fbpx
vincenzo cardarelli

Innamorati di Vincenzo Cardarelli

Breve guida all'autore

7 minuti di lettura

Chi era Vincenzo Cardarelli?

L’1 maggio 1887 nasceva a Corneto Tarquinia Vincenzo Cardarelli. Non è semplice spiegare chi è stato, in quanto una delle sue principali caratteristiche è l’eclettismo. Non a caso Silvia Morgani intitola il suo intervento nel volume Parola di scrittore. Altri studi di letteratura e giornalismo a cura di Carlo Serafini proprio Il giornalismo eclettico di Vincenzo Cardarelli. Più noto come poeta, è stato infatti anche un brillante giornalista che anche in questo mostrava il proprio eclettismo e intelligenza.

Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3963550

Per iniziare a leggere Vincenzo Cardarelli: «La Ronda»

La scrittura per Vincenzo Cardarelli ha rappresentato qualcosa di naturale e fondamentale per la sua crescita personale. Trasferitosi a Roma, comincia di fatto a scrivere articoli, dove però ritroviamo anche caratteristiche che saranno proprie della sua prosa e della sua poesia. A Roma in realtà Cardarelli fugge, scappa di casa e dapprima scrive articoli di fatto per mantenersi, assorbendo il clima delle avanguardie ma da cui si distaccherà. Inizia con l’Avanti, collabora con La Voce, tra gli altri, per poco. La svolta arriva con la nascita della rivista La Ronda, che sarà una rivoluzione non solo per lui, ma per tutto il giornalismo italiano.

Gli intellettuali de La Ronda non vogliono “salvare il mondo”, ma vivere la propria vita da letterati recuperando i classici e la vera letteratura tradizionale. Colpisce di questo intento il voler valorizzare Giacomo Leopardi più che come poeta come prosatore. Vincenzo Cardarelli stesso si ispirerà alle Operette Morali per la sua opera Viaggi nel tempo e sarà proprio lui a valorizzarne la grandezza come personalità fondamentale de La Ronda. Questa riscoperta dell’umanesimo chiaramente coincide con la capacità di analizzare la contemporaneità, infatti rileggere Leopardi e apprendere dal suo stile non significa tornare al passato, ma usare l’eleganza antica per costruirne una nuova e moderna.

Abbiamo poca simpatia per questa letteratura di parvenus che s’illudono di essere bravi scherzando col mestiere e giocano la loro fortuna su dieci termini o modi non consueti quando l’ereditarietà e la famigliarità del linguaggio sono le sole ricchezze di cui può far pompa uno scrittore. Per ritrovare, in questo tempo, un simulacro di castità formale ricorreremo a tutti gli inganni della logica, dell’ironia, del sentimento, ad ogni sorta di astuzie. […] Ci sostiene la sicurezza di avere un nostro modo di leggere e rimettere in vita ciò che sembra morto. Il nostro classicismo è metaforico e a doppio fondo. Seguitare a servirci di uno stile defunto non vorrà dire per noi altro che realizzare delle nuove eleganze, perpetuare, insomma, la tradizione della nostra arte. E questo stimeremo essere moderni alla maniera italiana senza spatriarci.

Vincenzo Cardarelli, Prologo in tre parti, in «La Ronda», aprile 1919, pp. 5-6.

Per proseguire: «I Prologhi» (1916)

Se si vuole iniziare a comprendere Vincenzo Cardarelli, leggere alcuni degli articoli apparsi nei vari giornali non è una brutta idea. Tuttavia, gli amanti della poesia saranno più soddisfatti nell’approcciarsi al suo lavoro poetico. Nel 1916, quando è ancora legato al movimento vociano, pubblica i Prologhi. Questo nome sarà sempre caro a Cardarelli, che intitolerà Prologo in tre parti il suo editoriale per La Ronda. Il concetto di prologo è interessante e si lega molto a questa raccolta di poesie eterogenea, frammentaria e intensa. In realtà appartiene al genere del prosimetro: comprende quattordici poesie e sedici prose.

In tale raccolta Vincenzo Cardarelli costruisce un io poetico, certamente fittizio e particolare: poco biografismo di luoghi e più di sensazioni, anche se sembra quasi vero l’io che ci racconta. La prosa più famosa è Dati biografici, che non costituisce una fredda autobiografia del vero Cardarelli, bensì una sorta di ampio viaggio nella sua arte e nel modo in cui la sviluppa o vorrebbe sviluppare. Nelle poesie, poi, la sua passione per Leopardi si riconosce nel fatto che il dramma dell’esistenza e la sua precarietà e instabilità siano i grandi protagonisti, insieme ad altri temi come l’abbandono e la solitudine. C’è certamente tanto della personalità di Cardarelli nei risvolti malinconici e nelle crisi che racconta con grande profondità, ma c’è anche un labor limae eccezionale nel saper costruire un io poetico in divenire, in cui ogni poesia contribuisce a formarlo e definirlo sempre di più.

Innamorati di Vincenzo Cardarelli: «Villa Tarantola» (1948)

Nel 1948 Vincenzo Cardarelli vinse la seconda edizione del Premio Strega con la raccolta Villa Tarantola. Questa vittoria sorprese molti in quanto superò ad esempio Cesare Pavese, candidato con Il compagno. Probabilmente più che nei Prologhi è qui che è maggiore l’elemento autobiografico reale, basti pensare che le varie prose della raccolta sono dedicate a Corneto Tarquinia, che come detto fu il suo luogo di nascita e a Roma, la città della sua maturità artistica e personale. Il viaggio e la riscoperta dei luoghi sono altri topoi della poesia di Cardarelli, qui brillantemente trattati anche in prosa.

La villa del titolo non è un locus amoenus e non costituisce la perfezione di un luogo poetico. Anche se poetico è il modo in cui Cardarelli la descrive nella sua semplicità. All’autore non interessa raccontare del fantastico, ma del semplice quotidiano, punto di partenza però di storie che diventano sempre più intense. Villa Tarantola si trova infatti in quel paesino da cui lui è fuggito. Quindi racconta ai lettori tutta la sua odissea, che tocca varie città italiane. Tra l’altro, anche la Recanati dove nacque Leopardi. Anche queste vicende ci fanno comprendere come mai fosse così legato al grande autore.


In copertina: Artwork by Madalina Antal
© Riproduzione riservata

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Se ti piace quello che facciamo, puoi sostenerci iscrivendoti al FR Club o con una donazione.

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. Svolge anche il ruolo di editor e copywriter. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità». Come dice il suo autore preferito, la vita è una cosa troppo seria per essere presa sul serio e quindi attenzione: può contenere sarcasmo.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.