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Riscrivere Boccaccio in tempi di pandemia

Sette scrittrici e tre scrittori italiani hanno rivisitato alcune novelle. È nato così il «Nuovo Decameron»

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Nel suo Decameron, Giovanni Boccaccio scrisse che, per sfuggire alla peste, sette ragazze e tre ragazzi si rifugiarono in campagna, fuori Firenze, e passarono il tempo raccontandosi novelle. Dieci novelle per dieci giorni, a essere precisi. La casa editrice Harper Collins ha voluto proporre, nel pieno della pandemia di Covid-19, qualcosa di simile. Sette scrittrici e tre scrittori italiani sono stati invitati a prendere spunto da alcune novelle del Decameron e proporci le loro personali versioni. È nato così il Nuovo Decameron.

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La copertina del libro.

Il proemio di Stefano Massini ripercorre tutto il Decameron

Il proemio di questo Nuovo Decameron è stato affidato a Stefano Massini, che fa convergere in un unico testo, ambientato in un non ben precisato presente flagellato da un’epidemia, alcune delle più note novelle del Decameron originale. Ritroviamo così, in questo “proemio a scatole cinesi”, personaggi come Andreuccio da Perugia o Re Carlo e le fanciulle. Ora che abbiamo ripreso familiarità con l’universo creato da Giovanni Boccaccio, siamo pronti per cominciare il viaggio attraverso il Nuovo Decameron.

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Stefano Massini. Da: lafune.eu

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«Nuovo Decameron»: dal Medioevo ai giorni nostri

Tre autrici, Barbara Alberti, Michela Marzano e Antonella Lattanzi, hanno semplicemente ambientato le loro novelle ai giorni nostri, facendo piccoli aggiustamenti di trama ma lasciando invariata la sostanza. Alberti si ispira alla storia dell’ebreo Abraam, che si converte al cristianesimo dopo aver notato che la religione prospera malgrado la corruzione dei suoi ministri, concludendo che deve essere davvero il credo prescelto dal Signore. Nella nuova versione, anziché un ebreo abbiamo uno yazida, Shalo, ma la situazione non cambia. Menzione d’onore per l’originale scelta dell’autrice di far parlare i suoi personaggi in dialetto umbro, riproducendolo alla perfezione in forma scritta.

Marzano riprende la novella di Simona e Pasquino. Nell’originale, Pasquino muore dopo essersi strofinato sui denti della salvia avvelenata e Simona, accusata di essere responsabile della sua morte, si strofina a sua volta la salvia sui denti e va incontro alla stessa sorte di Pasquino. In Pace e latte, la novella riadattata da Marzano, troviamo Pasquino e Saymuna, una bracciante di origine somala che sperava di trovare una nuova vita in Italia ma che rimane, invece, vittima del caporalato. Anche lei, come la Simona del testo boccacciano, assiste impotente alla morte del suo amato Pasquino e, nel tentativo di mostrare come stanno le cose, rimane uccisa nello stesso modo.

Lattanzi, invece, trasporta nella Toscana di oggi una novella dell’ottava giornata. Ranieri è innamorato perso di Elena ma lei non solo non ricambia il suo sentimento, ma gli fa anche uno scherzo crudele: in una notte d’inverno lo attira con l’inganno fuori da casa sua e lo lascia al freddo per ore, facendogli rischiare la morte per assideramento. Passano i mesi, arriva agosto e Ranieri ha l’occasione di vendicarsi: convince Elena a salire, nuda, su una terrazza isolata e la lascia per ore sotto il sole, a patire la sete e le ustioni.

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Gli stravolgimenti di trama

Altri autori hanno invece optato per un riadattamento più radicale, arrivando talvolta a stravolgere la trama originale. Ne La promessa dell’anno, Jonathan Bazzi si ispira alla novella su Pietro di Vinciolo, storia di un ricco omosessuale che sposa una donna per spacciarsi per etero e che, scoperti lei e il suo amante, propone una threesome. La situazione è molto diversa nella rivisitazione di Bazzi, in cui la relazione omosessuale di un cantante viene coperta dalla casa discografica con un finto matrimonio etero e il suo ragazzo viene allontanato e minacciato. Chiara Valerio, invece, riprende la novella su Guglielmo Rossiglione che, dopo aver scoperto che la moglie ha una relazione con l’amico Guglielmo Guardastagno, lo uccide per poi far mangiare alla consorte, con l’inganno, il suo cuore. La scrittrice racconta la novella dal punto di vista di ogni personaggio, mostrando al lettore in quanti modi diversi può essere raccontata la stessa storia.

Anche le novelle di Chiara Barzini, Ilaria Gaspari e Michele Mari si discostano dall’originale boccacciano. Barzini riprende la celebre storia di Nastagio degli Onesti, narrandola dal punto di vista dello spirito della donna inseguita dai cani per l’eternità per aver rifiutato il suo spasimante e proponendo un finale totalmente inaspettato. Altrettanto inaspettata è la piega che prende la rivisitazione di Lisabetta da Messina di Gaspari, a prima vista fedele alla traccia originale ma che, a poche righe dalla fine, stupisce il lettore – non riveleremo in che modo.

Ancora più stupefacente, però, è la novella di Michele Mari, che capovolge la vicenda di Federigo degli Alberighi. Stupefacente non tanto per questo fatto in sé, quanto per lo stile scelto dall’autore, che riproduce l’italiano trecentesco. Proprio per questa ragione si tratta forse della novella più complessa della raccolta, ma che darà senz’altro tanta soddisfazione ai lettori se avranno la pazienza di affrontare la piccola barriera linguistica.

Jhumpa Lahiri e il tema della fortuna

La novella che chiude il Nuovo Decameron è di Jhumpa Lahiri, una scrittrice statunitense di origine indiana che ha eletto l’italiano a sua lingua di adozione e lo utilizza nei suoi scritti con la maestria di una madrelingua. La sua novella si discosta del tutto dal Decameron e racconta la storia drammaticamente attuale di una famiglia di stranieri in Italia, vittime del razzismo e dei pregiudizi. Qual è il collegamento con Boccaccio, allora? Il tema centrale della novella di Lahiri è lo stesso che serpeggia per tutto il Decameron: quello della fortuna, intesa semplicemente come sorte, favorevole o avversa. È il destino a decidere, implacabile, che ne sarà dei personaggi di Boccaccio, o che ne sarà di quelli di Lahiri.

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Jhumpa Lahiri. Da: wnyc.org

«Nuovo Decameron», una sperimentazione riuscita

Per concludere, possiamo definire il Nuovo Decameron (acquista) una sperimentazione riuscita, in grado di intrecciare voci e stili diversi. Si tratta di una doppia occasione per il lettore. Può essere senz’altro uno spunto per approfondire le opere di qualcuno degli scrittori che hanno partecipato a questo lavoro, ma anche una bella opportunità per recuperare – e apprezzare – il Decameron fuori da quel contesto scolastico che, troppo spesso, rende tutto un po’ più noioso.

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l'impresa e specializzata in Traduzione. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d'esordio, «Noi quattro nel mondo».

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