storia bizantina

Dieci momenti chiave della storia bizantina

Roma non è morta nel 476. A Oriente, l'Impero ha cambiato volto, lingua e fede, attraversando mille anni di storia. Ed è resistito per altri mille anni.
Start

«Quando è finito l’Impero romano?». Domanda trabocchetto per eccellenza. Perché quando si pensa alla caduta dell’Impero si immaginano il 476 e la deposizione di Romolo Augusto, l’inizio del Medioevo e la chiusura del sipario sull’Antichità. Ma Roma non morì allora: sopravvisse, cambiò lingua, religione, capitale, e nacque così l’Impero Bizantino, o “Romània”, come lo chiamavano i suoi abitanti. Dalla rifondazione di Costantinopoli nel 330 alla caduta di Trebisonda nel 1461, proveremo a ripercorrere la più che millenaria storia bizantina in dieci momenti cruciali.

1) La (Ri)fondazione di Costantinopoli (330)

Nel 330 d.C., l’imperatore Costantino il Grande rifondò ufficialmente Costantinopoli, scegliendo una città strategica che allora si chiamava Bisanzio. Questo non rappresentava solo uno spostamento geografico del potere politico (anche se la capitale ufficiale rimaneva Roma), ma una svolta culturale e simbolica decisiva. Costantinopoli poté diventare il crocevia tra Europa e Asia, un ponte tra Oriente e Occidente, e un centro di influenze greche, romane e cristiane (era stato lo stesso Costantino a concedere la libertà religiosa con l’Editto di Milano nel 313). Oltre a godere di una posizione favorevole, tra il Mar di Marmara, il Bosforo e il Corno d’Oro, e a controllo del passaggio per il Mar Nero, la città si sviluppò secondo una visione imperiale, con un centro che ospitava edifici religiosi e di governo, adornato da fori, terme, palazzi e chiese. Costantino ne fece una “Roma cristiana”, dotandola anche di senato e istituzioni simili a quelle dell’antica capitale. La futura Santa Sofia sarebbe diventata il suo emblema più celebre. La città era il simbolo tangibile e vivo di un impero che voleva rinascere sotto una nuova luce, conservando il titolo di “Roma” ma con nuove prerogative rispetto a una capitale ormai in piena decadenza.

2) La divisione dell’Impero romano (395)

Nel 395 d.C., alla morte dell’imperatore Teodosio, l’Impero romano venne definitivamente diviso tra i suoi due figli: Arcadio a Oriente e Onorio a Occidente. La spartizione era ancora solo amministrativa (l’unità giuridica dell’Impero fu ancora proclamata per qualche tempo), ma fu un momento decisivo per queste due metà di Mediterraneo. La parte occidentale vide velocizzarsi la crisi, tra saccheggi, instabilità politica e un sistema fiscale in disgregazione: nel 476 Roma passò nelle mani di Odoacre, che si dichiarò solo re d’Italia perché un vero impero su cui governare non esisteva più. L’Oriente, invece, mantenne una maggiore solidità amministrativa e difensiva, favorita anche dalla ricchezza che permetteva di pagare i barbari per starsene alla larga. Nel corso dei decenni successivi, l’identità dell’Impero d’Oriente mutò: il latino fu progressivamente sostituito dal greco come lingua ufficiale, e si consolidò una visione religiosa profondamente cristiana, pur provando a mantenere viva l’eredità dell’Antica Roma.

Leggi anche:
Ostrogoti e Visigoti. Dal Mar Baltico alle mura di Roma

3) La Rivolta di Nika (532)

Nel gennaio del 532, Costantinopoli fu teatro di una delle rivolte popolari più violente della sua storia: la rivolta di Nika. La sommossa esplose durante i giochi dell’ippodromo (amatissimi tra la popolazione da quando i combattimenti dei gladiatori erano stati aboliti), quando le fazioni dei Verdi (soprattutto aristocratici) e degli Azzurri (in prevalenza appartenenti al ceto popolare), solitamente rivali, si unirono contro l’imperatore Giustiniano. La motivazione era il malcontento nei confronti delle tasse e di un certo lassismo dell’imperatore nei confronti di alcuni disordini precedenti. La città fu devastata: vaste aree andarono distrutte, tra cui la precedente basilica di Santa Sofia, causando migliaia di vittime. Le cronache coeve parlano di circa 30mila morti, ma pressoché tutti gli studiosi moderni considerano questa cifra esagerata. La rivolta rappresentò un grave pericolo per la stabilità imperiale, e si rivelò fondamentale il ruolo della moglie di Giustiniano, Teodora: secondo lo storico Procopio, fu lei a convincere l’imperatore a non fuggire, pronunciando il celebre discorso in cui affermava che “la porpora [il mantello imperiale] è un sudario glorioso”. Con l’aiuto dei generali Belisario e Mundo, la rivolta fu soffocata nel sangue. La restaurazione dell’ordine permise a Giustiniano di avviare un’imponente opera di ricostruzione urbana e simbolica (dopotutto aveva approfittato della rivolta per eliminare alcuni rivali). A questa epoca risale la costruzione della nuova basilica di Santa Sofia, destinata a diventare uno dei capolavori dell’architettura sacra e simbolo del potere imperiale cristiano, prima di diventare una moschea (tra il 1453 e il 1931), un museo e infine nuovamente una moschea dal 2020.

