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Come sensibilizzare allo sviluppo sostenibile: una presa di coscienza collettiva

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12 minuti di lettura

Vi siete mai realmente chiesti cosa sia lo sviluppo sostenibile e quale sia il suo ruolo per la salvaguardia del pianeta e dell’umanità? Cerchiamo di fare chiarezza e di capirne l’importanza.

Cos’è lo sviluppo sostenibile?

L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere ed è altamente responsabile della protezione e del miglioramento dell’ambiente davanti alle generazioni future

Art.1 Dichiarazione di Stoccolma (1972)

Il concetto di “sostenibilità” riguarda la possibilità di agire nel presente senza recare danno alle generazioni future: è quindi possibile soddisfare i nostri bisogni e condurre uno stile di vita adeguato al mantenimento di un equilibrio naturale che non gravi su alcuno.

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Lo sviluppo sostenibile deriva dall’intersezione di tre fattori: ambientale, sociale ed economico; solo tramite l’equa giustapposizione di questi ultimi siamo in grado di progettare un modello efficace che miri alla crescita economica senza danneggiare le risorse e l’ambiente.

Ma ci riguarda?

Lo scopo dello sviluppo sostenibile è assicurare alla popolazione:

  • il diritto alla salute e alla sicurezza;
  • il diritto ad un futuro sostenibile;
  • il diritto alla tutela dell’ambiente;
  • il rispetto dei diritti delle generazioni a venire.

È perciò un progetto che ci riguarda da vicino e che dovremmo abbracciare per il benessere collettivo presente e futuro.

Sviluppo sostenibile: di cosa si tratta concretamente?

La terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli.

Quando si parla di sviluppo sostenibile non si sta parlando d’altro che di intelligenza; infatti il tutto si può riassumere nell’utilizzare in maniera intelligente le risorse che abbiamo a disposizione.

Esso comprende i più svariati campi: l’energia, l’acqua, il cambiamento climatico, sconfiggere povertà e fame, ecosistemi e biodiversità, riciclaggio, ecc. (non ve lo aspettavate, vero?) ed è solo lavorando su tutti i fronti che possiamo guadagnare il terreno che abbiamo perso.

È per questo che bisogna educare allo sviluppo sostenibile sin dall’infanzia, con una formazione che promuova l’essere lungimiranti, avere la consapevolezza che l’azione che compiamo oggi avrà ripercussioni più grandi domani. Questa competenza si deve insegnare sia a scuola che in famiglia: per i più piccoli si potrebbe proporre l’edutainment, ovvero “educare giocando” (un tipo di apprendimento molto persuasivo), ma anche l’outdoor education, che consente lo stretto contatto fra bambini ed ambiente.

Un esempio riguardo il Covid-19

L’iniziativa economica privata è libera Essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno. all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà o alla dignità umana

Art.41 della Costituzione Italiana

Lo sviluppo sostenibile riguarda anche l’alimentazione: la sostenibilità alimentare infatti lavora sul rispetto della biodiversità e degli ecosistemi per garantire la sicurezza alimentare e un basso impatto ambientale.

Caso limite in questo momento storico critico sono gli ormai famosi “wet market” cinesi, letteralmente “mercato umido”, in cui la pratica diffusa è quella di macellare gli animali sul momento, quando viene espressa la richiesta del cliente; si chiamano infatti mercati bagnati in riferimento ai pavimenti irrorati dal sangue degli animali e dall’acqua utilizzata per “pulirli”.

La comunità scientifica ha ragione di pensare che la pandemia Covid-19 abbia avuto origine proprio lì in quanto focolaio di virus e batteri che lì si rigenerano, si mischiano e danno vita a nuove e pericolose forme di virus e malattie.

Forse la crisi dovuta al Covid può essere una piattaforma di lancio per aprire finalmente gli occhi sul futuro, approfittando di quello che qualcuno ha chiamato “momento di rottura” per implementare soluzioni che vadano verso uno stile di vita più solidale e zelante.

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Bisognerebbe infatti affrettarsi al raggiungimento degli obiettivi stilati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Il momento di rottura sopra citato c’è stato davvero a livello di sostenibilità: la quarantena ci ha infatti dimostrato come un minore tasso di attività antropiche possa garantire benefici di grossa portata. Le immagini da satellite hanno mostrato che i livelli di inquinamento atmosferico da diossido di azoto siano letteralmente crollati nel nostro Paese, inoltre si è registrata una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 25% e di gas serra nell’atmosfera; il consumo di combustibili fossili è calato e i sismologi hanno anche rilevato una significativa diminuzione del rumore sismico ambientale.

