenticità dell’industria più plastificata di sempre, in cui finalmente gli attori tornano a essere uomini e le sensazioni realistiche e inequivocabili. Anche dall’altro lato della cinepresa, del resto, se ne sono fatti di passi avanti. Basti pensare a Erika Lust, regista salita alla ribalta grazie a una serie di pellicole intitolate Xconfessions; partendo dalle fantasie più segrete degli spettatori si mette in piedi un film indipendente, non stereotipato (la Lust è tra l’altro esponente del porno femminista), interpretato da attori di talento scelti non per le misure ma per il cervello. Negli anni Novanta si potevano noleggiare quattro cassette hard e trovarle tutte uguali: Lust compie quel decisivo passo in più che ci si aspettava da tempo.

Linda Lovelace e le videoteche a tripla X non torneranno. Potremo però consolarci almeno un po’, in un mondo liquido in cui nemmeno il porno è più una certezza e il web cannibalizza tutto lasciando solo ossi secchi difficili da rosicchiare: grazie Stoya, grazie Lust.

Stoya hdw.eweb4.com
Stoya – hdw.eweb4.com

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Ginevra Amadio

Nata a Roma. Ama la letteratura, il cinema e la scrittura intesa come mezzo per diffondere liberamente il proprio pensiero.

1 Comment

  1. […] Come abbiamo di recente rilevato, si può immaginare un futuro diverso frenando il proliferare di porno da quattro soldi e mettendo più sentimenti, trama, intellettualismo. E di questo nuovo indirizzo può essere maestra una delle prime registe di film pornografici: Candice Vitala, meglio conosciuta con lo pseudonimo Candida Royalle (15 Ottobre 1950 – 7 Settembre 2015). […]

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