4) Eraclio e la Battaglia dello Yarmuk (636)

L’imperatore Eraclio (610–641) è una delle figure più emblematiche della storia bizantina. Salì al trono in un momento critico, con l’Impero stremato dalle guerre contro i Sasanidi persiani e in forte crisi economica. Proprio grazie a una sorprendente vittoria sui persiani, Eraclio era riuscito a legittimare il proprio posto sul trono che aveva ottenuto detronizzando il predecessore. Ma non era tempo per la pace: la prima grande espansione islamica era in corso, ed era inarrestabile. Nella battaglia dello Yarmuk (tra le attuali Siria e Giordania) l’esercito bizantino venne sconfitto dagli uomini del califfato Rashidun. L’impero perse così il controllo della Siria e della Palestina. Eraclio, pur non riuscendo a impedire queste perdite, è rimasto nella storia grazie a importanti riforme, tra cui il sistema dei “temi”, divisioni territoriali che univano funzione civile e militare e che si sarebbero rivelate essenziali per la sopravvivenza dell’Impero nei secoli successivi. Inoltre, promosse con forza la cristianità ortodossa e rese il greco la lingua ufficiale dell’amministrazione.

5) L’iconoclastia (726–787)

L’iconoclastia fu una crisi religiosa e culturale che scosse profondamente l’Impero. Promossa inizialmente dall’imperatore Leone III, la politica iconoclasta prevedeva la rimozione, la distruzione e il divieto di venerazione delle icone sacre, considerate da alcuni una forma di idolatria contraria ai dettami cristiani. Come per molti altri fenomeni di natura apparentemente religiosa, le spinte dell’iconoclastia furono anche politiche: in un contesto di pressioni militari esterne e disastri naturali percepiti come punizioni divine, l’imperatore cercò di riaffermare il proprio potere e circoscrivere quello del clero, in particolare per i monasteri più potenti, da sempre legati alla difesa e al culto delle immagini sacre. Il provvedimento causò una frattura profonda nella società bizantina: monasteri vennero chiusi, affreschi e mosaici distrutti, e i promotori del culto delle immagini perseguitati. Le tensioni coinvolsero anche Roma, dove il papato si schierò apertamente contro l’iconoclastia, acuendo la distanza tra l’Oriente bizantino e l’Occidente latino. Il Concilio di Nicea II, convocato nel 787 dall’imperatrice Irene sancì la restaurazione ufficiale delle icone, affermando che esse potevano essere venerate, ma non adorate.

Leggi anche:
L’imperatrice Irene e Carlo Magno: il sogno di riunificare Oriente e Occidente

6) Lo scisma d’Oriente (1054)

Nel 1054 avvenne la separazione definitiva tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, un evento noto come Scisma d’Oriente. Possiamo considerarlo come una rottura inevitabile tra le due metà del Mediterraneo, in cui il Cristianesimo aveva iniziato a seguire due strade diverse fin dal tempo degli apostoli: all’altezza dell’XI secolo c’erano nette divergenze dottrinali e liturgiche, rivalità tra papi, patriarchi e imperatori, sovrapposizioni di potere. Il conflitto esplose quando Michele Cerulario, patriarca di Costantinopoli, ordinò la chiusura delle chiese latine nella capitale e criticò le usanze occidentali durante il rito. In risposta, il papa Leone IX inviò una delegazione capeggiata dal cardinale Umberto da Silva Candida, che nel luglio di quell’anno pose una bolla di scomunica sull’altare di Santa Sofia. Cerulario reagì con una contro-scomunica, dando avvio alla frattura destinata a diventare permanente. Sebbene all’epoca nessuna delle due parti ritenesse l’atto definitivo, lo scisma segnò la separazione ufficiale tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa orientale. Il riavvicinamento è cominciato solo dopo la metà del XIX secolo.

Leggi anche:
Anna Comnena: chi era la principessa storiografa?

7) La battaglia di Manzikert (1071)

La battaglia di Manzikert, combattuta nel 1071 tra l’esercito bizantino guidato dall’imperatore Romano IV Diogene e le forze selgiuchidi del sultano Alp Arslan, segnò una svolta drammatica nella storia dell’Impero d’Oriente. Il confronto avvenne nei pressi nell’odierna Turchia orientale. Sebbene l’esercito bizantino fosse numericamente superiore, soffriva di divisioni interne, rivalità tra i comandanti e scarsa coesione. Durante lo scontro, una parte delle truppe bizantine si ritirò senza combattere, probabilmente per decisione del generale Andronico Dukas, legato a una fazione rivale della corte. La sconfitta fu totale: Romano IV fu catturato da Alp Arslan, trattato con rispetto e poi rilasciato, ma al suo ritorno a Costantinopoli fu deposto e accecato dai suoi avversari politici. La conseguenza più grave fu la perdita dell’Anatolia, ultimo cuore agricolo, militare e demografico dell’Impero. In pochi anni, la regione cadde sotto il controllo dei Turchi selgiuchidi, che vi fondarono il Sultanato di Rum per preparare i successivi passi verso occidente. L’Impero bizantino non si sarebbe mai più ripreso del tutto da questo colpo: iniziava quel processo di decadenza che avrebbe contribuito alla richiesta d’aiuto all’Occidente e, poco dopo, all’inizio delle crociate. Con conseguenze di rado positive per Costantinopoli.

