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«Maja vestida» e «Maja desnuda» di Goya: il fascino dell’inganno

Una splendida donna ci osserva con sguardo ammiccante, sdraiata su morbidi cuscini bianchi. La giovane ci appare in due versioni, una in cui è vestita dalla testa ai piedi e l’altra in cui si offre allo spettatore completamente nuda. Si tratta di Maja vestida e Maja desnuda, dipinti realizzati da Francisco Goya. Perché i due dipinti sono strettamente legati? In che ambiente sono stati dipinti?

«Maja vestida» e «Maja desnuda» di Goya: analisi delle opere

La Maja desnuda è la prima delle due opere a essere stata dipinta, tra il 1790 e il 1800, alcuni anni prima della sua versione vestita. L’opera si ispira ai nudi veneziani di Tiziano e Giorgione, con la figura femminile che si mostra allo spettatore. Il corpo è dipinto con sensualità, esibendo per la prima volta i peli pubici e la linea nigra, la sottile striscia di peli che unisce il monte di Venere all’ombelico.

Questi dettagli, insieme alla posa delle braccia e allo sguardo penetrante della donna, sono fortissime allusioni sessuali, che tolgono alla figura ogni eterea parvenza di divinità o allegoria. L’incarnato sembra brillare sul fondale scuro che, osservato da vicino, risulta essere un tendaggio abilmente damascato.

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La Maja Vestida è realizzata più velocemente, senza i dettagli minuti della sua controparte. Il viso è quasi privo di profondità, nonostante i profondi occhi neri della protagonista del quadro. Il vestito aderente di seta bianca e la fascia sotto il seno accentuano il corpo della donna, giocando con le sue forme. La giacca e le scarpe preziose fanno capire che la ragazza ritratta è una nobile che gioca a travestirsi da maja, cioè una giovane e provocante popolana spagnola.

Maja Vestida e Maja Desnuda si somigliano solo superficialmente, in quanto probabilmente non si tratta di un ritratto reale, ma di un archetipo femminile, un modello di donna sensuale.

Un dipinto proibito: il gioco della sostituzione

Nel XVIII secolo i dipinti di nudo erano proibiti in Spagna, in quanto contrari alla dottrina cristiana. Nel corso del Settecento molti nudi andarono perduti durante roghi ordinati dall’Inquisizione. Manuel Godoy, militare e politico spagnolo di grande fama, possedeva una ricca collezione di nudi provenienti da tutta Europa, tra cui alcuni dipinti italiani e la celebre Venere Rokeby (o Venere e Cupido) di Velázquez.

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La Maja Desnuda rappresentava il nudo profano più esplicito della collezione Godoy, probabilmente un ritratto di Pepita, la sua amante, o della celebre Duchessa de Alba. Nemmeno nella collezione di un uomo potente come lui poteva essere mostrata un’opera così licenziosa, quindi si suppone (non esistono prove certe) che la Maja Vestida fosse stata commissionata dal ricco politico spagnolo per mascherare l’opera reale. Si crede che le due opere fossero sovrapposte e che un meccanismo “spogliasse” la donna del dipinto una volta che gli ospiti più bigotti se ne fossero andati.

Le dimensioni molto simili e la cura minore riservata da Goya per il secondo dipinto fanno intendere che la Maja Vestida fosse pensata come una “copertura” per la reale protagonista della collezione di nudi di Manuel Godoy: la Maja Desnuda.

A proposito di Francisco Goya

Francisco José de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30 marzo 1746 – Bordeaux, 16 aprile 1828) è stato un dei pittori romantici più importanti d’Europa. Dopo la formazione avvenuta tra Madrid e l’Italia, il successo di Goya come artista si diffonde in tutta la Spagna, fino al 1786, quando riceve la nomina di pittore ufficiale della famiglia reale spagnola.

La pittura di Goya non aveva niente a che vedere con la raffinata arte di corte; i suoi dipinti erano crudi, umani, anche quando dipingeva i membri della nobiltà. Le serie de I Capricci, I disastri della guerra e le incredibili Pinturas negras delineano il lavoro di un uomo in anticipo sui tempi, capace di influenzare artisti a lui successivi come Manet, Bacon, Munch e Picasso.


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Beatrice Curti
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