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Cosa sapere sui graffiti osceni della Pompei antica

Rispetto ai nostri tabù moderni, nella Pompei antica i graffiti non erano ritenuti una trasgressione alle regole e sono arrivati fino a noi. Lo sapevi che molte di queste scritte sono a tema esplicitamente erotico?

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16 minuti di lettura

Nella Pompei antica si poteva scrivere sui muri. Non vi era alcuna limitazione a livello legislativo, e anzi in certi casi era anche una pratica comune, che addirittura veniva svolta all’interno delle case da schiavi per patrizi. Un uso assurdo per la nostra epoca, che invece addita i graffiti come una pratica sbagliata e di solito compiuta da persone che si pongono di conseguenza al di sopra della legge. Ma nellimpero romano questo era possibile. Ma oltre a ciò, vi era anche la possibilità di scrivere qualunque cosa. Infatti tanti sono i graffiti osceni a Pompei, che trattano quasi sempre di temi a sfondo sessuale.

Ma partiamo dai graffiti in generale.

Come raggruppare i graffiti

Sono circa 5000 i graffiti presenti nella città di Pompei, e ogni edificio ne contiene almeno una settantina. Sono tante le tipologie, ma quella più diffusa è certamente quella a sfondo elettorale. Infatti non esistevano i manifesti di carta, poiché ancora non esisteva la carta, e i nomi dei candidati venivano scritti sui muri con un tipo di grafia estremamente chiara, ossia la scriptura actuaria.

Un’altra tipologia di scriptae è quella dei libelli munerarii, ossia gli avvisi per i pubblici spettacoli. Queste due tipologie coprono la maggior parte dei graffiti. Ma ce ne sono anche altre.

Emanuele Santamato nel suo articolo Per una interpretazione dei graffiti privati e dell’economia quotidiana a Pompei ha proposto una classificazione di massima, oltre ai due tipi già citati, per poter comprendere tutte le tipologie di graffiti:

  1. Iscrizioni dotate solo del nome di chi scrive, a volte con l’aggiunta di hic fuit.
  2. Saluti dello scrivente ad un’altra persona
  3. Dialoghi tra più interlocutori, che utilizzano il muro come veicolo del messaggio.
  4. Brani poetici, talvolta anche di autore letterario (Virgilio e Lucrezio sono in primo piano), talaltra di matrice popolare.
  5. Liste di spesa e note di conto

E a questa lista si potrebbero aggiungere anche le scritte oscene. E infatti in questo articolo ci si occuperà di questo.

I graffiti osceni e erotici a Pompei

Si sa che la Pompei prima del 79 d.C. era una città particolarmente libertina, in continuità con la nomea della Campania, anticamente abitata dai Sanniti campani, popolazione rinomata tra i romani per avere dei costumi facili.

Molto spesso quando qualcuno compiva un’impresa erotica particolarmente efferata, forse per narcisismo, ci teneva a farlo sapere a tutti. Ne è un esempio la scritta «Iucundus cunum lingit rusticae», dove l’autore dopo essersi divertito con una contadina lo ha scritto sul muro. Ma non è solo appannaggio maschile. Ad esempio, in una taberna troviamo la raffigurazione di un gladiatore particolarmente famoso a Pompei, Ampliatus Afer, e sotto la scritta di qualche ragazza che afferma che egli «pedicat cunne superbe», insomma era bravo nei rapporti orali.

Nei pressi di una scalinata, un’altra donna, o un uomo, visto che l’omosessualità era permessa nella Roma imperiale, purché il cittadino romano fosse attivo, scrisse: «Piramo cotidie linguo». Non sappiamo chi fosse questo Piramo. Sappiamo però che la fidanzata/o o l’amante ci tenne molto a raccontare tramite quei graffiti osceni, a tutta la cittadinanza di Pompei, quanto quest’uomo fosse fortunato.

Bisogna considerare un fatto. Se oggigiorno qualcuno in una città come Milano, Roma o New York, scrivesse sul muro il proprio nome, con magari affianco anche la propria impresa sessuale, molto difficilmente verrebbe riconosciuto. Ed è forse per questo che non è più usuale nella nostra epoca.

Invece il nostro Piramo, nella Pompei antica, era facilmente individuabile, quindi quei graffiti osceni potevano essere ampiamente vantati dal nostro personaggio.

E in effetti, in una società come quella romana del primo secolo, non ancora cristianizzata, dove la sessualità era molto più libera anche di quanto lo sia oggi, una manifestazione di tale virilità poteva avere un risvolto positivo sull’immagine sociale del personaggio. Ed è per questo che lo facevano.