8) La Quarta crociata (1204)

La Quarta crociata, indetta ufficialmente per riconquistare Gerusalemme, prese una direzione imprevista e tragica per l’Impero Bizantino. A causa di debiti contratti con Venezia, i crociati accettarono di aiutare la Serenissima a sedare una rivolta a Zara, entrando in contrasto con papa Innocenzo III. Poco dopo, su richiesta dell’esiliato principe bizantino Alessio IV Angelo, la spedizione fece tappa a Costantinopoli per rimetterlo sul trono, con la vaga idea di ottenere in cambio denaro, truppe e la riconduzione della chiesa ortodossa sotto il controllo di Roma. Una volta giunti nella capitale, i crociati riuscirono a insediare Alessio IV, ma i patti non vennero mantenuti. Nel 1204, dopo mesi di tensione e scontri, i crociati saccheggiarono brutalmente la città. Gli edifici vennero derubati e rasi al suolo, le reliquie trafugate, opere d’arte distrutte o portate in Occidente. L’Impero fu smembrato e sostituito dall’effimero Impero latino di Costantinopoli, mentre nacquero stati bizantini “in esilio” (come l’Impero di Nicea, l’Epiro e Trebisonda) che cercarono di tenere viva l’identità imperiale. La riconquista della città nel 1261 da parte dell’Impero di Nicea, guidato da Michele VIII Paleologo, non bastò a ripristinare la potenza bizantina. Dopo il 1204, Costantinopoli non sarebbe mai più tornata ad essere la capitale gloriosa di un grande impero.

Leggi anche:
Come fallisce una Guerra Santa: la Quarta crociata

9) L’assedio ottomano di Costantinopoli (1453)

Dopo anni di pressione ottomana, il 29 maggio 1453 Costantinopoli cadde sotto l’assalto del sultano Maometto II. L’assedio era stato preparato con cura: l’esercito ottomano, forte di cannoni innovativi e di un’efficiente macchina logistica, riuscì a superare le celebri mura teodosiane, che per quasi mille anni avevano resistito quasi a ogni attacco. L’imperatore bizantino Costantino XI Paleologo guidò personalmente la difesa della città. Nonostante la resistenza accanita e la determinazione degli ultimi difensori, le forze erano troppo sproporzionate. Dopo settimane di bombardamenti e tentativi di sfondamento, le truppe ottomane entrarono in città. Secondo la tradizione, Costantino XI morì combattendo sotto alle mura, rifiutando di fuggire, e il suo corpo non fu mai identificato. Maometto II fece della città la capitale del suo impero, Istanbul, rendendola nuovamente uno dei centri nevralgici del mondo islamico e del Mediterraneo.

10) La caduta definitiva (1461)

Dopo la conquista di Costantinopoli, l’Impero di Trebisonda (nato sulle coste del Mar Nero dopo la Quarta crociata) rappresentava l’ultimo frammento sopravvissuto dell’eredità bizantina. Trebisonda aveva prosperato come stato indipendente sulla costa del Mar Nero, grazie ai commerci e a una rete di alleanze. Per quasi sessant’anni dopo la caduta della capitale, questo piccolo impero continuò a mantenere una corte raffinata, una tradizione artistica autonoma e una diplomazia efficace, oscillando tra potenze musulmane, georgiane e latine. Ma nel 1461 lo stesso Maometto II, determinato a porre fine a ogni residuo dell’antico potere bizantino, mosse contro Trebisonda con una campagna terrestre e navale. Dopo un breve assedio, l’ultimo imperatore, Davide II di Trebisonda, si arrese. Venne condotto a Costantinopoli con la sua famiglia e, qualche anno dopo, giustiziato con l’accusa di cospirazione. Con la fine di Trebisonda si chiuse simbolicamente l’ultima pagina della lunga storia dell’Impero romano.

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club!

Segui Frammenti Rivista anche su Facebook e Instagram, e iscriviti alla nostra newsletter!

Daniele Rizzi

Nato nel '96, bisognoso di sole e di pace. Sono specializzato in storia medievale, insegno lettere alle medie. Mi fermo sempre ad accarezzare i gatti per strada.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Cinque piante sacre del mondo antico: il divino nella natura

Il mondo antico, sia greco che romano, aveva un legame…
Tapisserie di Bayeux

Litigando per un fumetto di 960 anni fa: la tapisserie di Bayeux in prestito a Londra

Ribadiamolo ancora una volta: l’arazzo di Bayeux non è tecnicamente…