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A proposito di Giorgio Morandi e l’arte della quotidianità

6 minuti di lettura

Chi è Giorgio Morandi? In che modo le sue semplicissime rappresentazioni di bottiglie e bicchieri hanno riscosso un così grande successo?

Per cercare di rispondere a tali quesiti è necessario considerare il contesto storico in cui è vissuto Morandi, esaminare il contesto storico-artistico. Dobbiamo tenere presente che l’artista italiano ha avuto l’occasione di vivere appieno la rivoluzione tecnologica del 1900. Questa rivoluzione, soprattutto in conseguenza dell’invenzione di tecniche di riproducibilità, mise in dubbio il ruolo dell’arte e modificò i rapporti tra essa e l’imitazione, innescando il meccanismo di identificazione dell’arte con l’utile. In questo contesto si attendeva la morte dell’arte, della sua aura, ovvero della sua specificità, del suo qui e ora (hic et nunc). Si pensava che gli oggetti quotidiani riproducibili in massa potessero sostituire la scultura e la pittura, che l’uomo potesse smettere di provare piacere contemplando degli oggetti, poiché assuefatto dalla facilità con cui poteva procurarseli.

Giorgio Morandi, l‘artista e il suo tempo

Giorgio Morandi interviene in questo contesto, dando all’uomo la possibilità di riscoprire la bellezza e la potenza dell’arte attraverso la rappresentazione di oggetti di vita quotidiana, come semplici bottiglie, tavoli o bicchieri. L’arte di Morandi riuscì allora, e riesce tutt’ora, a coinvolgere lo spettatore, a dargli la possibilità di vivere un’esperienza che solo l’arte può creare. Attraverso la sua pittura, Morandi riesce a dare grande valore e importanza, sia ontologica che artistica, agli oggetti quotidiani: viene definito, infatti, «poeta delle cose ordinarie». Egli fu in grado di trovare l’arte in oggetti comuni, riproducibili in massa, ma non per questo privi di una loro capacità comunicativa.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1955 © Christie's Image Ltd 2019
Giorgio Morandi, «Natura morta», 1955 © Christie’s Image Ltd 2019

L’unicità di Giorgio Morandi

L’unicità dell’arte di Morandi è il risultato di uno studio preciso e puntuale e di un significato profondo attribuito alle tecniche ed ai colori. Non si limita a rappresentare delle “cose”. Potremmo dire che le cose raccontano i segreti heideggeriani del loro essere-nel-mondo. Ovvero che con la loro semplice presenza perpetuano l’illusione di una realtà eterna nel mondo, nella loro disarmante semplicità. Mostrano un mondo illusorio, sospeso nel tempo e nello spazio, che non si lascia influenzare dai cambiamenti dell’epoca moderna e dalle loro conseguenze sull’arte.

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Morandi trasforma le immagini della vita quotidiana in una rappresentazione dell’essenza delle cose: trascura la loro utilità, dandogli un’aura, una specificità, che le rende eterne. Gli oggetti sono i protagonisti della pittura, semplificati all’essenziale, resi eterni. Una semplice bottiglia o un mazzo di fiori in un vaso vengono trasfigurati, perdono la loro materialità e diventano l’essenza dell’arte e della vita.

Il materiale e la tecnica

La relativizzazione dello spazio (che si ottiene attraverso un minimalismo estremo) lascia lo spettatore disorientato, estraneo alle dinamiche socio-economiche in cui è costantemente inserito nella sua vita quotidiana, riconosce un altro essere e apprezza la semplicità delle sue forme e colori. Vive un’esperienza estetica. L’osservatore cerca di afferrare i segreti della sua arte e i suoi meccanismi interni. Le tele di Morandi trovano la loro forza nel materiale pittorico, in termini di medium (ovvero mezzo). Per “medium” intendiamo le condizioni materiali specifiche che permettono la realizzazione di una determinata opera d’arte. Più precisamente, nel caso di Morandi ci riferiamo alla pittura, la quale si poggia delicatamente sulla tela. Ogni pennellata tiene perché si appoggia su quella che è vicina, che si appoggia su quella ancora vicina, che si poggia su quella ancora vicina… e in questo modo trova un equilibrio fragile e leggero.

Giorgio Morandi, Natura morta,1943
Giorgio Morandi, «Natura morta», 1943. Fonte: m.museivaticani.va

Le tele e lo spettatore

È questa precarietà che cattura lo spettatore, come se potesse entrare nell’opera alterandone l’equilibrio, distruggendola. Quando lo spettatore è di fronte all’opera d’arte è coinvolto in questa fragile armonia. Osservando queste tele ci si trova in un rapporto particolare con il tempo: con la sua pittura, Morandi riesce a trasportare lo spettatore in una sorta di dimensione atemporale. In questa dimensione quasi metafisica ci troviamo in un mondo senza tempo, nulla nel quadro ci riporta a un momento preciso della giornata, nulla sembra naturale, la luce calma e diffusa copre i segni del tempo. Nei dipinti di Morandi il tempo è sospeso. L’assenza di coordinate terrene attira lo spettatore in una dimensione atemporale, lo spazio è organizzato in modo armonioso e preciso, diversi piani si intersecano e l’immagine rappresentata rimanda all’infinito, non ci sono confini o pareti, niente che rimandi lo spettatore a circostanze esterne e reali.

Conclusione

Attraverso la pittura di Morandi vengono trasmessi armonia ed equilibrio, che coinvolgono lo spettatore, inserito nel precario equilibrio del quadro. Si dice che davanti le opere di Morandi ci sia un gran silenzio, che lo spettatore taccia. Forse adesso riusciamo a capire perché.

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Sofia Di Gravio

Classe 99, laureata in filosofia alla Sapienza e volata a Parigi per studiare la filosofia dell’arte. Amante della cultura e della vita... specialmente quando ci regalano una chiacchierata davanti ad un bicchiere di vino!

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