Ne è un esempio un certo politico di nome Isidoro, il quale fu candidato alla carica pubblica di edile, e un suo sostenitore, su un muro, decise di aiutarlo nelle elezioni sottolineando la sua grande capacità nel far divertire le donne: «Isidorum aedilem oro vos faciatis optime cunu lincet».

Poi ci sono anche gli innamorati. In realtà la maggior parte delle scritte d’amore erano di opera maschile, anche se ve ne sono anche di donne. Ad esempio un tale, parlando della sua fidanzata scrisse: «se qualcuno non ha visto la Venere di Apelle, guardi la mia ragazza. Risplende come lei». Una donna invece, parlando del suo amato scrisse:

Oh, se potessi tenerti stretto con le braccia al collo, e baciare le tue tenere labbra! Va’ ora, ragazza, affida ai venti le tue gioie. Credimi, la natura degli uomini è leggera. Spesso io perduta nel mezzo della notte vegliavo, meditando con me stessa questa cosa!

Oppure una pompeiana particolarmente innamorata di tale Venusto ci tenne a farci sapere dell’intensità di questo amore dicendo: «oh carrettiere, se tu sentissi il fuoco dell’amore, ti affretteresti di più per vedere Venere. Amo un giovane, Venusto, ti prego, sprona il mulo, corriamo. Hai bevuto: andiamo, prendi le redini e scuoti, portami a Pompei, dove è il mio dolce amore.»

Non tutti però sono fortunati come Venusto, ad alcuni l’amore poteva andare male. Ecco che un tale, probabilmente col cuore a pezzi e stanco di vedere coppie felici o graffiti come quelli appena citati, decise di scrivere in vari edifici di Pompei: «Quisquis amat pereat» (chiunque sia innamorato, muoia).

Un altro pompeiano, particolarmente deluso, si sfogò scrivendo:

Vada in malora l’amore, alla dea Venere voglio spezzare le costole a colpi di bastone e storpiarle i fianchi. Se lei può trafiggere il mio tenero cuore, perché io non dovrei spaccarle il capo col bastone?

Diciamo che la prese un po’ male. Un altro, vedendo una scritta di preghiera verso Venere di tale Agatone, gli rispose sotto: «Voglio che Venere crepi».

In altri casi possono capitare amori non corrisposti. Ad esempio, il povero Marcello amava Prenestina, ma lei non ricambiava il suo amore. Allora Marcello sulla facciata di un negozio decise di scrivere: «Marcellus Praenestinam amat et non curatur». Non possiamo sapere se Prenestina di fronte a questa manifestazione d’amore, dove ci sono anche i nomi e dunque i due erano facilmente riconoscibili, abbia deciso di aprire il suo cuore a Marcello. Bisogna però ammettere che Marcello era particolarmente coraggioso, e forse anche un po’ folle.

Poi c’è anche chi ce l’ha fatta e lo ha voluto raccontare. Ad esempio nell’atrio di una casa, una certa Romula ci tenne a scrivere: «Romula si intrattiene con Stafilo». Allo stesso modo, in una palestra possiamo trovare la scritta: «Antioco si è intrattenuto qui con la sua Citera». Insomma, i due innamorati hanno fatto l’amore in palestra, e volevano che lo sapessero tutti. Anche e soprattutto gli invidiosi che si scagliano contro Venere, di cui abbiamo già menzionato le imprecazioni poco sopra.

Altri però avrebbero voluto, come Antioco, stare insieme all’amata, ma in certe circostanze non è avvenuto, e il sentimento che ne scaturisce è una certa malinconia. La stessa malinconia che porta Vibio Restituto a scrivere in un graffito sul muro di una locanda di Pompei: «Vibio Restituto dormì qui solo e desiderava la sua Urbana».

Leggi anche:
Se i muri potessero parlare: le iscrizioni d’amore di Pompei

Ma non sono solo la rabbia, l’amore e la malinconia i sentimenti che sottendono alle scritte, a volte c’è anche la gelosia nei graffiti osceni di Pompei. Infatti una pompeiana, Arione, ci tenne a testimoniare la sua paura per la partenza del marito: «Venere avvolge nella rete. E poiché lancia attacchi al mio amato, gli procurerà tentazioni lungo la via. lui si auguri una buona navigazione, che è quanto per lui chiede anche la sua Arione».

A volte, invece, può capitare che l’amore venga consumato, ma il risultato non sia degno delle aspettative. Ad esempio, un pompeiano, nel peristilio della Casa delle Nozze d’Argento, scrive: «Sabina felas no belle faces». Insomma, Sabina si era impegnata, e questo l’autore della scritta volle comunque sottolinearlo, ma senza grandi risultati.

