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Ma che cos’è la destra? Cos’è la sinistra?

12 minuti di lettura

Ma che cos’è la destra? Cos’è la sinistra? – si chiedeva Giorgio Gaber giusto qualche anno fa. Una domanda valida ancora oggi, forse come non mai.

“Destra” e “sinistra” sono concetti ampi e variegati, le estensioni dei quali dovrebbero essere diverse. Con la post-modernista fine dei grandi racconti sono tramontate anche le grandi ideologie che hanno caratterizzato nel bene e nel male il XX secolo, tanto che oggi non si parla più di destra o sinistra, bensì di centro-destra e centro-sinistra. C’è chi sostiene che di fatto non esistano più differenze tra gli schieramenti politici che si rifanno a questi schemi concettuali: sono tutti uguali. Forse di fatto può anche essere vero, ma concettualmente le differenze esistono, o per lo meno dovrebbero esistere.

 

I partiti di centro-destra derivano dalla grande tradizione liberale: limitare al minimo gli interventi statali, lasciando spazio all’iniziativa individuale. I partiti di centro-sinistra derivano dalla gloriosa tradizione socialista: forte presenza statale al fine di garantire a tutti un equo accesso alle risorse.

 

Uno dei concetti storicamente in gioco tra le due diverse visioni è quello di uguaglianza.

I partiti di stampo liberale fanno affidamento a quella che viene – appunto – definita uguaglianza liberale: in un sistema di questo tipo lo Stato dovrebbe assicurare a tutti gli individui le medesime possibilità di autodeterminazione personale, così da avere una parità nelle condizioni iniziali di accesso alla scala sociale e una disparità nelle condizioni finali. Questo sistema è detto meritocratico, poiché il discrimine è dato dal merito che l’individuo ha dimostrato di avere. Esso garantisce una vasta mobilità sociale – tanto ascendente quanto però discendente – e conseguentemente tende ad accentuare le disuguaglianze sociali. Inoltre nell’applicazione reale raramente la parità di accesso alle opportunità è veramente garantita: sappiamo tutti che il figlio di un operaio e il figlio di un imprenditore non vengono trattati allo stesso modo.

 

I partiti di stampo socialista invece hanno una concezione dell’uguaglianza intesa come parità delle condizioni finali: si distribuisce la ricchezza a prescindere dalla posizione sociale occupata. Ovviamente una tesi del genere potrebbe avere senso solo in una società comunista, marxianamente intesa.

 


In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: 
Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!

(K. Marx, Critica del programma di Gotha)

 

Tale sistema mette al centro il concetto di equità e prevede l’abolizione delle disuguaglianze sociali, ponendo tutti gli individui sul medesimo piano. Viene spesso accusato di paralizzare l’iniziativa individuale, ma secondo il marxismo la libertà individuale si avrà con la liberazione della società dallo sfruttamento. Spesso si critica il socialismo per come è stato applicato storicamente.

Tuttavia se un’idea ha valore, essa lo ha a prescindere da come è stata applicata.

 

Un’altra significativa differenza tra i due modelli politici è la posizione rispetto la Storia e la morale: il centro-destra è conservatore, impegnato a difendere lo stato di cose e i valori morali tradizionali, generalmente cristiani; il centro-sinistra si pone come alternativa incentrata sul cambiamento e sui valori laici.

 

Differenze ce ne sono e anche tante, ma, concentrandosi sull’attualità italiana, non sembrano essere effettivamente così marcate.

L’Italia ha avuto una storia singolare: a differenza degli altri paesi occidentali non ha mai avuto una destra autenticamente liberale, mentre ha avuto il più grande partito comunista occidentale, sebbene sia sempre stato minoritario. Per circa cinquant’anni il potere è stato detenuto dalla Democrazia Cristiana, un partito centrista dai contorni ambigui e poco definiti. Oggi si parla di centro-destra in riferimento all’esperienza politica di Silvio Berlusconi, promotore di presunte politiche liberali. Sul versante opposto il grande spazio politico di centro-sinistra è occupato dal Partito Democratico, crogiolo di diverse tradizioni politiche di stampo progressista.

