Dici Natale e subito la mente corre a storie un po’ zuccherose, dall’immancabile retorica dei buoni sentimenti, che di solito generano reazioni polarizzate: c’è chi le ama (d’altronde, ammettiamolo: sono un po’ comfort stories) e c’è chi, al contrario, senza mezzi termini – e senza timore di passare per il Grinch di turno – le bolla come insopportabilmente leziose.
Eppure, la narrazione del Natale non è di certo solo questa, e ultimamente nel panorama editoriale italiano è spuntata qualche fiaba natalizia alternativa.
Scrooge è tornato e produce musica trap
Abbiamo appena nominato il Grinch – che, seppur da molti associato al film del 2000 con Jim Carrey, in realtà nasce quasi cinquant’anni prima dalla penna dello scrittore statunitense Dr. Seuss –, ma non serve essere particolarmente esperti di letteratura inglese né di epoca vittoriana per conoscere il suo più illustre avo: Ebenezer Scrooge, protagonista del celeberrimo Canto di Natale di Charles Dickens. Dopo diverse rivisitazioni cinematografiche (quanti hanno subito pensato al Canto di Natale di Topolino?), ha da poco trovato un nuovo, insospettabile alter ego letterario: Aurelio Scrocchia, attorno a cui ruota la storia narrata in Canto di Natale con autotune di Marco Presta, uscito per Einaudi alcune settimane fa.
Scrocchia è un cinico produttore discografico che da tempo ha smesso di credere in ciò che lo animava quando stava muovendo i primi passi nell’industria musicale: il desiderio di rendere più bello il mondo. Come da tradizione dickensiana, riceve la visita di tre spiriti – il Fantasma del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro – che lo costringono a fare i conti con l’uomo che era un tempo, con quello che è diventato tradendo la vecchia versione di sé e, soprattutto, con quello che potrebbe ancora essere. Perché, in fondo, perfino un vecchio cinico come lui ha ancora a disposizione più tempo di quanto immagini: è la magia del Natale, no?
La storia creata da Marco Presta ricalca molto l’originale di Charles Dickens e, alla fine, tutto va come da copione – nessuno strano colpo di scena né finale alternativo. Ciò che rende Canto di Nata…