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Il confine con il Messico è vivo: la marcia verso gli Stati Uniti

11 minuti di lettura

Nelle ultime settimane l’amministrazione Biden ha dovuto prendere coscienza di quella che si sta profilando come la prima crisi da affrontare dall’inizio del mandato. Il confine con il Messico è uno dei luoghi dove da anni si concentrano migliaia di persone nella speranza di trovare una vita e una realtà diversa, per passare dal paese della disperazione al paese delle possibilità. È anche uno dei temi caldi della politica statunitense e un ottimo punto con il quale fare presa sulla popolazione, per conquistare un voto concreto alle elezioni.

La nuova dimensione politica

Come molti temi attuali, con l’avvento in politica di un personaggio come Donald Trump, anche questo si è trasformato in un fenomeno mediatico ed è diventato un modo per incrementare la dose di odio e di discriminazione verso i migranti, visti come la causa principale del diffondersi dello spaccio di droga e della criminalità. In realtà oggi sappiamo che queste sono considerazioni spesso prive di fondamento, utilizzate come micce su questioni in grado di attirare maggiore attenzione e di smuovere rabbia, frustrazione e paura: i più forti interruttori sull’impulso, e la principale ragione del successo politico di un imprenditore miliardario dalla forte voce e da un esuberante carisma. 

I numeri attuali

Il confine in questione è quello a sud-ovest, che separa gli Stati Uniti dal Messico. Già nel 2014 l’amministrazione Obama-Biden aveva dovuto affrontare tale crisi umanitaria, ma il fenomeno si ripresenta annualmente ed ha origini molto più lontane.

Fonte: Wikimedia Commons

Il tema è tornato alla ribalta nelle scorse settimane, in seguito alla registrazione di un picco delle migrazioni nel mese di febbraio, con un incremento del 28% rispetto al mese di gennaio 2021. In termini assoluti, ha fatto passare i tentativi di sconfinamento da 78.422 a 100.441. L’incremento non è però soltanto dovuto all’insediamento di Joe Biden, bensì al periodo particolare. Con la fine dell’inverno e il diffondersi di temperature più calde, si osserva infatti un crescendo nel numero di tentativi di arrivo, di mese in mese fino a maggio, momento in cui le temperature iniziano a farsi estreme per poter reggere il calore del deserto da oltrepassare. La domanda che sorge spontanea è come mai sia proprio il deserto il protagonista dell’itinerario di passaggio. Il confine è infatti lungo 3.169 km e include sia aree urbane che desertiche. Tuttavia, è nelle aree urbane (tra cui San Diego in California e El Paso in Texas) che si staglia la barriera di separazione tra i due paesi, denominata dai migranti come “muro della vergogna”. 

Un muro di una certa età 

Tutto parte dal 1917, quando gli agricoltori e l’industria della manifattura avevano essenzialmente bisogno della manodopera messicana. Il richiamo verso gli Stati Uniti era incoraggiato e il Messico era escluso dall’Immigration Act, che poneva restrizioni sui nuovi arrivi da altri paesi. Dopo la Grande Depressione del 1929 però, le città e il governo federale rimpatriarono migliaia di messicani. Nel 1969 per la prima volta, sotto la presidenza Nixon, vennero posti controlli al confine con agenti pronti a fermare gli arrivi illegali.

L’effettivo inizio della costruzione del muro però, si colloca nel 1993, anno nella quale George H.W. Bush diede vita ai primi 23 km della barriera lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego. Ulteriormente estesi l’anno successivo dall’allora presidente in carica Bill Clinton e rinforzati con la collaborazione di agenti di polizia fissi al confine. 

Fonte: Wikipedia

A fine 2005, il repubblicano Duncan Hunter, presentò un piano al Senato per irrobustire il muro, approvato ufficialmente l’anno successivo; per le nuove dimensioni il paragone della barriera divenne la Grande Muraglia Cinese. Tra le risoluzioni più importanti nella storia del muro, c’è l’approvazione del Secure Defence Act del 2006, che permise la costruzione di migliaia di chilometri aggiuntivi di barriera, il dispiegamento di veicoli di sorveglianza, la creazione di nuovi punti di controllo e di illuminazione per cercare di bloccare l’ingresso illegale. Oltre a questo promosse l’uso di strumenti come telecamere e satelliti, per cercare di avere un maggior controllo e sviluppare le infrastrutture. Tutto questo comportava un raddoppio della spesa, da 4,6 milioni di dollari a 10,4 milioni.

Con 80 voti a favore e 19 contrari, il Senato approvò la legge, firmata dal presidente George W. Bush. In quegli ottanta voti, due sono dell’allora giovane senatore Barack Obama e di Hillary Clinton. Il muro – insomma – non è soltanto il famoso muro di Trump. 

Il Trumpismo è una soluzione? 