Ma non solo gli uomini, dopo aver avuto rapporti sessuali insoddisfacenti, ne davano un feedback negativo sui muri. Anche le donne talora. Una ad esempio scrive: «Giocondo non sa scopare bene». Ecco che il povero Giocondo da una scritta del genere avrebbe potuto avere una serie di problemi sociali nella Pompei antica.

Altre invece, che sono rimaste particolarmente contente, ci tengono a dare un feedback positivo. Ad esempio una pompeiana decise di sottolineare un particolare importante del fisico di tale Crescente, e infatti scrive: «Il fallo duro di Crescente…è enorme». Uno stupore similare fa scrivere ad un’altra pompeiana una scripta indirizzata al suo amante che recita così: «È il tuo membro a imporcelo, dobbiamo fare l’amore».

Non sempre però si finisce a letto con chi si ama. A volte alcuni o alcune sceglievano le prostitute o i prostituti. Ad esempio, un pompeiano fuori da una casa di prostituzione, particolarmente felice della sua esperienza, decise immediatamente di ricordarlo sul muro, scrivendo: «Testis ego sum felatur». Insomma, in quella casa le prostitute erano particolarmente abili nel rapporto orale.

C’è chi invece ebbe una brutta esperienza e infatti decise di scrivere: «Venimus huc cupidi multo magis ire cupimus» (Pieni di desiderio siamo venuti qui, assai più volentieri vorremmo andarcene).

Non ci sono solo prostitute, ma anche prostituti. Infatti, all’ingresso di un panificio, Glicone, che vendeva in particolare prestazioni orali alle donne, scrisse: «Glyco cunnum lingit assibus II». Dunque, per due assi, una pompeiana poteva divertirsi con Glicone.

Poi c’è chi, magari a causa delle poche disponibilità economiche, o forse perché particolarmente depresso, sceglieva l’alcool. E infatti è la soluzione che adottò questo pompeiano, che poi decise, evidentemente per aiutare altri nella sua situazione, sulla parete di una Basilica, di scrivere: «Si quisquis bibit cetera turba est» (Se uno beve, se ne frega di tutto il resto).

Infine c’è chi, nei graffiti osceni a Pompei, ama burlarsi del prossimo, e in questo caso, questo tipo di scritta ha superato duemila anni di storia, arrivando fino a noi. Infatti quante volte ci sarà capitato di leggere sul muro «scemo chi legge». Anche a Pompei qualcuno amava questo tipo di scritta, solo che, in continuità con il tono usato anche nelle scritte che abbiamo già visto, questa ha anche una sua sfumatura di stampo sessuale: «pedicatus qui legit» (Inchiappettato chi legge).

In conclusione

Quelle citate sono solo una piccola parte di tutte le scritte ritrovate a Pompei, ve ne sono molte altre, e ognuna ha dietro una sua storia, che in qualche modo rimanda alla vita quotidiana della città. Per gli storici, e anche in particolare per i glottologi e linguisti, queste scritte sono importantissime, poiché danno prova della maturazione del latino. Infatti, il latino letterario cristallizzato, ad esempio quello aulico-ciceroniano, non ci restituisce davvero un’idea di quello che i romani si dicevano davvero tra di loro, nella loro epoca e nella loro quotidianità. Le scritte sui muri sì. Dunque vale la pena di fare attenzione a queste manifestazione scritte, perché ci restituiscono davvero un’epoca.

Oppure, nel caso non ci interessassero potremmo fare come quel pompeiano, che stufo di tutte queste scritte oscene, scrisse: «Ti ammiro parete, poiché non sei ancora crollata, giacché devi sopportare una tale quantità di scempiaggini da parte di quelli che scrivono».

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Bibliografia

Emanuele Santamato, Per una interpretazione dei graffiti privati e dell’economia quotidiana a Pompei (con particolare riguardo alle liste dei prezzi), articolo.

Le scritte sui muri di Pompei: tra erotismo, ironia e politica (storienapoli.it) 2021

Antonio Varone – Erotica Pompeiana (ed. L’Erma di Bretschneider) – 1994
Francesco P. Maulucci Vivolo – Pompei. I graffiti d’amore (Bastogi editore) 1995

Fra oscenità e poesia, l’amore a Pompei nelle scritte graffite sui muri, (famedisud.it) 2014

Vincent Hunink- Felice è questo luogo! 1000 graffiti pompeiani (Apeiron) 2013

Vladislav Karaneuski

Classe 1999. Studente di Lettere all'Università degli studi di Milano. Amo la letteratura, il cinema e la scrittura, che mi dà la possibilità di esprimere i silenzi, i sentimenti. Insomma, quel profondo a cui la parola orale non può arrivare.

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