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bell hooks: addio all’intellettuale femminista afroamericana

Gloria Jean Watkins, nota come bell hooks, è morta il 15 dicembre 2021. Vogliamo commemorarla e ricordare l'importanza che ha avuto per tutte noi.

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Con queste parole inizia il capitolo nono del libro Insegnare a trasgredire. L’educazione come pratica di libertà di Gloria Jean Watkins, conosciuta anche con lo pseudonimo bell hooks, venuta a mancare il 15 dicembre 2021 a soli 69 anni:

«Come molte ragazze precoci cresciute in famiglie dominate dagli uomini, già dalla più tenera età mi fu chiaro il significato della disuguaglianza di genere. La nostra vita quotidiana era fatta di drammi patriarcali: l’uso della coercizione, le punizioni violente, le molestie verbali funzionali a mantenere il dominio maschile».

Intellettuale, femminista e afroamericana, bell hooks è scritto volutamente con le iniziali minuscole. Una scelta, quest’ultima, dettata sia dalla volontà di distinguersi dalla bisnonna Bell Blair Hooks (che usava «la lingua come una spada») sia per sottolineare l’importanza dell’idea rispetto all’identità, del messaggio rispetto al messaggero, a dimostrazione, ancora una volta, dello spessore di una pensatrice estremamente brillante e ribelle.

Chi era bell hooks

Gloria J. Watkins nasce a Hopkinsville in una famiglia della classe operaia e, durante gli anni della segregazione razziale frequenta la scuola pubblica per poi decidere di iscriversi a una scuola integrata composta prevalentemente da insegnanti e studenti bianchi. L’esperienza di discriminazione razziale, personale e all’interno della sua comunità, la porterà a dar vita ad una teoria critica, accessibile a tutti, basata sull’idea di apprendimento intesa come «pratica di liberazione» rispetto alle dinamiche di potere e assoggettamento dell’autorità bianca.

Ain’t I a Woman?

Tra gli scritti più importanti ricordiamo sicuramente Ain’t I a Woman?: Black Women and Feminism, la prima importante opera pubblicata nel 1981 in cui bell hooks indaga come le stesse dinamiche di potere del sessismo e razzismo incidano sulle donne nere destinate costantemente a subire discriminazione e svalutazione sociale e politica. Non è un caso, scrive la Watkins, che molti contributi critici di autrici nere che mettevano in luce le forme di oppressione non abbiano ottenuto alcun riconoscimento. Rendere la teoria femminista in grado di affrontare in maniera inclusiva le varie questioni relative alla razza, genere, classe e sessualità è stata una delle sue più grandi sfide.

Insegnare a trasgredire

In Insegnare a trasgredire. L’educazione come pratica di libertà, che abbiamo già ricordato all’inizio, troviamo l’autrice nei panni di una pedagogista impegnata che ripensa il concetto di apprendimento-insegnamento ai tempi del multiculturalismo intendendolo come cura alla marginalità e alle comunità ferite. Da insegnante si rifà alla propria esperienza e vede nella pratica dell’insegnamento un importante strumento per diffondere conoscenza e giungere ad una maggiore consapevolezza delle sovrastrutture che ci dominano creando luoghi di possibilità.

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È questa, forse, l’eredità più importante che ci lascia bell hooks: imparare a trasgredire, che, lungi dall’essere una pratica miope di infrazione di norme prestabilite, significa rendersi capaci di disobbedire quando tutto intorno ci impone di smettere di pensare criticamente, significa scegliere di andare controcorrente, significa aprirci spazi nuovi in cui «guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi». Tutto questo, ci ricorda ancora una volta bell hooks, «è frutto di esperienze vissute» attraverso la sofferenza, certamente, ma anche attraverso un percorso che ha compreso il dolore e ne ha fatto motivo di guarigione e libertà.

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Giusy Nardulli

Nasce nel 1993 a Gravina in Puglia. Dopo la laurea in filosofia, lavora con i bambini del cui mondo si innamora insieme ai libri, le illustrazioni, le domeniche pomeriggio a scoprire “nonluoghi” con i suoi amici e i riti delle tisane.

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