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Matisse ritrae una modella nel 1939.

Henri Matisse: forma e astrazione al femminile

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Tra i soggetti ritratti da Henri Matisse (1869 – 1954) il corpo femminile è uno dei più ricorrenti, pur essendo la pittura dell’artista solo parzialmente erotica e provocante. La sensualità delle modelle ritratte stride infatti con le linee marcate, i colori vivaci e i tratti in qualche modo infantili che caratterizzano i lavori del pittore.

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I dipinti di Matisse si ispirano tanto a fonti occidentali quanto orientali: da un lato l’artista viene rapito dall’arte senese e dalle opere di Giotto durante un viaggio in Italia; dall’altro, alcuni dei suoi dipinti più sensuali ritraggono odalische sdraiate su drappi colorati e accostate a motivi che richiamano terre lontane, come il Marocco, visitato e amato dall’artista. Così ricorda infatti il sua viaggio: «Le odalische erano i numerosi frutti di una felice nostalgia, di un sogno bello e vivo, e di un’esperienza vissuta quasi nell’estasi del giorno e della notte, nel fascino di un clima».

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Henri Matisse, Odalisca.
Henri Matisse, Odalisca con le magnolie (1924).
Henri Matisse, Odalisca con le magnolie (1924).

Sono proprio le odalische uno dei temi più amati dal pittore: nel 1917 Matisse si trasferisce a Nizza e lascia parzialmente alla spalle il fauvismo, ricevendo per questo più di una critica. Sulla costa francese, in un clima mediterraneo, l’artista si diletta nel dipingere in chiave esotica la bellezza delle sue modelle. Per lui, la vita non può più essere espressa in un paesaggio, ma solo attraverso il corpo umano, attraverso la forma; afferma infatti: «Quel che più mi interessa non è la natura morta, né il paesaggio, ma la figura. La figura mi permette ben più di altri temi di esprimere il sentimento, diciamo religioso, che ho della vita». Da qui, le odalische come soggetto sempre più comune dei suoi quadri, dei suoi disegni, delle sue bozze, tanto che Pablo Picasso affermerà alla sua morte: «Matisse morendo mi ha lasciato le sue odalische».

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L’uso delle modelle nella carriera artistica di Matisse diventa via via fondamentale: dopo aver iniziato con l’aiuto di parenti e amici, dagli anni Dieci l’artista si ispira a ragazze in carne e ossa, ritratte senza veli o con costumi orientali. Tra i vari nomi possiamo ricordare Laurette, modella italiana, e Henriette Darricarrère, conosciuta a Nizza. Il rapporto tra le donne e il pittore è però particolare dato che molte delle opere dell’artista ritraggono ragazze estremamente stilizzate: pur utilizzando delle modelle, Matisse dimentica l’individualità del singolo per dare spazio a caratteri universali.

Matisse ritrae una modella nel 1939.
Matisse ritrae una modella nel 1939.

Tra il 1905 e il 1906 Matisse dipinge Gioia di vivere, che Paul Signac definisce «un dipinto dai colori ripugnanti». Più che ripugnanti, i colori scelti dal pittore, in linea con il movimento fauvista, sono irreali, ben lontani dai colori della natura: alcuni corpi nudi sono verdi, così come dovrebbero essere gli alberi, mentre degli alberi sono rosa, come dei corpi nudi. Natura ed esseri umani si fondono qui in un paradiso terrestre non corrotto che concettualmente rimanda in parte alle opere tahitiane di Gauguin.

Henri Matisse, Gioia di vivere (1906).
Henri Matisse, Gioia di vivere (1906).

