I Tetrarchi, simbolo della continuità del potere imperiale

Dopo aver attraversato il Ponte dei Sospiri, volgendo le spalle al Canale della Giudecca e affacciandosi al loggiato di Palazzo Ducale, è probabile che il nostro sguardo incroci quello dei Tetrarchi, un pregevole dettaglio architettonico in altorilievo incastonato nel lato sud della Basilica di San Marco, in corrispondenza del Tesoro di San Marco, che contribuisce a rendere la piazza veneziana un esempio di rara bellezza.

I Tetrarchi nella Basilica di San Marco a Venezia: analisi dell’opera

Realizzato in resistente porfido rosso, materiale esclusivo degli imperatori, il monumento dei Tetrarchi, chiamato popolarmente dai veneziani I quattro mori, è un gruppo statuario dell’altezza di circa 1 metro e 36 centimetri composto da quattro personaggi, che si abbracciano a due a due, un anziano e un giovane, in segno di concordia e unione dei poteri tra le generazioni.

Il monumento, databile tra il 293 e il 303 d.C. circa, approda a Venezia insieme ai quattro cavalli di rame e bronzo conservati all’interno della Basilica di San Marco solo in epoca medievale come “spolia”, bottino di guerra frutto dell’assedio dei veneziani a Costantinopoli nel 1204, al termine della quarta Crociata indetta da papa Innocenzo III.

L’origine bizantina del complesso è stata confermata nel 1965, durante gli scavi del Myrelaion, dal ritrovamento del frammento del piede mancante della statua di sinistra sul lato est, oggi esposto presso il Museo archeologico di Istanbul.

Monumento ai Tetrarchi, ca 293-303 d.C., altorilievo, 130 cm, Piazza San  Marco, Venezia | Scultura romana, Arte cristiana, Roma antica
Monumento ai Tetrarchi, 293-303 d.C., porfido rosso, 1.36 m, Basilica di San Marco, Venezia

Considerato un raffinato esempio della scultura tardoantica, il complesso, probabilmente attribuibile a maestranze egiziane, riprende in pieno lo stile orientale, caratterizzato da uno sguardo fisso e occhi scavati, un atteggiamento rigido e poco naturale che ricorda l’iconografia bizantina.

ll gruppo statuario raffigura probabilmente Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro, rispettivamente due «Augusti» e due «Cesari», i quattro membri della prima Tetrarchia («il governo dei quattro») istituita da Diocleziano nel 293 d.C. per garantire un’amministrazione più funzionale ed efficace dell’Impero.

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Dopo essersi spartito il controllo dell’Impero con Massimiano in una prima forma di Diarchia (285 – 293), Diocleziano nominò altri due «imperatori giovani», definiti «Cesari».

L’Impero venne quindi diviso in quattro aree geografiche distinte: a Diocleziano spettava il governo delle province orientali e dell’Egitto, a Galerio le province balcaniche. Massimiano governava la penisola Italica, Africa settentrionale e la zona della Spagna, mentre a Costanzo Cloro fu affidato il governo della Britannia e della Gallia.

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Nonostante la frammentazione del potere, l’Impero conservò la sua centralità e unità politica e Diocleziano il titolo di Augustus Maximus.

Il complesso scultoreo addossato alla Basilica veneziana ben rappresenta il sentimento di fraternitas che accomunava i quattro e assicurava la continuità del potere. In particolare, i due personaggi più maturi cingono le spalle dei più giovani con il braccio destro, mentre la sinistra stringe una spada, in questo caso identificabile con un elsa persiana a forma di testa d’aquila, dettaglio che conferma l’origine orientale dell’opera, sorretta da un balteo in cuoio gemmato.

La differenza di età è evidente nel dettaglio della barba e dei segni sul volto che marcano l’avanzare del tempo nel caso dei due imperatori più anziani.

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I quattro personaggi indossano lo stesso tipo di paramenti, una lorica che copre petto, pancia, fianchi e schiena fino alla cintura, come una corazza. Sulle spalle dei tetrarchi ricade un paludamentum drappeggiato e fermato sulla spalla sinistra, che faceva parte della divisa dei generali romani.  Inoltre, i quattro indossano dal copricapo pannonico, in uso presso l’esercito romano del periodo tardo.

Una versione analoga di questo particolare complesso scultoreo è oggi conservata presso gli archivi della Biblioteca Vaticana. Più precisamente si tratta di quattro figure, sempre in porfido rosso, dell’altezza di 56 centimetri poste a coppie su due colonne gemelle che misurano 3,85 m. In questo caso, tutti i quattro personaggi presentano una fitta barba. Al posto del copricapo pannonico, sono cinti da una corona di lauro, e invece della spada tutti sorreggono nella mano destra un globo. Nonostante l’interessante affinità fra i due complessi, l’esemplare veneziano resta il più raffinato a livello tecnico e stilistico.

 


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Valentina Cognini

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