Thailandia: la terra dei sorrisi

Resta poco dei fasti dell’antico Siam osservando Bangkok dalla stanza di uno dei numerosi alberghi sul fiume che disegnano lo skyline della capitale. Una terra esotica e misteriosa, dove la tradizione si nasconde all’ombra di grattacieli futuristici e skybar esclusivi, facendo capolino attraverso i piccoli templi per la devozione privata presenti davanti ad ogni abitazione, dalla piccola casetta nascosta dal groviglio dei cavi elettrici al grande hotel di lusso. Minuscoli scrigni dorati e lavorati, ricoperti di ghirlande e fiori di loto, repliche dei preziosi e magnifici templi della città, come il Wat Pho, dove risiede l’immensa statua, lunga circa 16 metri, del Buddha sdraiato. Un’oasi di pace nel cuore caotico di una delle città più inquinate al mondo, dove oltre a godersi il clima di serenità e misticismo è possibile fare un massaggio tradizionale nella scuola dove la tecnica thai è stata inventata ed è studiata tutt’ora dai monaci.

Filosofia della felicità

I thailandesi sono ciecamente devoti a tre grandi elementi: il buddhismo, praticato da circa il 95% della popolazione; la famiglia reale, della quale non mancano fotografie, altari e ghirlande con i colori reali lungo ogni strada del Paese, e il sorriso. Ogni abitante di questa splendida penisola a forma di testa di elefante sorride, sorride come se fosse il gesto più semplice e naturale del mondo, ricevendo spesso in cambio gli sguardi torvi e ottusi dei turisti. Sorridono quando parlano, quando offrono il loro delizioso cibo e sorridono di gusto quando contrattano, probabilmente perché già sanno che il prezzo che faticosamente riuscirai a strappare sarà comunque superiore al reale valore dell’oggetto in vendita. Anche il Buddha, che sia ricoperto d’oro a 24 carati, dimenticato tra le rovine dell’antica capitale o persino inglobato in un ficus benjamina, sorride benevolo.

Testa di Buddha Ayutthaya, Thailandia
Ayutthaya, testa di Buddha inglobata tra le radici di un albero.
XX secolo a. C, Thailandia.
Foto di Beatrice Curti

Un occidentale osservando un paese tanto diverso dai nostri canoni, seppur impegnatissimo a raggiungerli, si potrebbe chiedere a cosa è dovuta questa necessità di porsi al mondo con gioia. Forse il segreto sta nella filosofia buddhista, tanto legata al quotidiano di questo popolo: uno dei precetti di Siddharta invita l’uomo a vivere gli eventi negativi dell’esistenza senza dolore o preoccupazione, in quanto momenti passeggeri in una vita che è solo una tappa di un lungo percorso.

Una fragile bellezza

Uscendo dal caos della capitale e dal traffico esagerato di auto, motorini e tuk tuk (curiosi mezzi di trasporto guidati da persone con il massimo sprezzo del pericolo e il minimo interesse per la vita dei passeggeri), si incontra un paesaggio di sterminate risaie e piantagioni di cocco, dove la forza animale e umana non è ancora stata sostituita dalle macchine. Una realtà dove lentamente il turismo di massa si sta infiltrando, per mano soprattutto di enormi tour operator cinesi e russi. Non esiste più luogo al sicuro dai colossali pullman che vomitano sciami di turisti urlanti e distruttivi, sgraditi ma necessari al popolo thailandese, che pur sorridendo con il consueto fervore, malcela l’inevitabile disagio che il turismo di massa comporta. Per ovviare al problema delle folle molte agenzie organizzano tour denominati «early birds» , con tabelle di marcia costruite sugli orari di arrivo dei temuti pullman carichi di signore armate di parasole.

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La Thailandia è un paese fragile, politicamente instabile e assaltato da un turismo becero e irresponsabile, purtroppo spesso assecondato da operatori senza scrupoli. La legalità viene interpretata a seconda dei desideri del turista e del denaro che porta: per esso vengono cavalcati e sfruttati gli elefanti, simbolo del Paese e dichiarati specie protetta; per lui vengono mantenuti i blowjob bar di Bangkok e i bordelli di Patong, per lui si chiude un occhio sulla legge che vieta la circolazione delle moto d’acqua a causa della pericolosità per le specie marine e per i bagnanti, limitando l’uso delle spiagge e mettendo a repentaglio l’ecosistema marino, già molto provato dal riscaldamento globale, che ha annientato gran parte della barriera corallina presente nel Mar delle Andamane.

Villaggio di Koh Panyee, baia di Phang Nga
Villaggio di Koh Panyee, baia di Phang Nga, Thailandia.
Foto di Beatrice Curti

È però sbagliato parlare di un Paese ricco di storia, cultura e tradizione come la Disneyland del Sud Est asiatico. Si tratta di un luogo magnifico da preservare attraverso un turismo responsabile, basato su curiosità e rispetto. Antiche rovine, foreste dove gli elefanti vivono liberi, isole incontaminate e città brulicanti di vita, una cultura culinaria impressionante e immensi sorrisi. Questa è la Thailandia che il turista occidentale deve e può comprendere e amare. Un luogo che brilla come l’oro dei templi al sole accecante di novembre.

Wat Pho, Thailandia
Complesso di Wat Pho, il Tempio del Buddha sdraiato, Thailandia.
Foto di Beatrice Curti
Beatrice Curti
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