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Perché leggere la poesia?

6 minuti di lettura

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Quanti giovani studenti, con i gomiti sul banco e le mani nei capelli, si sono posti questa fatidica domanda? A cosa mai potranno servire i versi di Francesco Petrarca, William Shakespeare, Arthur Rimbaud? O peggio ancora, quanti ragazzi hanno sottolineato l’inutilità della letteratura paragonata alla scienza, alla medicina, al diritto? Molto spesso questo pensiero grava come un insopportabile peso sul mio cuore. La nostra società, il nostro mondo, scorrono indifferenti di fronte all’immensa bellezza del verso, giudicano sciocca e oziosa la più nobile analisi dell’animo umano. Ci è stata fornita più di una risposta a questa domanda, e con mezzi molto diversi, fra cui il cinema, con il meraviglioso film L’attimo Fuggente”, interpretato da un superbo Robin Williams. Ma lei giace ancora lì, in un angolo, dimenticata e sola, come la piccola fiammiferaia che nel gelo della notte stringe a sé un piccolo e fioco barlume di calore. Non dimenticherò mai il momento in cui io stessa la vidi per la prima volta. Era nascosta in un verso, il primo verso, dell’Endimione di John Keats: «Una cosa bella è una gioia per sempre». Ed eccola, l’essenza della poesia, catturata ed espressa con grande ed immediata semplicità. Una cosa bella è una gioia per sempre.

Come restare indifferenti di fronte a questa vitale verità? Viviamo in un mondo che ci propone giorno dopo giorno un inesauribile inventario di orrori, che parla di stragi con l’indifferenza di un meteorologo, di crisi economica e di gente disperata come se leggesse l’oroscopo. Perché dunque ci si ostina a rifiutare la bellezza? Cosa occorre ancora perché la gente si soffermi a guardare la vita nella sua più alta manifestazione? Guarda i fiori mondo! Ma guardali con i versi di Stephane Mallarmé «Calici in sé cullanti una futura essenza, grandi corolle con la balsamica morte, per lo stanco poeta roso dall’esistenza»! Guarda la vita con gli occhi avidi di Walt Whitman, i cui versi, purtroppo o per fortuna, si sono diffusi fra i giovani solo mediante la pubblicità della Apple. Forse le mie parole non sono molto obiettive, sono rabbiose e tristi, perché a lungo sono state derise. Ma dopo questo “sfogo” iniziale, cercherò di dare una personale, per quanto imprecisa e probabilmente sbagliata, risposta alla domanda iniziale.

L’uomo è fatto per creare cose grandi. La sua natura di creatura elevata di intelletto e parola lo rende capace di dar vita a realtà supreme e bellissime. Non siamo fatti per vivere nell’ignoranza e nella mediocrità dell’utile e del denaro. Siamo fatti per essere parte di un perfetto assoluto. A prescindere da una qualsiasi connotazione religiosa, il mondo è stato creato per essere una meravigliosa opera d’arte. Perciò non limitiamoci ad essere un «infinito corteo di infedeli, città gremite di stolti», ma diamo alla nostra vita un senso più puro e profondo. Infondete passione e forza in tutto quello che fate, poiché la poesia non è schizzinosa, e si trova dovunque, anche in una formula matematica. La poesia è la voce dell’anima in rivolta, dell’anima che pensa, dell’anima che si eleva verso un meraviglioso infinito. Perciò studente non disdegnare Dante solo perché ti è stato imposto, ma pensa e osserva! E solo dopo potrai esprimere un vero giudizio. Guarda con attenzione alla storia della poesia e rivedrai te stesso. Quei poemi cavallereschi che tanto vengono disprezzati sono i sogni dei bambini, e chi dama chi cavaliere, tutti abbiamo desiderato di vivere in quel mondo epico di battaglie, amori leggendari, magie e sortilegi.

Quelle poesie settecentesche, che elogiavano la ragione, la supremazia dell’uomo e la grandezza del suo intelletto, altro non sono che la maturità, quel momento in cui ci si rende conto che le idee possono cambiare il mondo. L’intensità ed eccessività dei sentimenti romantici sono le vere passioni insite nel cuore di ogni uomo, «quello spirito guerrier ch’entro mi rugge».

Giungerà poi la consapevolezza della precarietà decadente, e come Charles Baudelaire, Gabriele D’Annunzio e Oscar Wilde, si cercherà nel piacere e nelle cose belle la propria consolazione, per poi arrivare al crudo e critico cinismo novecentesco, quando la realtà esterna offrirà solo miseria e sofferenza. Allora forse, dopo aver vissuto la vita della poesia come la propria, si capirà che essa è l’umanità, è la verità, che solo la poesia può fugare la paura della morte. Si, perché quando un giorno, in punto di morte, ripenserò a quel primo momento, alle parole di John Keats, saprò che, almeno in quell’istante, ho vissuto veramente.

Anna Maria Giano

Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.

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