James Bay: il fenomeno a doppia anima

James Bay looking relaxed and happy with his guitar«Staccatevi dal cellulare e comprate i dischi», si presenta così, James Bay, alle varie interviste a Milano. Uno stile texano che assomiglia a quello di John Mayer nel 2012 all’uscita di Born and Raised: jeans stretti, cappello largo in testa e gubbino in pelle. Il cappello dice di averlo comprato a Nashville, dove ha registrato il disco e di non esserselo più tolto, facendolo diventare il suo segno distintivo.

Si fa conoscere nel 2013, a Londra, aprendo il concerto dei Rolling Stones che non sono gli ultimi arrivati sulla scena musicale, portando James ad avere subito una grande visibilità e il potenziale adatto per il successo. Dopodiché cresce da solo, con la sua chitarra e la cultura musicale che negli anni ha potuto farsi, sin da bambino, quando i genitori lo allattavano con la radio ed il blues. Nelle sue radici si possono trovare i principali artisti della Motown, quando la madre lo cresceva con Aretha Franklin, Stevie Wonder, Ray Charles, mentre il padre con il rock’n’roll dei Rolling Stones e Bruce Springsteen.
Poi, grazie a una performance dal vivo registrata, finita su youtube e arrivata alle orecchie di un dirigente di una casa discografica, è arrivato il primo contratto.

A due anni di distanza, è uscito il 23 Marzo il suo primo album, “Chaos and the Calm” e si sente dal primo ascolto che quelle canzoni possono essere tutte potenziali hit. E’ entrato subito ai piani alti delle classifiche e il titolo riflette la doppia anima dell’album, gli estremi della personalità che James tocca nei suoi tormenti. “Hold Back the River”, canzone che prende la testa del suo repertorio, subito dilaga in tutte le radio con quella sonorità graffiante della chitarra e l’andatura veloce. Ora il disco sta spopolando e James gira per le televisioni, eventi, radio, per far conoscere il suo lavoro, il resto dell’album. Sale sul palchi per suonare anche le ballad del disco, come “Let it Go” o “Scars”, senza rinunciare allo stile da ragazzo col cappello largo e aggressivo che lo ha contraddistinto almeno visivamente.

Tra le sue dichiarazioni dice di essersi ispirato agli artisti di infanzia, a Damien Rice, Ray Lamontagne, Kings Of Leon, tutti artisti indie/folk che hanno saputo essere più anima che spettacolo.

E’ stato a Milano prima del lancio del disco, il 25 Gennaio 2015, in un piccolo locale con una “composta” folla di persone ad attenderlo. James ha dimostrato tutta la sua bravura e il suo amore per la musica senza fare lo schizzinoso davanti ai piccoli numeri, accompagnato dalla chitarra che porta con sé da quando aveva 11 anni.

Una voce profonda e viva, che alcuni definiscono “fin troppo bella”, ed un’anima sempre in fermento come testimonia il titolo del suo lavoro. Ha 24 anni ed è salito alla ribalta molto velocemente, come è successo per tanti prima di lui: Ed Sheeran, Adele e, qualche anno prima, James Morrison. Come loro è stato promosso vincendo il Best Critics’ Choice Award (premio in precedenza assegnato ad artisti come Adele, Florence + The Machine e Sam Smith) che lo marchia ufficialmente come una promessa del 2015. E’ vero che le stelle nascono per brillare, ma quelle che iniziano la loro vita troppo velocemente rischiano di collassare su se stesse subito dopo, come è successo ad artisti lanciati sui palchi dai talent show che poi non sono riusciti a stare in piedi sulle proprie gambe e a replicare ai successi dell’esordio. Per James è stato diverso, ma è passato dai primi EP al primo disco e subito al successo mondiale, lanciato sul mercato discografico come una cometa.

Gli orizzonti per James Bay sono buoni, le sue canzoni stanno spopolando senza diventare commerciali e se questo non è un album che cambia la vita delle persone dopo qualche ascolto, sicuramente avrà l’opportunità di poterlo fare più avanti. Per ora ha un cappello, delle belle canzoni, ma non il brivido che segna l’anima degli ascoltatori.

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