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«La casa delle madri» di Daniele Petruccioli

8 minuti di lettura

«Rette parallele», questa è la definizione che più calza ai personaggi – e ai rapporti – che compongono il fitto intreccio di pensieri e ricordi presentato da Daniele Petruccioli ne La casa delle madri. Il suo romanzo d’esordio è stato scelto tra i primi dodici finalisti che si contenderanno il Premio Strega 2021 ed è edito da TerraRossa.

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Due gemelli, Elia ed Ernesto, e la loro madre, Sarabanda, si alternano tra tre diversi punti di vista. Questo produce quasi un continuo stream of consciousness ideato dalla mano di Virginia Woolf. Così come fece la Woolf in Orlando, Petruccioli descrive magnificamente ogni vicenda ed ogni interazione attraverso lunghe descrizioni e introspezioni dei rispettivi personaggi, permettendoci di addentrarci negli anfratti più intimi dei suoi protagonisti.

La trama di «La casa delle madri» di Daniele Petruccioli

Se volessimo stendere un filo cronologico delle azioni che si susseguono in questo romanzo, il quadro che ne si trarrebbe sarebbe molto lineare e semplice. Tutto inizia a causa della morte del padre di Sarabanda, denominato il «notaio». La casa viene lasciata a quest’ultima figlia femmina per volere del padre e, senza che nessuno possa replicare, Sarabanda inizia la ristrutturazione di quelle care mura.

Femminista decisa ed emancipata, divorziata dal marito Speedy in un’epoca ancora troppo tradizionalista perché questo passi in sordina, Sarabanda si trasferisce nella sua casa d’infanzia con i due figli gemelli, Elia ed Ernesto. I due hanno da sempre un rapporto difficile a causa di una malformazione cerebrale di Ernesto, la quale gli impedisce di muoversi correttamente. 

petruccioli la casa delle madri

Senza lasciar trapelare troppo, questi tre importanti personaggi si ritroveranno ad affrontare diversi problemi. Durante l’opera, continueranno ad allontanarsi sempre di più l’uno dall’altro. Gli anni passeranno senza che essi riescano mai a capirsi, senza darsi mai una possibilità di comprendersi nel profondo, senza lasciare che l’altro possa vedere le proprie debolezze.

La copertina del libro mostra perfettamente come i personaggi si muovano nel corso del romanzo. Sono lontani, come divisi da mura di un labirinto, senza mai riuscire ad incontrarsi. Come ricordato molte volte dall’autore, vivono come «rette parallele». Tutto questo, per la maggior parte delle volte, è causato dalla malformazione di Ernesto.

L’alienazione dei rapporti

L’handicap del bambino viene imputato al ginecologo che ha assistito la nascita dei gemelli. Nel momento in cui Elia rischia di morire per la mancanza di ossigeno, Sarabanda richiede un parto cesareo. Il dottore, invece, usa forzatamente un forcipe su Ernesto, così da velocizzare la sua nascita e permettere ad Elia di sopravvivere. Questo causa una malformazione al cervello di Ernesto e un immediato distacco fra i due gemelli.

I due non sopportano la diversità con cui tutti li trattano. Elia – il gemello “sano” – sente una pressione costante data dal dover proteggere il fratello fin da piccolissimo, ma è geloso delle attenzioni maggiori che a lui vengono riservate. Ernesto – il gemello “malato” – non sopporta questa sensazione di inferiorità che prova nei confronti di Elia e, fin da piccolo, accusa il gemello di essere la causa dei suoi problemi.

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Entrambi si cercano e si allontanano continuamente. Ernesto vorrebbe sentirsi libero dal confronto con Elia, ma lo cerca comunque. Soffre, infatti, di una sindrome dell’abbandono ogni volta che Elia lo allontana. Al contrario, Elia si sente responsabile nei confronti del gemello e vorrebbe aiutarlo, ma desidera indipendenza dopo una vita passata a badare a lui.

Anche Sarabanda mostra un’enorme fatica nel riuscire a confrontarsi con i suoi stessi figli. Non è in brado di creare con loro un forte legame che forse potrebbe aiutare i loro dissapori. Alla fine proverà a mostrare ai gemelli i sentimenti che prova per loro, ma non verrà comunque presa seriamente. L’abitudine a nascondere le proprie emozioni non permette loro di considerare le parole della madre come pregne di significato.

Tutti e tre i protagonisti principali condividono parte dello stesso DNA, ma paiono perfetti sconosciuti, i quali non riescono – o non vogliono – trovare un punto d’incontro.

Tra intrecci, pensieri e ricordi

La narrazione di Petruccioli in La casa delle madri è complessa e ingarbugliata, come ogni pensiero umano. Inizia da un momento reale e sussegue in lunghe riflessioni interiori dei personaggi, che rimangono persi nei propri pensieri e nei ricordi che quel momento riesce a suscitare.

Scegliendo una narrazione in terza persona, ogni personaggio principale ha uno stream of consciousness personale. È, infatti, definito da uno stile e un preciso modo di pensare, su misura del personaggio. Così Ernesto utilizza un linguaggio più scurrile e diretto, Sarabanda ha un carattere più riflessivo, mentre Elia è volto maggiormente ai fatti e alle azioni.

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Ernesto, Elia e Sarabanda, attraverso questa profonda e continua indagine, vengono approfonditi enormemente sul piano psicologico. Ogni pensiero, ogni ricordo permette di mostrare al lettore come ragionino i personaggi. In questo modo, si comprendono meglio i veri motivi che li spingono ad agire, ad allontanarsi, a rinchiudersi nella propria bolla.

Li rende persone vere, reali, attraverso una narrazione verosimile, non semplici personaggi bianchi o neri. Nessuno ha ragione, nessuno ha torto, nessuno è colpevole, nessuno è innocente. Tutti, come nella vita reale, hanno parte in un quadro più grande che incrina i loro rapporti.

In Casa delle madri (acquista), Petruccioli riesce a rendere viva una storia comune, che molti possono condividere, anche solo in parte. Seppur con un linguaggio ed uno stile complesso e forse non adatto a tutti, lo scrittore rende i suoi personaggi vividi e interessanti, “in carne ed ossa”, persone che potremmo tutti conoscere nel corso della nostra vita.

Per questo motivo il romanzo ci colpisce, in quanto ognuno può trovare parte di sé in quei pensieri, in quelle azioni, in quei luoghi che cambiano tra l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta e portano con sé infiniti ricordi dolceamari.

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Greta Mezzalira

Classe 1995, laureata in Filologia Moderna. Innamorata del teatro fin dalla prima visione di "Sogno di una notte di mezza estate" durante una gita scolastica, amante di musical e di letteratura.

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