L’opera Lusso ha invece due versioni: la prima risale al 1907, la seconda all’anno successivo. La tecnica utilizzata è diversa – Matisse fa un uso differente del colore, molto più innaturale nella seconda opera – ma Il soggetto è il medesimo, ovvero tre donne: la prima a partire da sinistra è ritta su di un panno bianco, la seconda inginocchiata ai piedi della prima sembra cercare qualcosa, la terza invece si avvicina dal mare con un mazzo di fiori in mano. L’opera è di difficile interpretazione e può essere aperta a più significati simbolici. Anche in questo caso, il corpo femminile è ritratto senza veli e con poca cura del dettaglio, una semplificazione che si rifà alla geometria più essenziale: due cerchi per il seno; dei colli lunghi e ritti, rettangolari; un semicerchio per una schiena incurvata.

Henri Matisse, Lusso I e lusso II (1907 – 1908). Fonte: http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/593-Elisa-Castagnoli-a-proposito-di-Matisse,-doppi-e-serie.html

Nudo rosa, del 1935, rivela una stilizzazione ancora più eccessiva: le proporzioni sono totalmente dimenticate; il colore della pelle è innaturale e privo di sfumature; i capelli sono di un improbabile rosa acceso che contrasta con il blu rigato di bianco dello sfondo.

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La posa ricorda i nudi di Amedeo Modigliani, ma l’effetto è completamente diverso, seppur ugualmente interessante. In questo caso, la donna è Lydia Delectorskaja, in origine dama di compagnia della moglie del pittore e in seguito modella di Matisse.

Henri Matisse, Nudo rosa (1935).
Henri Matisse, Nudo rosa (1935).

Lo stesso anno, Matisse osa ancora di più con Nudo rosa seduto. La modella è sempre Lydia, ma in questo caso il suo viso è un semplice ovale rosa privo di qualsiasi lineamento, posto su di un corpo geometrico di scarsa naturalezza, a tratti astratto.  

Henri Matisse, Nudo rosa seduto (1935).

Sembra che il pittore non possa spingersi più in là nella sintetizzazione della forma, ma l’età avanzata porta l’artista a ulteriori innovazioni. Costretto in sedia rotelle, Matisse ricomincia a vivere seguendo le proprie possibilità: trascorre così gli ultimi anni della sua vita sperimentando un’arte nuova, ancora più semplice ma altrettanto efficace. Dagli anni Quaranta, al pennello si sostituiscono infatti le forbici. Nei suoi celebri papier découpés l’artista traccia un disegno a matita che viene poi riempito con figure di carta colorate e dalle forme geometriche diverse incollate sopra alla bozza originale. Sono i suoi Nudi blu, opere inizialmente di dimensioni modeste, poi sempre più ampie, dove la forma è semplificata ulteriormente, ridotta all’essenzialità.

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La donna in queste opere è ritratta in pose diverse, ma due elementi ritornano in ogni lavoro: il blu acceso del corpo e lo sfondo bianco che si inserisce tra le forme così da rendere il quadro più verosimile. Le sagome sembrano semplici, ma sono in realtà ben studiate, progettate pazientemente; i corpi tratteggiati sono infatti astratti ma affascinanti, chiari nella loro semplicità, privi di qualsiasi sfumatura o prospettiva, in un’esaltazione del colore e in una semplificazione delle forme che si rifà ai fauves, reinterpretandoli ulteriormente. Così descrive Matisse queste sue ultime, particolarissime opere:

«Ciò che perseguo sopra ogni cosa, è l’espressione… L’espressione per me, non risiede nella passione che apparirà improvvisa su un volto o che si affermerà con un movimento violento. È tutta la disposizione del mio quadro: il posto che occupano i corpi, i vuoti che sono intorno ad essi, le proporzioni, tutto ciò ha la sua importanza. La composizione è l’arte di sistemare in modo decorativo i diversi elementi di cui la pittura dispone per esprimere i propri sentimenti… Un’opera comporta un’armonia d’insieme: qualsiasi particolare superfluo prenderebbe, nello spirito dello spettatore, il posto di un particolare essenziale. La composizione, che deve puntare all’espressione, si modifica con la superficie da coprire».

 

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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.

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