Certamente le dichiarazioni di non intervento e di politica contro l’accoglienza e l’immigrazione di Donald Trump aiutano a disincentivare gli arrivi, diminuiscono l’utilità netta dei migranti messicani alla partenza e rendono ancora più costoso il rischio di oltrepassare il confine. Ma il cambio di rotta dei movimenti di passaggio non è solo riconducibile al cambio di amministrazione. È logico ritenere che la visione politica del nuovo presidente sia da collocarsi al polo opposto di quella del suo antecedente, e che questo dia modo di pensare a chi ha un forte interesse e necessità nel varcare la soglia di confine, che le cose potrebbero essere diverse ora. Inoltre un piccolo grande cambiamento c’è stato e riguarda il procedimento riservato ai minori non accompagnati.

Un deterrente che scompare

Per loro non vige più la politica di “tolleranza zero” di Trump, ora è il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani a prenderli sotto custodia, nelle strutture di rifugio appositamente costruite, che ora si trovano in grande difficoltà. L’obiettivo finale è quello di ricollocare i minori nel paese, ricercando i loro legami di parentela presso famiglie all’interno degli Stati Uniti; ma la procedura non è semplice e spesso non si trovano collocazioni adeguate, motivo per cui tengono i minori all’interno dei centri per un numero di giorni superiore a quello stabilito. Le condizioni si fanno inoltre sempre più precarie per il sovraffollamento, anche perché le strutture sono relativamente poche, e il governo Trump le aveva in parte smantellate.

Fonte: amicuba.altervista.org

L’anno del 2020 ha visto poi un enorme calo degli arrivi; con l’emergenza pandemica le partenze si sono fermate. Al numero di migranti che normalmente avrebbe tentato il viaggio all’inizio di quest’anno, si aggiungono tutti coloro che avevano rimandato la partenza ad un periodo successivo; nonostante il Titolo 42 (oltre al Titolo 8 che definisce altri parametri di inammissibilità all’interno degli Stati Uniti) sia attualmente ancora in vigore. Il Titolo 42  è un provvedimento varato all’inizio della pandemia e prevede un’espulsione immediata al confine, per ragioni di salute pubblica. Mantenuto da Joe Biden, sembra però aver meno presa sui messicani rispetto all’effetto prodotto dalla ripresa economica e dalla corsa alle vaccinazioni. L’ultimo elemento che completa il quadro si coglie osservando le principali zone di provenienza : il Messico e il triangolo Guatemala, Honduras e El Salvador

Che cosa costa di più 

Guatemala, Honduras e El Salvador compongono il triangolo del nord, nel Centro America. In queste zone i motivi che spronano le persone a fuggire sono diversi ed esponenzialmente preoccupanti. La pessima performance economica di un governo corrotto, il crimine, la violenza (numerosi sono i casi di violenza domestica e sfruttamento di minori) e i disastri naturali, dovuti alla crescente emergenza climatica. La distruzione prodotta dagli uragani, porta via il poco sostentamento su cui ancora alcuni potevano fare affidamento. Fattori che si uniscono e spingono gli abitanti alla ricerca di un futuro migliore, per sé e le proprie famiglie. 

Fonte: U.S Border Patrol

La somma di tutte le congiunture finora elencate si riflette nei dati. Essi mostrano un aumento percentuale del mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2021. Con un +163.3% dei minori non accompagnati,+127.7% nuclei familiari e +209.1% degli adulti arrivati singolarmente.

Fonte: U.S Border Patrol

Il nuove fronte per il 2022

Il tentativo del governo in carica è quello di gestire i flussi in un modo «molto più umano di prima», come ha affermato la speaker della camera Nancy Pelosi. Joe Biden ha affidato l’emergenza a Kamala Harris, che sarà affiancata dal segretario della sicurezza nazionale Alejandro Mayorkas e da quello della salute Xavier Becerra.

Quanto è importante questo incarico? Moltissimo se si pensa che il ruolo che hanno i vicepresidenti si fonda essenzialmente sulle deleghe che vengono loro affidate dal Capo di Stato. La sfida non è tra le più semplici da affrontare e dal quale poter uscire indenni. Se risolta in modo strategico, da però il via libera ad una vera e propria battaglia per le elezioni del midterm del 2022. Fuoco sul quale puntare. L’attenzione ora è sulla giocata della vicepresidente. 

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Ilaria Raggi

20 anni, studentessa di scienze politiche sociali ed internazionali. Nata con il mare sotto i piedi, ora mi accontento dei colli bolognesi. Se mi siedo o mi riposo c'è qualcosa che non va. John Steinbeck, il cinema e la scrittura sono il mio Sacro Graal, per il resto condisco la mia vita un po' di curcuma alla volta. Vivo di sarcasmo e politica internazionale, fortunatamente il periodo in cui sono nata mi permette di non dover mai scegliere l'uno o l'altro.

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