Il Bacio nella Storia dell’Arte

Giotto

Bacio di Giuda, 1303-1305

Padova, Cappella degli Scrovegni

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Dal Vangelo di Marco (14, 42-47): ‘Alzatevi, andiamo! Ecco: chi mi tradisce è vicino’. Nello stesso momento, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: ‘Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta’. Allora gli si accostò dicendo: ‘Maestro’ e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio.

Questa la scena dipinta da Giotto, carica di drammaticità. Molti i personaggi che si muovono in maniera concitata, contrapposti all’immobilità di Gesù e di Giuda, i cui volti si trovano esattamente al centro, posti all’incrocio delle diagonali. Il bacio è caricaturale, falso. Per l’abilità pittorica di Giotto, anche il colore interviene a comunicare il gesto: il giallo è il colore del tradimento e l’artista lo usa per la veste di Giuda che copre sia lui che Gesù. Di grande impatto, la scena del taglio dell’orecchio del servo Malco ad opera di Simon Pietro sulla sinistra, con l’orecchio colto nel momento della caduta.

Bronzino

Allegoria dell’Amore e del Tempo, 1540-1545

Londra, National Gallery

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“Fece un quadro di singolare bellezza, che fu mandato in Francia al re Francesco, dentro il quale era una Venere ignuda con Cupido che la baciava, ed il Piacere da un lato e il Giuoco con altri Amori, e dall’altro la Fraude, la Gelosia et altre passioni d’amore”. Giorgio Vasari

 

Fu realizzato per Cosimo de’ Medici che lo regalò a Francesco I Re di Francia. Una funzione politica per un’opera d’arte, usata come strumento di potere nella strategia delle alleanze.

Splendido esempio di Manierismo, rappresenta la celebrazione dell’Amore sensuale. Ogni personaggio esprime un concetto ben preciso.

Il bacio raffigurato non sembra sincero: Venere è abbracciata col figlio Cupido, in una mano impugna il pomo d’oro, conseguenza del giudizio di Paride, con l’altra cerca di rubargli una freccia. Cupido le tocca un seno mentre con l’altra mano cerca di sottrarle il prezioso diadema.

Vicino a piedi di Venere sono poggiate le maschere della commedia e della tragedia. Sulla destra, un putto sparge petali di rosa. Dietro di lui una figura ambigua, con il viso di bambina, il corpo di animale simboleggia l’Inganno. La Gelosia ha il volto di una donna anziana che urla disperata dietro Cupido. In alto a destra, un vecchio che rappresenta il Tempo scosta un drappo blu che scopre la scena, aiutato dalla Verità a sinistra, entrambi indignati per il bacio incestuoso tra Venere e Cupido.

Correggio

Giove e Io, 1532

Vienna, Museo di Storia dell’Arte

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Il soggetto, appartenente a una serie realizzata per il Duca di Mantova Federico II di Gonzaga, è tratto dalla mitologia classica così come narrato nelle Metamorfosi di Ovidio. Giove si innamora di Io, sacerdotessa di Era, sua moglie. Per paura di incorrere nella gelosia di Era, Giove si trasforma in nebbia e seduce Io.

Il formato verticale è insolito per l’epoca. Per la posa di Io, ritratta di schiena, il Correggio si ispira all’arte antica, come il celebre bassorilievo di tarda età ellenistica dell’Ara Grimani.

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Da notare la grande abilità del Correggio di rendere realistica la soffice nuvola e l’effetto della sua evanescenza dal quale traspare un volto umano nell’atto di baciare Io. Un virtuosismo che non si ferma alla nuvola ma prosegue nella parte bassa del quadro dove il Correggio dipinge l’acqua limpida e trasparente di un ruscello, con riflessi e bagliori di luce.

