Atto sessuale

L’incompiutezza ripetuta, La questione del sesso in Jean-Luc Nancy

Il sesso cade fuori dall’ambito dell’agire consuetudinario, sebbene sia la più diffusa delle prassi, l’atto sessuale è un agire che non esaurisce se stesso nell’azione che attua. In questo senso il sesso non ha mai un vero e proprio compimento, neppure nell’orgasmo e nella procreazione.

Il sesso apre quell’ambito in cui non si può fare mai abbastanza, ma dove c’é sempre qualcosa da fare; e questo fare, che non è mai “fatto”, domina la vita dell’animale umano.

Questa è la tesi sulla questione del sesso espressa in delle considerazioni sull’argomento fatte dal filosofo francese Jean-Luc Nancy ed edite in Italia da Cronopio, in un volumetto intitolato, appunto, Del Sesso (acquista).

L’assenza di fini dell’atto sessuale

Questa caratteristica essenziale della sessualità spinse Jacques Lacan a formulare l’enunciato «non c’è rapporto sessuale». In effetti, secondo lo psicanalista francese, la parola dell’amore è “ancora”, termine che rinvia a un oltre sempre di là da venire che rivela l’assenza di compimento dell’atto sessuale e quindi il suo “essere” nel senso dell’esistenza di un qualcosa di presente e definito. Aristotele definisce la praxis come un tipo di azione – l’agire vero e proprio – che ha il suo fine nella sua stessa esecuzione. Questo fine intrinseco nell’agire sessuale manca, pertanto l’atto sessuale non rientra nella sfera dell’agire pratico. Che tipo di agire sarà, dunque?

Nella vita quotidiana delle persone il sesso può assumere diversi significati: può essere una valvola di sfogo così come può essere un modo per esplicitare l’amore che si prova. In entrambi i casi il sesso viene eseguito. Oltre il rapporto sessuale, per così dire, biologico, il sesso si configura come un insieme di pratiche per raggiungere il godimento. In esso l’elemento psicologico gioca un ruolo decisivo. È proprio la psicologia individuale che fonda quello stato che, come afferma Nancy, non è né essere né divenire, né sostanza, né essenza: il rapporto. Il rapporto, o la relazione, è il momento dell’incontro tra essenze separate che si uniscono. Questo momento del rapporto è assolutamente impossibile da rappresentare, è unico e ineffabile: esso sussiste nella sua presenza e in ciò che è, senza poterne fare un “rapporto”. È impossibile fare un resoconto del rapporto, esso come incontro resta quell’imperscrutabile vicinanza e mescolanza di essenze che si uniscono nel rapporto che instaurano.

Pertanto, il sesso, sia che costituisca l’espressione dell’amore o che sia l’istinto cieco del godimento, instaura un rapporto, cioè un momento di congiunzione tra essenze separate, che, come tale, rappresenta una eccezione allo stato ordinaria solitudine del dispiegarsi delle singole esistenze. Si tratta di qualcosa di più profondo del semplice scambio interpersonale, il sesso instaura un legame.

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La ripetizione del rapporto sessuale

Nelle sue considerazioni Nancy tratta della sessualità nella sua dimensione meramente umana, chiedendosi ciò che il sesso è per le persone. Facendo questa domanda Nancy si pone oltre la questione biologica della sessualità: il sesso è valutato come attività peculiare dell’essere umano in senso ampio e non considerando l’uomo come specie vivente tra le altre che si riproducono per via sessuata. Per questa ragione, il sesso umano possiede un suo vocabolario che ne enuncia una configurazione linguistica che è espressione del rapporto sessuale. Nota Nancy, se la formula linguistica dell’amore è “ancora” nel senso della ripetizione del rapporto come tale, quella del sesso è l’espressione del Marchese De Sade «io godo!». Questa esclamazione erotica, come la chiama Nancy, rivela una ridondanza nel rapporto sessuale, ma ancor di più svela una corrispondenza tra l’essere delle cose cosi come stanno nell’atto e la formulazione linguistica che ne scaturisce. Detto altrimenti, le parole del sesso che si sprigionano durante il rapporto sessuale, non mentono, non hanno un carattere coprente o falsificatorio, ma sono vere e schiette. Non c’è modo di negare la spontaneità delle esclamazioni erotiche, e non esiste ambito in cui il linguaggio umano sa dire la verità come quello del rapporto sessuale. La possibilità di fingere un orgasmo può realizzarsi solo quando il rapporto sessuale non è tale, cioè quando il sesso non avviene nella sua essenza di rapporto, ma come mero atto fisico che non ha la propria ragione in sé stesso.

Il rapporto sessuale viene descritto in questi termini da Nancy:

«Potremo dire che tutti i rapporti possono essere in qualche modo terminati, compiuti, saturati e esauriti, ma che il rapporto sessuale rappresenta l’incompiutezza del rapporto. C’è sesso là dove non c’è produzione, risultato, posizione di un termine qualunque»

Definito in questo modo, il rapporto sessuale è un attività straordinaria nel panorama attuale basato sulla logica del profitto e del risultato, in quanto azione inconcludente, esso può essere fatto a prescindere da requisiti richiesti e da fini da perseguire: si tratta di un atto senza scopo, che come tale si sottrae alla logica del risultato. In questo senso appare chiara la spensierata serenità con cui i rapporti sessuali vengono eseguiti, senza farsi troppi problemi.

Perché dopotutto si può sempre ripetere il rapporto sessuale, dal momento che la ripetizione è nella sua stessa essenza :

«Non c’è risultato, resoconto, ragione resa, e nemmeno una questione posta: non ci sono fini, in nessun senso. Non c’è una domanda, ma un appello, il sex-appeal. Un appello che non chiede una vera risposta, ma chiede solo di essere sentito, di essere rilanciato in modo tale che il rapporto abbia luogo, che abbiano luogo il suo andare e venire, il suo approccio e la sua ripetizione»

In questo senso il rapporto sessuale è tale nell’incontro che riforma il rapporto stesso, il quale, però nella sua vera essenza è una incompiutezza ripetuta e una ripetizione incompiuta in cui la scelta di sentire l’appello al rapporto è più importante dello scopo della sua stessa esecuzione.




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Lorenzo Pampanini

24 anni, laureando alla Magistrale di Filosofia all'Università La Sapienza di Roma.
Lorenzo Pampanini
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