Milano e i libri, quanto amore

Si sta per chiudere un mese che ha visto Milano come la capitale dell’editoria italiana: dall’8 al 12 marzo si è tenuta, a Fiermilanocity, Tempo di Libri, mentre BASE Milano ha ospitato dal 23 al 25 Book Pride. Due manifestazioni dal sapore diverso: la prima più istituzionale, la seconda, invece, vera e propria fiera dell’editoria indipendente, ha ricordato per le atmosfere una sorta di Mercato Metropolitano della letteratura.

Entrambe hanno riscosso un grande successo di pubblico, attirando sia i lettori incalliti sia chi si è semplicemente lasciato incuriosire da un mondo, quello dei libri, che è stato dato per morto (o quasi) a più riprese ma che continua a esercitare il suo fascino. Non sono mancati gli incontri con scrittori più o meno affermati, i dibattiti, i momenti di confronto, le letture ad alta voce di classici della letteratura e di opere molto più recenti.

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La folla in occasione di Tempo di Libri 2018. Foto dalla pagina Facebook ufficiale della manifestazione

È quindi il momento di tirare la riga dopo questo mese sicuramente ricchissimo, anche con un po’ di curiosità che siamo riusciti a scoprire…

Come si sceglie un libro?

Per cominciare, una domanda che ci siamo posti tutti qualche volta, e per la quale l’Associazione Italiana Editori ha cercato una risposta: che cosa ci ha spinti a scegliere proprio quel libro anziché un altro? In base a che cosa decidiamo quale sarà la nostra prossima lettura? La risposta, per il 35% degli intervistati, è stata: la fedeltà a un certo autore. Anche per quanto riguarda gli scrittori, dunque, subentrerebbero nella mente dei lettori processi di «brand loyalty» simili a quelli che ci legano alle nostre marche del cuore. Avere letto e amato opere scritte da un determinato autore ci porterebbe ad avvicinarci più volentieri ad altre storie nate dalla stessa penna, come se ci fosse una sorta di marchio di garanzia. Che questo possa diventare un problema per gli autori emergenti, condannati a essere oscurati dai nomi delle star della letteratura? Il sondaggio condotto dall’AIE mostra che non è detto: un’importante spinta alla lettura ci viene anche dal passaparola. Non solo ci basiamo su quanto abbiamo letto in precedenza, ma ci fidiamo tanto anche del parere degli altri, soprattutto delle persone che ci stanno più a cuore. Non per niente, sembra influenzarci molto di più il consiglio di un amico o un parente rispetto a quello di un insegnante, di un libraio o di un internauta (nella maggior parte dei casi sconosciuto) che dice la sua su un social network.

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Uno dei momenti di Book Pride 2018. Foto dalla pagina Facebook ufficiale della manifestazione

Gli italiani che non leggono (più)

Il fenomeno con cui chiunque lavori nel mondo dell’editoria deve fare i conti è il fatto che si legga sempre di meno. Da dove viene questo disinnamoramento per i libri, che sembra in qualche modo smentito dal successo di fiere come Tempo di Libri e Book Pride? In realtà, pare che non si tratti di un vero disamore per la lettura, ma semplicemente della mancanza di tempo libero o della troppa stanchezza dopo una giornata di lavoro. Stando ai sondaggi, sarebbero solo poco più di 2 persone su 10 ad ammettere di non leggere perché effettivamente impegnate a occupare il proprio tempo libero in altri modi.

I non lettori, per scelta o no, sono prevalentemente uomini, con un livello di istruzione medio-basso. In occasione di Tempo di Libri, il presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi ha ipotizzato che quella della mancanza di tempo sia in molti casi una scusa, basandosi sul fatto che viene addotta più dagli uomini che dalle donne, nonostante siano queste ultime ad avere troppo spesso meno tempo libero, visto che si devono occupare della casa e della famiglia oltre che – ovviamente – della propria attività professionale. Levi ha perciò invocato la diffusione di iniziative, da parte di biblioteche e scuole, che riavvicinino sempre di più gli italiani ai libri.

L’editoria è donna

La lettura è un hobby amato più dalle donne che dagli uomini, e anche il mondo dell’editoria si sta riscoprendo sempre più «rosa». Sebbene si tratti ancora di un settore prevalentemente maschile, sta pian piano aumentando il numero delle donne che occupano posizioni di spicco in campo editoriale. Tra l’altro, se in media solo il 4% delle donne italiane ha un ruolo dirigenziale in un’azienda, nell’editoria questa percentuale viene quintuplicata, con circa il 22% delle donne impiegate in posizioni di rilievo. Si sta registrando, inoltre, un boom di scrittrici, che potrebbe essere un riflesso del fatto che sempre più bambine, fin dall’infanzia, si avvicinano alla lettura.

 

Francesca Cerutti
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