harry potter

Come la magia di Harry Potter ci ha dato il coraggio per affrontare la realtà

Harry Potter non necessita di grandi presentazioni. Ha avuto infatti un successo planetario incredibile, sia per quanto riguarda la saga letteraria sia per la serie cinematografica. Sicuramente i film hanno accresciuto la popolarità del lavoro letterario di J. K. Rowling, ma hanno anche deluso diversi fan che, avendo letto i libri hanno sicuramente notato una serie di differenze piuttosto notevoli. Non è il caso di addentrarvisi dentro, poiché sono note a tutti.

Harry Potter: una lettura più profonda

In generale, se si volesse leggere e analizzare questa saga anche in un’ottica più filosofica e profonda, alcuni aspetti su cui ci si concentra di solito – come pensare a quale casata ci sentiamo più affini, per quale coppia tifiamo, quanto vorremmo sapere volare su una scopa – possono risultare, per quanto affascinanti, effettivamente marginali. Sicuramente il primo merito della saga di Harry Potter, proprio del resto del genere fantasy, è quello di aver saputo costruire un mondo parallelo al nostro, fatto di magia, spensieratezza, scope che volano, scale che cambiano, un universo di meraviglia che ha conquistato grandi e piccini. Anche per questo è naturale che in una situazione come questa, così delicata che tutti noi stiamo vivendo, abbia trovato un ampio spazio in televisione.

Al di là della possibilità di evasione che certamente il lavoro della Rowling ci concede, esistono altri punti interessanti della saga di Harry Potter che sovente non vengono considerati o comunque non da tutti, ovvero tutto il comparto filosofico e simbolico che presenta. Certo, abbiamo compreso tutti senza troppi ragionamenti come la dicotomia tra Purosangue e Mezzosangue rappresenti il razzismo, ma c’è anche altro che possiamo imparare da Harry Potter inteso non come saga, ma proprio come personaggio.

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Certo che un universo fantasy in quanto tale deve affascinare perché ci presenta qualcosa di diverso da ciò che viviamo nella nostra realtà. Preservare la fantasia è, come ci ha insegnato Michael Ende con la sua Storia infinita, l’unica cosa che può salvarci dal “Nulla”. Si può dire, tuttavia, in questo caso che oltre ad insegnarci a sognare, ma anche a vivere nella realtà, Harry Potter ci ha insegnato una cosa fondamentale:  il coraggio.

Il coraggio di essere umani

In diverse circostanze si fa riferimento a questo coraggio come caratteristica peculiare dei Grifondoro, la casata a cui appartiene il maghetto protagonista, nonché una delle principali insieme a Serpeverde. Chi conosce bene l’universo di Harry Potter sa che è erronea l’equazione che ci fa dire Grifondoro = buoni e Serpeverde = cattivi. Come dice Albus Silente infatti «non sono le nostre capacità che determinano chi siamo, sono le nostre scelte». Ecco, questo coraggio di scegliere da che parte agire e come sfruttare le proprie capacità tra le altre cose costituisce un elemento fondamentale quando Harry, e non solo lui, si ritrova di fronte ad una situazione difficile e al coraggio cui deve appellarsi.

Non tanto il coraggio nel senso di temerarietà e capacità di vincere la paura, poiché di paura Harry ne ha e ne deve avere tanta, quanto il coraggio di essere un uomo. Non uomo nel senso di adulto, bensì di uomo squisitamente umano. Il coraggio che alla fine Harry ha appreso non è semplicemente quello del guerriero che sguaina la spada (o nel caso del maghetto una scopa) e si scontra contro il drago. No, è quello del ragazzino che è protetto dal ricordo dei suoi genitori e da quell’amore che ha fatto sì che sua madre si sacrificasse per lui. Per non vanificare tale sacrificio, deve trovare in sé stesso la forza di mantenere quell’amore dentro di sé, coltivare quella fibra morale dentro di sé, quando sappiamo tutti che dentro ha una parte dell’anima del Male.

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Sono tanti gli avvenimenti che mettono a dura prova la morale di Harry fin dal primo istante: vede i suoi genitori nello specchio delle Brame e ha la forza di rinunciarvi, non vi si perde. Desidera trovare la pietra filosofale, ma non usarla anche se sa che potrebbe ottenere l’immortalità, deve trovare il coraggio di restare umano (nel senso di mortale, in questo caso). Peraltro, non desiderare quella Pietra è in ultima analisi il vero modo di ottenerla. Del resto, la ragione per cui Harry può diventare un padrone della morte è spiegato chiaramente da Silente. Questi gli spiega che per essere un padrone della morte non solo non bisogna temerla e quindi avere quel coraggio, ma in particolar modo non bisogna desiderare di sconfiggerla, bensì accettarla.

Il paradosso del potere

Così, fondamentalmente l’idea che sta alla base di tutto è ancora una volta rivelata per bocca di Albus Silente, quando nell’ultimo libro spiega al suo protetto che è proprio la capacità di non desiderare il potere che fa sì che chi non lo desidera sia paradossalmente il più adatto ad averlo, il più adatto a governare, il più corretto in una posizione di comando. Il protagonista imperfetto della storia ha fin dall’inizio portato il fardello di essere in vita grazie ad un modo del tutto umano di agire: il sacrificio di una madre. Quell’amore e quel coraggio che protegge Harry in diverse forme: l’amore materno, l’amore di Piton per sua madre, che lo protegge da lontano. Fino all’ultimo Harry lo odia profondamente e, come è noto, solo alla fine scopre che cosa significa veramente avere coraggio: il coraggio di amare, il coraggio di essere umani.

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Non a caso definisce Severus Piton «l’uomo più coraggioso che abbia mai conosciuto». In quanto coraggioso Harry non si pone mai come eroe assoluto della storia, ma è anzi squisitamente e decisamente imperfetto, in questa sfida contiene lui stesso il male, essendo un horcrux. Il male non sembra essere nero e il bene non sembra essere bianco. Il bene è un arcobaleno dai mille colori, un ventaglio dalle molteplici sfumature. Il protagonista non è totalmente buono, non è totalmente coraggioso, non è totalmente perfetto.

Il coraggio di Harry è quello di un essere umano, che come in un Bildungsroman cresce strada facendo e noi con lui. Pur essendo un mago e non un semplice umano, Harry e in generale la saga ci hanno mostrato che cosa significa profondamente essere umani.

 


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Silvia Argento

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