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L’omofobia: una discriminazione di natura culturale

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Il termine omofobia viene posto all’attenzione della comunità scientifica nel 1927, quando lo psicologo americano George Weinberg ne dà la definizione indicandolo come:

Lirrazionale paura degli eterosessuali di trovarsi in presenza di omosessuali e le reazioni di avversione e discriminazione nei loro confronti che hanno origine nel pregiudizio.

Come però fa notare la filosofa Nussbaum il termine non fa riferimento al carattere socioculturale della fobia. Proprio da questo carattere troviamo l’ambito di applicazione di questo tema. Gli atteggiamenti omofobici infatti sono anche messi in atto per una difesa degli ideali conservatori che vedono la famiglia tradizionale, dunque i rapporti eterosessuali come gli unici modelli sessuali legittimati all’interno della società.

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Il sociologo Sergio Mauceri sostiene che l’omofobia ha il suo punto di forza nelle campagne ideologiche delle élite al potere, che portano avanti l’eteronormatività che dà a

L’eterosessualità il carattere sovrano di monopolio della normalità, legittima culturalmente la negazione, la denigrazione e la stigmatizzazione di ogni forma di comportamento, identità, relazione o comunità che non si conformi precisamente alla norma (etero)sessuale.

Costruita dunque su una visione della società tradizionalista, l’omofobia è diventata uno dei valori fondanti della destra conservatrice.

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In una società come quella italiana in cui la morale religiosa, supportata dalla politica, ha normalizzato l’unione eterosessuale come unica tendenza accettabile, di conseguenza l’omosessualità è stata considerata come “deviante”. La costruzione binaria “noi/loro” è una tipizzazione presente in qualsiasi forma discriminatoria, in cui la pratica o l’ideale più diffusi e accettati vengono contrapposti a quelli minoritari, creando nell’immaginario collettivo una critica negativa verso l’altro.

Omofobia

L’omosessualità nella fazione più conservatrice della comunità politica e sociale è considerata “contro natura”, ma la scienza dimostra che proprio in natura l’omosessualità è una tendenza largamente diffusa tra almeno 450 specie animali (affermato con sicurezza dal biologo Bruce Bagemihl) tra cui i Bonobo con i quali condividiamo il 97,8 % del nostro patrimonio genetico. Stando sul piano scientifico l’omofobia non esiste, quindi la definizione stessa “essere contro natura” non trova la sua parte fondante, sarebbe dunque più corretto dire che l’omosessualità sia “contro cultura”.

Sin dall’antica Grecia l’omosessualità era largamente diffusa sia tra donne che tra uomini, anche se fortemente criticata da Platone. All’origine del Cristianesimo però troviamo la sua condanna, nella Bibbia ebraica infatti si fa riferimento alla stessa: «Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio»(Levitico 18, 22). Il primo a parlare di “contro natura” è Paolo di Tarso che nella sua Lettera ai Romani scrive cosi:  «infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura, similmente anche gli uomini» (1, 26-27).

Omofobia

Da queste letture può essere compreso il collegamento tra ideologia cristiana e partiti conservatori, da sempre quest’ultimi hanno predicato i fondamenti e i valori cristiani condannando quelli non conformi ad essi.

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Essendo quindi l’omofobia una costruzione sociale che ha posto le proprie radici nella cultura, essendo invece l’omosessualità ampiamente praticata in natura, perché continuare a sostenere che quest’ultima sia “contro natura”?

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I sostenitori di questa categoria ritengono che l’attività sessuale abbia come unico scopo la procreazione, che avviene naturalmente tra maschi e femmine, ma se questa attività avvenisse per altri fini?

Come fa notare l’antropologo Walter Williams il piacere ed il desiderio sessuale sono dei principi fondamentali dei comportamenti umani, diventando anche il fine ultimo ricercato nei nostri rapporti sia eterosessuali che omosessuali.

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L’antropologo Francesco Remotti aggiunge alla teoria di Williams che il desiderio sessuale puro e semplice

Sganciato dalla incombenza riproduttiva, si configura come una forza che può assumere una varietà di forme e di direzioni: la ricerca del piacere con individui dello stesso sesso è una delle direzioni possibili; non dunque una aberrazione, ma una possibilità intrinseca alla natura del desiderio sessuale in quanto tale.

L’omofobia ha la propria base fondante nella storia, nella cultura, nel rapporto dell’uomo con la società. Da qui trascina con sé, come esplica Remotti, “fobie” definite da Platone, ma ancora attuali e presenti nella propaganda omofobica:

La femminilizzazione degli uomini “passivi” e dunque la perdita generalizzata del valore della virilità; la messa a repentaglio della capacità riproduttiva e quindi della stessa esistenza del genere umano; il disordine nella famiglia e nella societ”.

L’omosessualità è naturale e non ha senso continuare a costruirvici sopra discriminazioni.

Camilla Fondi


Immagine di copertina: Photo by Fausto García on Unsplash

 


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