Questi sono segnali da non trascurare e da cui dovremmo partire per rinnovarci.

In quali altri modi possiamo intervenire per lo sviluppo sostenibile?

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […]
E richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale anche nei confronti delle generazioni futuro.

Art.2 della Costituzione Italiana

Oltre alla già citata educazione scolastica e familiare, e alla prospettiva di un minore inquinamento a tutto tondo, sono importanti le campagne informative/di sensibilizzazione, i media, le vie di comunicazione e la formazione professionale; essi diffondono valori, consapevolezze e competenze, permettendoci di capire il ruolo che abbiamo nella società e sul pianeta.

Non si deve pensare solo al singolo, perché è insieme che si fa la forza: per questo cooperazione, solidarietà e coesione sono gli elementi portanti del modello di sviluppo economico.

Si deve dare vita a iniziative che sostengano la causa. Scuole, ospedali, enti pubblici e privati hanno l’onere di divulgare le ricerche documentanti le ripercussioni negative di una vita non sostenibile sulla salute individuale, collettiva e futura.

Oltretutto le aziende dovrebbero iniziare a lavorare in maniera pienamente sostenibile ed ecologica, cominciando a realizzare bilanci di sostenibilità chiari e concreti (si pensi che quella dell’abbigliamento è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella del petrolio…).

La situazione migliorerebbe anche divulgando più informazioni sui social, anche tramite l’aiuto di chi influenza le persone per mestiere: gli influencers. Sembrerà banale ma lavorando sulla fiducia dei loro followers hanno un notevole impatto sulle vite e sulle scelte di una buona parte della popolazione mondiale.

La psicologia ci dà una mano

La Repubblica […] riconosce e garantisce la tutela dell’ambiente come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Promuove le condizioni per uno sviluppo sostenibile

Art.9 della Costituzione Italiana

Come ci insegna la psicologia, uno strumento che può aiutarci nell’impresa è la “comunicazione persuasiva”: chi riceve un determinato impulso, se veicolato tramite i principi della persuasione, è stimolato a livello emozionale e inconscio a determinare una determinata azione; questa la spiegazione del dottor Robert Cialdini.

Il principio di persuasione più efficace è quello dell’autorità, il che significa che un individuo statisticamente si fida di più

  • di chi è situato gerarchicamente più in alto di lui (politici, leaders);
  • influencers;
  • chi arriva al loro cuore con azioni di grosso impatto (vedi caso Greta Thunberg).

Essi vengono ascoltati e presi come modello. Tramite questo tipo di ragionamenti a metà strada fra la psicologia e il marketing si potrebbe rendere vivo il tema dello sviluppo sostenibile.

cambiamento climatico e sviluppo sostenibile

Infatti il modo migliore per diffondere i temi della sostenibilità è la creazione di un immaginario comune basato su solide aspettative, grazie anche a campagne e iniziative come il FridayForFuture o il People Climate March.

Pensiamo in grande: la Green Economy

E se invece dovessimo puntare in alto? Si potrebbe realizzare il modello teorico della Green Economy.

Esso rappresenta l’attuazione di riforme volte a tutelare soprattutto le risorse naturali, protagoniste dell’emergenza ambientale di cui abbiamo parlato.

La Green Economy prevede il potenziamento delle infrastrutture per l’ambiente, la diffusione delle eco-tecnologie, incentivi per salvaguardare il capitale naturale: il tutto sperimentato in diversi ambiti come l’architettura sostenibile, l’energia rinnovabile, il risparmio energetico, il trasporto sostenibile e l’ecoturismo. In particolare si potrebbe prendere in considerazione la prospettiva della cosiddetta “efficienza energetica”, ovvero i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi con meno energia.

Uno degli strumenti a disposizione per la riduzione dell’impiego di energia primaria sono le “smart grid”, ossia tecnologie intelligenti che gestiscono la rete elettrica, in grado di integrare tutti gli utenti o prodotti connessi distribuendo loro energia in modo efficiente.

Doveroso citare nelle possibili opzioni ecosostenibili i carburanti alternativi; oggi la scelta si dirama fra gas naturale, GPL, idrogeno, biocombustibili ed elettricità. I biocombustibili sarebbero i primi candidati come alternativa al petrolio perché pienamente compatibili con la tecnologia motoristica attuale e quindi anche con le stazioni di rifornimento già esistenti.

Il pianeta è la nostra ricchezza più grande, bisogna investire non per sfruttarlo ma per salvaguardarlo. Possiamo fare tutti la scelta giusta nel nostro piccolo, giorno per giorno.

Francesca Biasone

 


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