Correggio non è nuovo nella rappresentazione delle nuvole. Negli anni precedenti, dipinge l’Assunzione della Vergine nella cupola sopra l’altare maggiore del Duomo di Parma, ponendo i personaggi intorno ad anelli concentrici di nuvole, creando una spirale che trasforma l’architettura. Non si ha più la percezione degli angoli e delle geometrie della struttura, lo spazio sembra più grande e le figure sembrano librarsi in aria senza alcun sostegno. Con la sua strategia compositiva, Correggio anticipa l’illusionismo del Barocco.

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Caravaggio

Narciso, 1597-1599

Roma, Palazzo Barberini

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Un’altra raffigurazione ispirata dalla mitologia. Narciso, giovane bellissimo e superbo, rifiuta la ninfa Eco, innamorata di lui. Nemesi, dea della vendetta e della giustizia, lo punisce facendolo innamorare di se stesso dopo aver visto il proprio riflesso in uno stagno.

Con lo sviluppo del quadro in verticale, Caravaggio ha potuto dipingere in perfetta simmetria: la posizione del corpo, accovacciato sullo stagno, e delle braccia, appoggiate a filo dell’acqua, formano un cerchio perfetto che risalta il riflesso e crea la suggestione di un abbraccio virtuale.

La composizione è pulita, la luce cade sulle spalle, il riflesso è a mezzi toni, tutto il resto rimane in ombra donando alla scena un effetto teatrale.

 

Antonio Canova

Amore e Psiche, 1788-1793

Parigi, Louvre

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Splendido esempio di Neoclassicismo, il gruppo scultoreo rappresenta il dio Amore mentre abbraccia e sta per baciare l’amata Psiche. I corpi perfetti sono idealizzati secondo la filosofia della bellezza classica, l’anello formato dalle braccia di Psiche che accarezzano la testa di Amore crea una sorta di cornice ai loro volti catalizzando l’attenzione di chi guarda e immortalando la sospensione dell’attimo. L’armoniosa formazione a incrocio (chiasmo) è un capolavoro nello studio dell’equilibrio compositivo.

Francesco Hayez

Ultimo bacio tra Romeo e Giulietta, 1823

Tremezzo (Como), Villa Carlotta

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Artista appartenente al Romanticismo italiano, Hayez rappresenta il tema dell’amore impossibile tratto da Shakespeare. La scena è teatrale e melodrammatica, con una luce molto studiata e un’attenta ambientazione curata nei dettagli, con architetture e abbigliamento dell’epoca degli sventurati amanti.

Francesco Hayez

Il bacio, 1858, 1861, 1867

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Un quadro che trasmette romanticismo e sensualità: due innamorati che si baciano appassionatamente. Forse è un ultimo bacio: il giovane indossa un mantello, ha l’aria di un viandante o un fuggitivo, con il piede poggiato sul primo scalino come se stesse in procinto di partire, ed è stato interpretato come un rivoluzionario anti-austriaco. Un’ombra sullo sfondo dà l’idea che ci possa essere un eventuale pericolo, forse un inseguitore. Il dipinto che incarna gli ideali risorgimentali, è stato replicato da Hayez altre volte. Le versioni successive discostano tra loro in alcuni dettagli, come il colore degli abiti, l’aggiunta di un’acquasantiera e di un drappo bianco sulle scale. Dettagli che fanno di questo quadro, oltre che una celebrazione del romanticismo, anche un richiamo storico agli accordi di Plombières tra Italia e Francia.

Auguste Rodin

Il bacio, 1888-89

Parigi, Museo Rodin

Ispirato alla storia di Paolo e Francesca descritta nel V canto dell’Inferno di Dante, quest’opera marmorea cattura l’attimo fuggente del bacio degli sventurati innamorati. La composizione triangolare  è realizzata per poter apprezzare la scultura a 360° e creare una sensazione di movimento. Il modello di riferimento è Michelangelo, la base non è rifinita ma lasciata grezza, in contrasto con le due figure perfettamente levigate.