 

Il partito di centro-sinistra manca di una vera e propria identità. Nato dall’incontro di tradizioni politiche e culturali diverse, non è ancora stato in grado di trovare la propria strada: è un partito liberale spostato a sinistra o un partito socialista spostato più a destra? Nel suo Statuto una risposta alla questione c’è, ma nella pratica non è ancora stata attuata: le diverse tradizioni continuano ad essere in contrasto, incapaci di trovare una sintesi. Un recente diatriba: in Europa il Pd dovrebbe stare con i Popolari o con i Socialisti? Se ciò è argomento di dibattito, significa che un’identità non c’è ancora. Si preferisce la meritocrazia o un forte sistema sociale? O non esiste forse una terza strada, in grado di coniugare l’affermazione individuale in base al merito con un solido welfare state? Bisogna tassare il patrimonio o il lavoro?Credo che l’abolizione dell’Imu sulla prima casa a scapito del mancato blocco all’aumento dell’Iva sia la più grande sconfitta recente del centro-sinistra italiano.

 

Sul versante opposto le cose non vanno affatto meglio. Se il Partito Democratico non ha trovato un’identità, l’ex-Pdl non l’ha nemmeno mai cercata. Non si fonda su ideologie, ma su un’ambiguità di fondo. Nato dalle ceneri di un partito populista e leaderistico come Forza Italia, ha cercato di vestire panni istituzionalizzati, senza riuscirvi troppo (sostegno al governo Monti, poi fatto cadere; sostegno al governo Letta, sotto continuo ricatto). Recentemente il partito si è diviso tra chi sostiene il governo e chi invece ne è avverso. Questi ultimi hanno scelto di tornare ad essere populisti e leaderisti con Forza Italia 2.0. Al centro di tutto ciò vi è la persona di Silvio Berlusconi, colui il quale – per fortuna o purtroppo, a seconda dei punti di vista – ha rappresentato l’Italia negli ultimi venti anni, ponendosi come paladino del liberalismo. In realtà riforme in questo senso non ne ha mai fatte: c’è chi dice per colpa degli alleati di governo; c’è chi dice perché l’unico interesse di Berlusconi sia stato di non finire in galera.

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Il panorama politico non è però esaurito: oltre ad un piccolo centro, partiti minori di sinistra e di destra, in Italia esiste il MoVimento5Stelle, che alle ultime elezioni ha raggiunto percentuali impensabili. Anch’esso partito populista e leaderistico, sostiene che il centro-destra e il centro-sinistra non presentino differenze, in quanto entrambi intenti ad autoconservarsi, ignorando i problemi che gravano sugli italiani.

Una parte di ragione nel dire questo c’è. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta, espressione di un partito di centro-sinistra, ha dichiarato che in questo momento non è possibile incrementare la tassazione, pena l’alimentare i movimenti populisti. Non perché non è una buona idea aumentare le tasse indiscriminatamente a tutti gli strati della popolazione in un momento simile.

Gli ideali sono stati sacrificati sull’altare della responsabilità e della stabilità. Un partito di centro-sinistra che non si pone come di alternativa, ma come di conservazione, è oggettivamente poco differente da un partito di centro-destra.

 

Le ideologie sono i pilastri della politica: rifarsi ad un’ideologia significa avere una visione globale di cosa sia il mondo e di cosa si vorrebbe che fosse. Sarebbe impensabile fare politica senza sapere da dove si viene e dove si vuole andare. Tuttavia – come abbiamo visto – oggi in Italia le differenze tra le due grandi ideologie – destra e sinistra – non sono più così marcate e questo non può che essere un male per una democrazia che si vuole sana.

Questo non significa però che le ideologie di destra e sinistra siano uguali.

 

Questo significa che destra e sinistra devono ridefinire i propri compiti e i propri contorni, ribadendo le differenze, non affermando le somiglianze.

 

L’ideologia, l’ideologia

malgrado tutto credo ancora che ci sia:

è la passione, l’ossessione della tua diversità,

che al momento dove è andata non si sa;

dove non si sa, dove non si sa.

 

 

 

 M. C.

 

 

Michele Castelnovo

Classe 1992. Nato e cresciuto tra Lecco e provincia. Toglietemi tutto ma non le mie montagne e il mio lago. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Direttore di Frammenti Rivista. Mi prendo terribilmente poco sul serio.

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