Siamo tutte Bridget Jones

Il diario di Bridget Jones (2001), diretto da Sharon Maguire, ha saputo conquistare il grande pubblico con il suo umorismo e la sua freschezza, diventando una delle pellicole d’intrattenimento più celebri degli ultimi anni. Generalmente, è il pubblico femminile a essere sedotto dalle disavventure della ragazza più imbranata del cinema contemporaneo, forse sentendosi finalmente parte di una pellicola in grado di mostrare la realtà così com’è, mettendo in scena le difficoltà più comuni della vita di ogni ragazza.

 

Il film è tratto dall’omonimo romanzo dell’autrice inglese Helen Fielding (1996), un bestseller del genere della chick-lit: un tipo di letteratura completamente al femminile, scritta da donne per donne. Ciò che distingue questo filone – reso alla perfezione nell’adattamento cinematografico – sono le protagoniste, ovviamente ragazze, che si struggono per problemi come l’aspetto fisico, la dieta, le uscite con gli amiche (o gli amici gay), il lavoro e, ultimo ma non meno importante, il rapporto con gli uomini, spesso meramente sessuale nonostante si sogni, ovviamente, il principe azzurro. Di questi personaggi estremamente moderni, antieroine che devono combattere contro i problemi più banali, Bridget Jones (Renée Zellweger) è certamente la regina. Innamorata del capo Daniel Cleaver (Hugh Grant), fumatrice e bevitrice incallita, una frana tanto al lavoro quando in cucina, Bridget Jones trascorre le sue giornate tra un impaccio e l’altro, in modo tanto comune da risultare tremendamente veritiero e divertente.

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Bridget vorrebbe dare un taglio alla sua disastrosa vita, vorrebbe a ogni costo fidanzarsi – o addirittura sposarsi, come dimostrano i primi romantici sogni su Daniel – ma questo desiderio si presenta non solo per compiacere se stessa e porre fine alla solitudine, ma soprattutto per essere “normale” agli occhi degli altri. «Allora, come va la vita amorosa?» è la domanda che Bridget si vede rivolgere in ogni occasione in cui delle “coppie felicemente sposate” si riuniscono, sottolineando così il suo stato di donna perennemente single e facendola sentire inadatta, diversa. La ricerca dell’amore è quindi un modo per accontentare soprattutto una società secondo cui la vita deve seguire un ferreo percorso in cui le regole sono nasci, cresci, trova un compagno, riproduciti e muori felice. Ma Bridget è imperfetta e goffa e il percorso “naturale” della vita è per lei una lunga salita tra cibo spazzatura (Renée Zellweger fu costretta a mettere su 12 chili per interpretare questo ruolo), sigarette consolatorie, bicchieri (o bottiglie) di vodka e zuppe blu.

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Da questo punto di vista, la protagonista pasticciona non è sola: ogni donna attraversa nella vita la fase (o le fasi)“Bridget Jones”, motivo principale per il cui il film ha riscosso tanto successo. Non possiamo non empatizzare con Bridget essendo lei una donna «non particolarmente bella, non particolarmente magra e non particolarmente sicura di ciò che vuole realizzare nella vita» (Silvia Giovannetti), come tutte noi. Con questo nuovo personaggio estremamente realistico, il pubblico può finalmente dimenticare le donne perfette che letteratura e cinema propinano in ogni momento, donne che riescono a essere inspiegabilmente ottime mogli, madri, cuoche, infermiere, casalinghe, e chi più ne ha più ne metta. Bridget, al contrario, è una ragazza moderna ma reale, ingenua e impulsiva, emancipata e maldestra al tempo stesso, sempre alle prese con gaffes estremamente imbarazzanti, pasticci da risolvere e lotte con la bilancia. Data l’infinita lista di difetti che il film presenta, l’immedesimazione diventa davvero facile: senza sforzarsi troppo, ogni spettatrice può trovare in Bridget un po’ delle sue paure, delle sue sfortune e dei suoi vizi. In ogni caso, il lieto fine lascia aperta la speranza, dando il prezioso consiglio di guardare oltre gli occhi affascinanti del capo e non sottovalutare uomini dai maglioni a renna capaci delle migliori dichiarazioni d’amore – in questo caso Mark Darcy (Colin Firth), un chiaro riferimento al personaggio di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

Bridget è l’archetipo della donna-moglie-madre rigirato come un calzino, una ragazza over 30 in grado di mostrare il lato più divertente della banalità. Per una volta, possiamo dimenticare le attrici perfette, sensuali ed eleganti anche la mattina appena sveglie, tuffandoci invece nel mondo terra terra, sgraziato e colorito della protagonista. Il diario di Bridget Jones è quindi un film che fa bene riguardare per prendersi in giro e ridere delle proprie normalissime disgrazie, sperando, come Bridget, di avere un giorno lieto fine.

Quality: 2nd Generation. Film Title: Bridget Jones' Diary. For further information: please contact your local UIP Press Office.

 

 

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  • […] Il diario di Bridget Jones (2001), diretto da Sharon Maguire, ha saputo conquistare il grande pubblico con il suo umorismo e la sua freschezza, diventando una delle pellicole d’intrattenimento più celebri degli ultimi anni. Generalmente, è il pubblico femminile a essere sedotto dalle disavventure della ragazza più imbranata del cinema contemporaneo, forse sentendosi finalmente parte di una pellicola in grado di mostrare la realtà così com’è, mettendo in scena le difficoltà più comuni della vita di ogni ragazza. Continua a leggere… […]

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