 

Gaetano Previati

Paolo e Francesca, 1887

Bergamo, Pinacoteca Accademia Carrara

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Un insolito formato orizzontale per questo dipinto che ci mostra l’orribile fine di Paolo e Francesca, uccisi entrambi dalla stessa lama. Previati, esponente della Scapigliatura milanese, ci mostra una Francesca seduttrice insaziabile, quasi demoniaca, dipinta con pennellate veloci. Un quadro che critica le donne borghesi che si nascondono dietro a una facciata di perbenismo, ma che in realtà sono “femmes fatales” completamente prive di moralità.

Tranquillo Cremona

L’edera, 1878

Torino, Galleria d’Arte Moderna

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Il contrasto tra l’abbraccio implorante di un innamorato (dalle sembianze femminili) e l’indifferenza della donna che non lo corrisponde è risaltato dalla presenza dell’edera sulla destra, simbolo di resistenza e dell’attaccamento morboso. La pittura di Cremona, che viene considerato l’iniziatore della Scapigliatura, esclude il disegno, i contorni sono sfumati e indefiniti, e chi osserva il quadro ha solo il colpo d’occhio della scena.

Gustav Klimt

Amore, 1895

Vienna, Museo

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In contrasto con la stilizzazione della cornice, una coppia raffigurata realisticamente, quasi su base fotografica, è in procinto di baciarsi.

L’effetto evanescente crea mistero, mentre le figure inquietanti che affiorano al di sopra degli amanti rappresentano l’allegoria delle tre età della vita e la caducità della bellezza e dell’amore, resa più evidente dai tralci di rosa dipinti sui lati, simbolo dell’effimero.

Gustav Klimt

Il bacio, 1907-08

Vienna, Galleria Austriaca del Belvedere

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Un uomo si piega per abbracciare e baciare appassionatamente una donna, inginocchiata su un dirupo fiorito e impigliata in tralci di edera dorata: un chiaro simbolismo che ci mostra il legame tra l’amore e la morte. E’ uno dei dipinti più famosi di Klimt. L’oro che l’artista utilizza per le sue opere è ispirato dai mosaici bizantini di Ravenna che lo hanno sempre affascinato.

Edvard Munch

Il bacio con la finestra, 1892

Oslo, Museo Nazionale d’Arte

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Una coppia di amanti clandestini si baciano vicino a una finestra, nascosti al mondo esterno da una tenda. Al di fuori, pochi passanti e qualche vetrina illuminata. Munch anticipa l’Espressionismo. La pittura è carica di tinte macabre e realizzata con pennellate spesse, le figure sono fuse insieme e quasi indistinguibili. Le tinte fredde richiamano le atmosfere nordiche.

René Magritte

Gli Amanti, 1928

New York, Museo di Arte Moderna (MoMA)

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“C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente”. René Magritte

Trasmette una certa inquietudine questo bacio di due amanti con i volti coperti da un drappo bianco. Un amore muto e cieco che ci fa pensare alla morte e all’impossibilità di comunicare.

Roy Lichtenstein

Bacio, 1962

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Esponente della Pop Art americana, Lichtenstein si appropria di immagini che fanno parte del quotidiano e le eleva al rango di icona. Prende in prestito il fumetto e lo stravolge, ingrandisce i soggetti e usa la tecnica dei punti Ben-Day per ricreare l’effetto puntinato delle mezze tinte delle riviste economiche degli anni ’50-60.

Alfred Eisenstaed

Il bacio della Vittoria, 15 agosto 1945

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A Times Square, nel cuore di New York, si festeggia in strada la resa del Giappone. Un marinaio coglie di sorpresa una ragazza e la bacia tra la folla divertita. L’immagine è una delle più famose del fotografo tedesco naturalizzato statunitense e ha un grande valore storico.

A lezione di Storia dell’Arte con la prof.ssa Daniela Olivieri

Cengio (SV) – 1ª Stagione Culturale 2013/2014

Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.
Lorena Nasi
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